Gli anni ’90 segnano per Bluth l’inizio del suo declino artistico, commerciale e reputazionale. Il primo grandissimo passo falso di questa seconda fase di carriera è Rock-a-Doodle, che in italiano diventa Eddy e la banda del sole luminoso, titolo che fa pensare più a un horror gotico padano che a un filmetto per bambini totalmente innocuo. Rock-a-Doodle cerca di condensare in una durata veramente esigua di soli 70 minuti tante tematiche e figure ricorrenti dei primi anni della carriera di Bluth, inseguendo contemporaneamente varie tendenze del cinema d’animazione e per ragazzi di quegli anni, il tutto girando per la prima volta anche sequenze live-action. Ah, ed è anche un musical country. Il risultato è un vero disastro.
Chanticleer è un gallo con le sembianze di Elvis; è la star della sua fattoria perché tutti, compreso lui, sono convinti che sia il suo canto a far sorgere il sole. Un giorno i crudeli gufi, amanti del buio, dimostrano che non è così e Chanticleer se ne va per la vergogna. Questa è la storia che un bambino di nome Eddy sente raccontare dalla sua mamma in una notte di tempesta, in cui per sbaglio verrà evocato il Grande Gufo che trasformerà il bimbo in un gattino e lo trasporterà nel mondo della favola.
Se già qui vi sentite confusi, aspettate di vedere il resto del film.
L’idea del film balenava nella mente di Bluth fin dai suoi anni in Disney, quando si interessò proprio alla figura del gallo, molto presente in letteratura, da Chaucer e il Roman de Renart fino al poemetto Chanticler del 1910 di Edmond Rostand, che darà il nome al bimbo protagonista. L’idea era diventata presto una sorta di film antologico che mescolava vari personaggi animali presenti nella letteratura popolare e non, probabilmente secondo uno schema simile a quanto visto ne Il Libro della Giungla. Insomma, un minestrone allegrone con tanti animaletti, tante gag e tante canzoni mai andato in porto.
Bluth recupera l’idea: è affascinato dalle possibilità di mescolare scene dal vivo con disegni animati. Prende uno spruzzetto del Mago di Oz col bambino di fattoria che viene catapultato in un mondo incantato e, per qualche ragione, coinvolge il cantautore country Glen Campbell. Inoltre, recupera alcuni elementi testuali e grafici presenti nei progetti risalenti ai suoi primi anni di carriera: il protagonista Edmond nella sua versione micio è molto simile a Banjo e come lui farà un viaggio dalla fattoria alla città per ritrovare Chanticleer, il quale per riacquisire la propria autostima si è messo a cantare nei locali notturni. Ed ecco di nuovo la città come luogo di perdizione, la rete dei cattivi tutti collegati tra loro, la donna (anzi la pollastra) che forse ama Chanticleer o forse no, i gruppi di personaggi secondari con tinte super pastellose e tanto altro ancora.
Il Grande Gufo, lontano cugino del Gufo di Brisby (che resta forse il miglior personaggio di tutta la filmografia di Bluth), sembra un barone tedesco pre-Nazismo, è dotato di poteri magici, ha uno stuolo di scagnozzi, vive su una rupe come Malefica, è doppiato da Christopher Plummer e sembra potentissimo e crudelissimo: il suo intero piano consiste nel far scomparire la luce per potersi mangiare gli animali della fattoria. Chiarissimo.
Il film sembra poi inseguire molte, troppe tendenze del cinema americano animato e per ragazzi dell’epoca: l’uso della tecnica mista (Chi ha Incastrato Roger Rabbit), il bambino rapito dalla storia che ascolta –manifesto al divieto di uccidere la fantasia dei bambini e che in quel periodo abbiamo visto in molte salse, da La storia fantastica (1987) a Pagemaster – L’avventura meravigliosa (1994) – e la necessità di coinvolgere nomi popolari a prestare la voce ai personaggi, operazione che sarebbe definitivamente esplosa di lì a pochissimo.
Rock-a-Doodle sembra quasi diventare un vanity project per Campbell, quasi come lo è stato nello stesso anno Rover & Daisy prodotto da Warner Bros. e completamente incentrato sul comico Rodney Dangerfield, che presta al cane protagonista voce, movenze e perfino i suoi tormentoni. E, come abbiamo anticipato, il film è un musical con canzoni scritte uno po’ da Campbell, un po’ da Robert Folk e un po’ dal solito collaboratore di Bluth T.J. Kuenster. Se nei primi film di Bluth i brani erano delle lagne inascoltabili. nonostante i nomi importanti e spesso interessanti scritturati (negli anni avevamo visto Jerry Goldsmith, James Horner, Linda Ronstadt, Diana Ross, Irene Cara), qui assistiamo imbarazzati a una sequela di pezzi osceni country e rockabilly, quando ormai siamo negli anni ’90.
Tutto questo casino, condensato in 70 minuti di durata, produce ovviamente un disastro economico per Bluth, al suo secondo film con la Goldcrest. In America Rock-a-Doodle è tutt’ora considerato uno dei peggiori film per bambini mai realizzati, mentre qui in Italia, distribuito da Filmauro, con Bobby Solo a doppiare Chanticleer e con i dialoghi più stupidi e confusi dai tempi di Taron e la Pentola Magica, è praticamente sconosciuto.
E i film successivi saranno sempre peggio.