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The Ugly Stepsister – L’horror più atteso dell’autunno è una delusione colossale

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Proponendo (o propinando) una reinterpretazione della fiaba di Cenerentola dei fratelli Grimm, Emilie Blichfeldt dimentica una delle primissime nozioni algebriche che vengono impartite alle scuole elementari: invertendo l’ordine degli addendi, il risultato non cambia.

Nella formula di The Ugly Stepsister, gli addendi in questione sono Anastasia (qui Elvira) e Cenerentola (inizialmente nota come Agnes), le due sorellastre.

Nella fiaba modernizzata della Blichfeldt, il sogno del principe azzurro è per Elvira un sogno indotto e imposto dai canoni della società patriarcale, veicolati da sua madre Rebekka, la donna che ha sposato in seconde nozze il padre di Agnes. Tra sintetizzatori onnipresenti, incomprensibili distorsioni e luci al neon allucinate, gli elementi che compongono la cifra stilistica dell’autrice norvegese, porta a una conclusione tragicomica: sembra di star guardando un film in costume di Sofia Coppola, sotto LSD.

Si ricerca esattamente quel tipo di retorica spiccia, alla base della poetica della regista premio Oscar, in The Ugly Stepsister. Un’opera d’esordio (passata per gli schermi del Sundance Festival, che suggerisce qualche indizio a chi non ha ancora visto il film) che si appoggia con troppa poca convinzione (così che il tutto si riduca a una semplice comfort zone ispirazionale) alle opere e agli autori che cita. Per dirla tutta, si cerca molto l’effetto The Substance, nel concepire tecniche di modificazione corporea – anacronistiche – che passano per dei primitivi – seppur verosimili – interventi di chirurgia estetica.

Proprio come nei film di Coralie Fargeat (il sopracitato The Substance e il precedente Revenge), si identifica nella fiaba classica il grimaldello utile a scardinare le porte della politica sui corpi femminili e della critica ai meccanismi patriarcali. La differenza, sta nella raffinatezza, per citare un improbabile teoreta contemporaneo. Tirare in ballo le fiabe, per la Fargeat, significa criticare le derive dei modelli estetici che ricorrono nei prodotti di intrattenimento (d’altronde, The Substance è un live-action di Biancaneve riletto in base ai canoni della contemporaneità), vedi la questione della “mela avvelenata” di Revenge che porta a una violenza sessuale di gruppo.

In The Ugly Stepsister, a confutare questa teoria, non manca infatti il momento “trasformazione completata”, in cui Elvira passa dall’essere la sorella ripugnante e invisibile a quella aitante e desiderata, proprio come nella scena della clonazione di The Substance.

Forse, l’unico aspetto interessante nel primo tempo del film di Emilie Blichfeldt sta proprio nell’idea secondo cui il capitalismo imperante è -oramai – una macchina tanto onnipotente da arrivare a influenzare coi suoi modelli anche il passato storico, ovvero il setting (per quanto convenzionalmente l’ambientazione spaziale e temporale sarebbero indefinite) delle fiabe classiche. Tutto ciò che riguarda invece, i complessi di inferiorità della “brutta sorellastra”, scade nella banalità a partire dalle primissime inquadrature, che enfatizzano concetti dai quali siamo figurativamente bombardati molto spesso, nelle uscite al cinema degli ultimi anni.

Per inciso, il film finisce al minuto sessanta, su per giù. Siccome, in quel momento della storia, ci viene svelato che Agnes è diventata Cenerentola, la sorella ridotta a serva dalla matrigna. Da quel momento in poi, The Ugly Stepsister lascia perdere ogni aspetto “revisionista” della fiaba classica, limitandosi a proseguire di lì in avanti la trama della fiaba dei Grimm, conferendole soltanto una forma lievemente più esplicita.

Nel senso: anche i muri sanno che le fiabe dei Grimm erano cruente, a tratti sadiche. Adattare Cenerentola per il cinema aggiungendo un pochettino di sangue rende il tuo film più “adulto” e “maturo”. Ma solamente se il tuo margine di paragone sono i Classici Disney, notoriamente ripuliti ed edulcorati rispetto alle opere originali.

Insomma, stiamo parlando di una lunga disamina per immagini in cui la giovane regista ci racconta con dovizia di particolari di aver scoperto l’acqua calda, e se ne vanta pure.

Voto:
2.5 out of 5.0 stars

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