Uno degli autori più prolifici del panorama europeo, Quentin Dupieux, è tornato (come accade ogni…sei mesi in media) con una commedia grottesca dal fondale melodrammatico.
Presentato in concorso alla Festa del Cinema di Roma, L’accident de piano vede nei panni della protagonista una Adele Exarchopoulos trasfigurata, ingessata per tutta la durata del film (o quasi) e con un evidentissimo apparecchio ai denti, sintomo di un’adolescenza eterna.
Il nuovo straordinario film di Dupieux vede la Exarchopoulos nei panni di Magalie Moreau, un’isterica milionaria arricchitasi (sin dall’età di quattordici anni) grazie a internet. Nasce nel 1989, condividendo dunque il compleanno con internet stesso. Tramite questa didascalia anagrafica, l’autore ci rende noto un aspetto dell’extratesto de L’accident de piano: inevitabilmente la vita e la carriera di Magalie ripercorrono la vita e il deterioramento morale del web stesso.
La fortuna della protagonista è frutto di vent’anni passati a filmarsi mentre mutila il proprio corpo con gli utensili e le pratiche più disparate, dalle più gore (sfregiarsi un braccio con un’affettatrice da cucina) alle più irriverenti (farsi cascare un pianoforte in testa). Magalie continua a portare l’apparecchio ai denti per poter essere eternamente associata a quella ragazzina che vent’anni prima era diventata virale per i suoi video estremi. Continua a torturarsi per dare un senso al suo superpotere: non percepire il dolore fisico.
L’insensibilità viene rappresentata come una evoluzione genetica di una generazione che vive nel virtuale, aberrando la sacralità del reale.
Un concetto che racconta una generazione anestetizzata dal dolore, ingessata esistenzialmente. Magalie lo è al punto da continuare a portare l’apparecchio, perché, come sostiene lei stessa, se lo togliesse i denti le cadrebbero entro poche settimane. Come a voler rivendicare la venerazione di Dupieux per il surrealismo e i suoi simboli (la caduta dei denti come perdita di certezze e identità).
La Gen-Y secondo Dupieux rifiuta il confronto con coloro i quali non sono in grado di comprendere (a sua detta) la natura delle scelte dei “figli di internet”: individui inglobati e plagiati dal virtuale. Il secondo atto del film ruota attorno a un’intervista che una giornalista sulla sessantina (Gen-X) impone alla protagonista mediante un ricatto. Si tratta della prima intervista che concede in vent’anni di “carriera”.
La realtà dei fatti è che l’influencer non sa cosa raccontare in un’intervista poiché non ha idea di cosa sia la verità, di cosa veicoli, di quali funzioni sociali, giuridiche, psicologiche eserciti. Disprezza il giornalismo in quanto veicolo di verità.
L’unica verità (o presunta tale) che Magalie conosce, è quella che risiede nell’immediatezza: lei vive nel giudizio sintetico del suo pubblico, così come, al contempo, sopravvive grazie alla rapidità con cui il pubblico dimentica tutto. In questo senso, in una delle risposte concesse alla giornalista, ammette di considerarsi un’artista, poiché “non mi sforzo nel mio lavoro, quindi lo sono (un’artista, n.d.r.)”.
Un artista però, dovrebbe essere un creativo che feconda l’immaginario del suo pubblico attraverso le proprie gesta, o, per lo meno, attraverso ciò che le proprie azioni rappresentano. Volendo quindi interrogarci su un’idea di verità, qual è il messaggio veicolato dalla protagonista de L’accident de piano?
Magalie Moreau insegna ai suoi seguaci di venerare l’epicità legata agli atti di masochismo. Infliggere violenza verso noi stessi, è illecito, sintomatico di fragilità. Farlo davanti all’obbiettivo di uno smartphone, lo rende epico.
Questa, è l’unica verità lasciata ai posteri dalla Moreau.
Quentin Dupieux, con questo cambio di rotta tonale (per quanto gli elementi da commedia irriverente non manchino) dimostra che il suo cinema può essere camaleontico, al servizio di registri e forme lontani dalla sua zona di comfort.
Voto:
4.0 out of 5.0 stars