Dark Mode Light Mode

RFF 20 – California Schemin’: Buona la prima per l’esordio alla regia di James McAvoy

california schemin california schemin

Nel 2003 Gavin Bain e Billy Boyd, aspiranti rapper scozzesi, decisero di fingersi californiani per compiacere l’industria discografica britannica e convincere un produttore a lanciare la loro carriera con un album d’esordio.

Bain e Boyd, in arte Silibil N’ Brains, riuscirono a mantenere la loro copertura per diversi mesi, riuscendo perfino ad andare in onda su MTV UK, salvo poi essere scoperti e cancellati dal mondo dell’hip-hop.

Sulla base di questa tragicomica storia vera (una storia vera/una storia di vere bugie, come suggerisce il cartello che apre il film), James McAvoy concepisce la sua opera prima, dopo una carriera ventennale al servizio del cinema, da attore di fama internazionale.

California Schemin’ attraverso la storia vera del duo Silibil N’ Brains racconta l’ascesa di una società britannica conservatrice e xenofoba fino all’eccesso, al punto da escludere i propri cittadini dal mondo delle pari opportunità lavorative. Una civiltà che crea delle corsie preferenziali per inglesi di Serie A (i cittadini inglese), escludendo dalla macchina economica del paese quelli di Serie B (gli scozzesi).

In questa visione amareggiante dell’ecosistema UK, l’hip-hop rappresenta per un’intera generazione ossessionata da Eminem, Tupac e dal Wu-Tang Clan, la speranza per un’ascesa socio-economica. Nelle battute iniziali del film i due protagonisti scoprono di una casting call per un’audizione musicale a Londra, sulla falsariga dei provini di talent come American Idol e il primo X-Factor.

L’ascesa dei talent musicali rappresenta un tassello cruciale nella ricostruzione di un momento storico, i primi anni ‘2000, che ha visto l’industria dell’intrattenimento musicale cambiare pelle, su un piano opportunistico. La discografia, nel post-talent shows, ha iniziato a rappresentare in maniera ossessiva la sola e unica opportunità di successo immediato (spesso effimero) per milioni di artisti indipendenti in occidente.

In questo contesto alla deriva, orbitano i due protagonisti. Gavin e Billy sono in quella fase della vita adulta in cui tutto inizia a suggerirti che, tuo malgrado, non hai la stoffa per poter costruire qualcosa di significativo sulla base delle tue passioni.

Il tutto filtrato attraverso lo sguardo metaforico del regista che passa per un rifiuto del mondo adulto non tanto inteso in termini generazionali, quanto più in termini classisti e xenofobi. Il rifiuto non arriva da un produttore discografico “adulto”, ma da un mondo che rigetta il diverso, seppur figlio della propria stessa nazione.

In California Schemin’ il vero problema non sta nel gusto del vino (musica), ma nella sua confezione (la provenienza geografica). La soluzione, secondo la visione del mondo dei due giovani protagonisti, sta nella finzione (per farcela, dobbiamo fingerci californiani). Quindi cambiamo identità. A Londra, tutti amano gli americani.

Come anche in altri progetti presentati alla ventesima Festa del Cinema di Roma, l’opera prima di James McAvoy torna a più riprese sul concetto di verità. Oggi, nel decennio 2020, non può esiste, in alcuna misura, una verità inequivocabile. Esiste una pluralità di possibili verità. Nella Londra di primi anni ‘2000 di California Schemin’ la verità del pubblico è l’unica cosa che conta.

“Il pubblico ha già benessere e speranza, quello di cui ha bisogno è verità.”
“L’hip-hop è la nostra verità!”

Questo è ciò che viene fuori da un dialogo tra Silibil, Brains e l’equipe discografica che li ha appena messi sotto contratto. Uno scambio che chiarisce in maniera cristallina le intenzioni testuali (e non) dell’opera.

La verità del mondo, secondo il primo entusiasmante lavoro da regista di McAvoy, vuole come motore di quest’ultimo la falsità. L’onestà non è soltanto un ostacolo per il duo musicale, ma qualcosa di impotente. La finzione è inevitabile, anche quando la si prova a rigettare. È come un parassita.

Voto:
3.0 out of 5.0 stars

Post precedente
London Film Festival: Lucrecia Martel trionfa con Nuestra Tierra, tutti i vincitori

BFI London Film Festival: Lucrecia Martel trionfa con Nuestra Tierra, tutti i vincitori

Post successivo
rental family

RFF 20 - Rental Family: Brendan Fraser angelo custode in affitto regala lacrime e risate in una commedia dolceamara su solidarietà, amore, memoria e lutto