Sergei Loznitsa torna al cinema di finzione, sette anni dopo Donbass, presentato nella sezione Un certain regard del Festival di Cannes e designato come candidato ucraino per la corsa all’Oscar al miglior film internazionale del 2019.
Two Prosecutors (Due procuratori) si apre con un cartello, utile a specificare il setting storico del racconto: Unione Sovietica, 1937: l’apice del Grande Terrore stalinista.
Parliamo del frangente storico che va dal 1936 al 1940, in cui Stalin e Molotov portarono avanti una delle più atroci politiche repressive della Storia, scrivendo così una delle pagine più tragiche del Novecento. Il magnifico film di Loznitsa parte dalla Storia, per raccontare la sua storia, quella di Alexander, un giovanissimo procuratore che riceve una lettera sconvolgente da parte di un prigioniero politico detenuto a Brijansk, che lamenta anni di torture subite. Mosso da un idealismo figlio della giovane età, il ragazzo si reca fisicamente a Brijansk per verificare di persona.
Questo incipit, come da tradizione kafkiana, fa della burocrazia il mezzo attraverso cui l’abilissimo regista ucraino racconta di come il sistema repressivo, la tortura e infine l’eliminazione sistematica degli oppositori politici siano, stando alla sua disamina, elementi intrinsechi alla cultura totalitarista sovietica (ora russa).
Il viaggio del giovane verso Mosca, nel tentativo di farsi ricevere dal procuratore capo, uno dei bracci destri di Stalin, ispirato al personaggio realmente esistito di Andrej Vyšinskij, così da denunziare i fatti incresciosi che hanno luogo nel carcere di Brjansk. Un incubo che ricorda quello de Il processo di Franz Kafka, in cui la burocrazia assume, in piena coerenza coi dettami del realismo magico, una forma fisica perturbante, attraverso spazi fisici e personaggi imperscrutabili.
La differenza però, tra i racconti di Kafka e l’Unione Sovietica del 1937, sta nel confine tra realtà oggettiva e finzione esasperata. Gli incubi burocratici del romanziere ceco, persistono anche al di là del sogno (dell’incubo), della fittizia ricostruzione letteraria.
L’aspetto più traumatizzante di Two Prosecutors poi, sta nella spietatezza con cui il regista illude i suoi spettatori (ma anche lo stesso protagonista), di star assistendo a una storia che si rivelerà impresa, una vicenda che cambierà – seppur di poco – in meglio il mondo. Purtroppo però, la sfaccettatura storiografia più azzeccata da Loznitsa è quella legata all’immediatezza con cui la macchina repressiva di Stalin è in grado di annientare il dissidente, prima ancora che questi realizzi di starlo diventando.
Gli ultimi minuti del film poi, con un breve interrogatorio di alcuni uomini perfidi al protagonista, in merito alla sua verginità, è di una crudeltà sconcertante. Sarà difficile trovare film più nichilisti (e più belli) da qui alla fine del concorso, e siamo solo all’inizio.
Voto:
4.0 out of 5.0 stars