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RFF 20 – Left Handed Girl: il tenero e poetico esordio di Tsou Shih-Ching, prodotto e montato da Sean Baker, diverte e commuove Roma
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RFF 20 – Left Handed Girl: il tenero e poetico esordio di Tsou Shih-Ching, prodotto e montato da Sean Baker, diverte e commuove Roma

C’era grande attesa per l’esordio alla regia di  Tsou Shih-Ching, storica collaboratrice di Sean Baker (per cui ha ricoperto diversi ruoli, da aiuto regista a produttrice, fin dai tempi di Starlet), il quale ha prodotto e montato la sua opera prima intitolata Left-Handed Girl e presentata in concorso alla Festa del Cinema di Roma, dopo un primo passaggio al Festival di Cannes 2025 nella sezione Semaine de la Critique.  

Il film, designato da Taiwan per concorrere alla nomination come Miglior film internazionale ai prossimi Oscar, è una storia famigliare ambientata a Taipei. Shu-Fen (l’audace Janel Tsai) è una giovane madre single occupata nella gestione della figlia ribelle I-Ann (la sorprendente Shih-Yuan Ma) e della sorellina I-Jing (la dolce e perspicace Nina Ye), nonché dei debiti lasciatile dall’ex marito.  

Considerando che Baker si è occupato della fase di montaggio, di primo acchito si rischierebbe di individuare ed evidenziare nel testo ogni possibile “scheggia” dell’autorialità del regista premio Oscar, in termini di poetica e di stile. Lungi dal rifugiare questa traiettoria, che comunque è pertinente data la storia artistica del duo, sarebbe più opportuno – e più sano per rilevare le diverse primizie estetiche del film – riflettere sull’autorialità condivisa sottesa al progetto.  

È evidente che il binario della trama ricordi immediatamente The Florida Project, così come il carattere slice of life dell’opera e il quotidiano (di)vagare dei personaggi rimandano lo spettatore a Tangerine. Se oltre a ciò si valuta anche l’aspetto estetico, dal montaggio (il ritmo prima cadenzato e poi improvvisamente sincopato, con la sviluppo corale della storia che progressivamente si sfrange in storyline parallele) all’uso della scala dei piani (con gli intensi primissimi piani che squarciano il fluire delle immagini, principalmente dominato da inquadrature più larghe), la cooperazione tra Baker e Tsou risulta ancora più pregnante. E per chi guarda è decisamente un bene.  

La regista taiwanese mette in scena una storia di segreti e bugie famigliari (inserendo in sceneggiatura un plot twist finale ragguardevole) sullo sfondo dei vicoli e degli anfratti di una metropoli perennemente immersa nella notte, illuminata solo dalle fredde luci al neon. L’accurato scavo psicologico dei personaggi (pregevole anche per la messinscena sintetica, come si nota nella toccante stretta dall’alto della mdp sul volto in lacrime di I-Ann) rappresenta una lucida riflessione sulla cultura taiwanese contemporanea, ancora bloccata in rigidi assiomi provenienti dal sostrato maschilista che ancora ne anima la società (nella trama è centrale la problematicità di avere un figlio o una figlia, relativamente alle possibilità economiche che un matrimonio può offrire), e sulla condizione geopolitica dell’isola (da qui l’interessante svolta narrativa sull’immigrazione).  

Left-Handed Girl è dunque una tenera storia femminile che fa dialogare egregiamente l’universale con il particolare, il macrocosmo contraddittorio di Taiwan con il microcosmo famigliare che, una volta squarciato il velo delle bugie, si riconcilia nel raffinato e poetico finale del film.  

Voto:
3.5 out of 5.0 stars

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