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Cannes 78 – La Petite Dernière: il coming of age che convince in concorso

Copyright: June Films, Katuh Studio, Arte France Cinéma

Hafsia Herzi, attrice francese di origini algerine, è in brevissimo tempo arrivata a realizzare il suo terzo progetto da regista e sceneggiatrice: è la volta de La Petite Dernière al Grand Theatre Lumière, in una giornata che ha accolto anche Eddington di Ari Aster in serata.

Si tratta dell’ennesima (per fortuna) autrice presente in concorso quest’anno ad aver fatto il grande salto, dalla sezione Un certain regard al concorso principale, come anche Oliver Laxe con Sirat, Mascha Schilinski con Sound of Falling, Chie Hayakawa per Renoir e Bi Gan per Resurrection. Annata di passaggi di testimone, per il festival, che ha per la prima volta rifiutato un film di Jim Jarmusch (ma anche il nuovo di Yorgos Lanthimos) per dare spazio alle nuove voci del cinema d’autore.

Il debutto “tra i grandi” della Herzi è molto convincente: il suo è un coming of age credibile, delicato quando serve, bilanciato all’occorrenza da elementi melodrammatici (discordanti). Un’opera che lascia intravedere una sorprendente lucidità per quanto concerne il bilanciamento dei toni. La giovane autrice (classe 1987) agisce sempre con sapienza quando è chiamata a pattinare tra toni da commedia e momenti di grande sconforto emotivo.

La storia è quella di una giovane ragazza francese di origini algerine alla scoperta della propria sessualità, nel periodo a metà tra la fine del liceo e l’inizio dell’università. Una fuga dalla bidimensionalità dell’età liceale, verso la tridimensionalità di un’età adulta che spalanca le porte alla ricerca di una identità.

La Petite Dernière pondera con sicurezza le esperienze di vita quotidiana da far affrontare alla giovane Fatima, per modellarla a colpi di martello e scalpello, nella donna che è destinata a essere. Una concezione fatalista in antitesi con la predestinazione figlia della fede mussulmana della sua famiglia (altro aspetto interessante di questa opera, il bilanciamento tra seriosità e commedia nelle scene dedicate alla riflessione sulla fede).

Forse, il vero problema del film, sta nell’assenza di una vera e propria scena madre. I momenti decisivi nella storia della ragazza ci sono, semplicemente nessuno di loro la spunta sugli altri. Ed è un peccato.

Voto:
3.5 out of 5.0 stars

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