La primavera della mia vita è un’anomalia produttiva negli anni ’20 italiani. Un musicarello alternativo, lontanissimo da quella maniera di fare cinema negli anni ’60 tanto frequentata dai Gianni Morandi e dalle Gigliola Cinquetti. Una commedia nera che parte da uno spunto quasi folk horror, toglie completamente l’horror e guarda alla musica cantautoriale indipendente (almeno nello spirito) italiana. Un film ambientato in una fine d’estate ma perfettamente adatto ad un malinconico periodo pasquale, con un duo di cantautori siciliani che decide di trasporsi su schermo, per celebrare quella Sicilia che in pochi conoscono.
Lorenzo (Colapesce) è un cantautore siciliano che vive tra alti e bassi, ora è sicuramente nei bassi. Viene contattato dal suo vecchio amico e collega Antonio (Dimartino), sparito tre anni prima interrompendo improvvisamente il loro sodalizio artistico, per riprendere un loro vecchio progetto. Un fantomatico editore infatti è disposto a finanziare il loro libro sui miti e leggende della Sicilia, a patto che lo portino a termine in brevissimo tempo: Lorenzo accetta riluttante.
Il duo (temporaneo) di cantautori realizza questo film in quello che forse è stato il loro periodo di massima fama, a cavallo della loro seconda partecipazione al Festival di Sanremo nel 2023 (e Splash si sente nei titoli di coda), uscendo con una particolare tre giorni di fine febbraio. I protogonisti sono loro due, con i nomi di battesimo, ma a quanto sembra a personalità invertite. Colapesce che qui è nevrotico, più concreto, rancoroso e diffidente, con una collezione di pillole classificate in base all’evenienza (e prende quelle con etichetta “chiamata improvvisa di Natonio”); Dimartino serafico, intraprendente, malleabile ma inconcludente. Il primo alle prese con debiti e case discografiche, il secondo affiliato ad una strana setta (i semeniti) e si nutre solo di mandorle e fusaie. Parte la più classica delle storie con due amici, una macchina scassata e una terra selvaggia davanti a loro. Qui una Sicilia fuori dal 21esimo secolo, in cui corruzione e criminalità non esistono, in cui il pericolo maggiore è una barca di pirati tossicodipendenti. E via di incontri, uno più assurdo dell’altro, tutti riguardanti le storie più assurde mai raccontate: i Lestrigoni con calendari sui generis, la farina di segale cornuta che dà allucinazioni, William Shakespeare che è di Messina e si chiama Guglielmo Scrollalancia, le suore sommozzatrici, un gruppo di fanatici dei Doors che riesce a credere che una canzone del nostro duo sia un inedito dei loro beniamini. E come ogni musicarello che si rispetti, ecco le apparizioni musicali: Roberto Vecchioni complottista, Brunori Sas, Erland Øye e La Comitiva insieme a Madame.
La Primavera della Mia Vita è un oggetto inclassificabile nell’industria cinematografica italiana, una commedia che diventa nera quando non è previsto, un’amicizia finita che ricomincia prima che sia troppo tardi, una spiaggia erosa dalle maree, un film d’avventura che quando meno te l’aspetti diventa una versione dolcissima di The Wicker Man (avreste mai immaginato questa affermazione possibile?).
Vi invitiamo a riguardare questo film recente ma passato abbastanza sotto traccia in questo periodo dell’anno, per scoprire una delle migliori storie di morte e rinascita, che sia dell’uomo, della natura o dell’affetto umano, mai uscite in Italia.