Lynne Ramsay mancava dalla regia da ben otto anni (il suo ultimo film A Beautiful Day – You were never really here si era aggiudicato il Prix du scénario e il Prix d’intérpretation masculine, assegnato a Joaquin Phoenix, durante il Festival di Cannes 2017). Il tanto atteso ritorno ha assunto la provocatoria forma di Die My Love, presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Best of dopo un primo passaggio a Cannes 78. Il film riflette sull’evoluzione del rapporto di coppia in seguito alla nascita del primo figlio, indagando la spinosa questione della depressione post partum. A offrire i propri corpi sull’altare del sangue e del fuoco (è proprio il caso di dirlo, considerando il focus della pellicola sulla relazione tra eros e thanatos e gli snodi simbolici che si sviluppano) una luminosamente disperata Jennifer Lawrence nel ruolo di Grace e un adeguato Robert Pattinson in quello del marito Jackson.
Nonostante lo stop durato diversi anni, la nuova opera della regista scozzese è sostanzialmente l’ennesimo film di Lynne Ramsay: volutamente violento, sgradevole ed estenuante (118 minuti per un racconto così netto nei suoi contenuti – non particolarmente innovativi rispetto alla descrizione dei fenomeni – risultano davvero eccessivi). Davanti a film tanto provocatori – e questo lo è a tutti gli effetti, considerata la mole di metafore à la page (il “dripping” del latte materno su un foglio inchiostrato di macchie che dissolve confondendosi con la notte stellare, effettivamente una bella immagine), di simboli animaleschi (il povero stallone che ricorre nel film troppo spesso, simulacro della virilità perduta di Jackson e di quella sessuale desiderata avidamente da Grace) e dell’elevato tasso melodrammatico – di solito si dice “o si ama o si odia”, aprendosi raramente alla possibilità della “via di mezzo”, espressione citata spesso e raramente messa in pratica.
Nel caso di Die My Love è opportuno impiegarla, in quanto si tratta di un film sufficiente che, sebbene ostacolato dai consueti vizi di forma della regista, rivela un nucleo di profondo interesse in virtù della propria natura musicale. Le nevrosi di Grace e i litigi con Jackson sono resi attraverso la danza moderna, che assume coreograficamente valore psicologico (soprattutto rispetto al discorso sessuale), mentre i testi delle canzoni su licenza presenti nel film sono ampiamente narrativizzati, così come differenti generi musicali vengono adottati per scandire specifici scenari emotivi.
Insomma, un film musicale violento e ferale, che all’interrogativo sulla sostenibilità della coppia una volta generato un figlio e sottoposta al passaggio nell’istituzione famigliare risponde con un’ulteriore domanda: apocalisse o palingenesi?
Voto:
3.0 out of 5.0 stars