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Wicked – Parte 2: la deludente conclusione della (non) saga di Oz

Wicked - Parte 2: la deludente conclusione della (non) saga di Oz Wicked - Parte 2: la deludente conclusione della (non) saga di Oz

Appena un anno fa, Wicked dimostrava anche ai più scettici che al cinema c’era ancora spazio per la grandeur del musical theatre di Broadway e, conseguentemente, dei kolossal musicali come Tutti insieme appassionatamente (lo si capiva già solo ammirando il prologo roboante, in cui le scimmie volanti, con il dinamismo della CGI e della regia digitale, immergevano subito lo spettatore nel meraviglioso mondo di Oz). Data questa premessa, risulta abbastanza deludente constatare che Wicked – Parte 2 disattenda piuttosto vigorosamente quella promessa.  

Infatti, sebbene il regista Jon M. Chu tenti in tutti i modi di espandere il racconto nella prospettiva della coralità e, per certi versi, anche dell’epica, guardando l’adattamento cinematografico dell’atto II del musical del 2003 di Schwartz e Holzman, si ha l’impressione che tutto sia diventato più piccolo. La presunta grandeur ricercata ostinatamente dal regista si sgonfia, per poi svanire totalmente, in immagini dense – fino ai limiti della bulimia – di figuranti danzanti (con coreografie mai davvero degne di nota, un problema già presente nella prima parte del dittico) e di bislacchi e variopinti elementi grafici digitali. Pertanto, si tratta di una messinscena che si fonda e si sviluppa per accumulo, caratterizzata da uno spiccato horror vacui e infine limitata da una fastidiosa confusione visiva che affligge ogni composizione del film.  

Sia chiaro: Wicked – Parte 2 segue pedissequamente quanto accade nel secondo atto del musical originale; dunque, non bisogna stupirsi o scandalizzarsi se i momenti in cui Elphaba e Glinda appaiono insieme abbiano poco screentime. Allo stesso modo, non deve lasciare sorpresi il tono più cupo e intimistico della pellicola rispetto all’episodio precedente, più spettacolare visivamente e musicalmente (in Wicked – Parte 2 si soffre un po’ l’assenza di autentiche hit quali The Wizard and IPopular Defying Gravity).  

Il problema è che il cuore narrativo ed emotivo di Wicked resta il rapporto, quasi omoerotico, tra la Cattiva Strega dell’Ovest e Glinda la Buona. Il ridotto screentime riservato alla relazione tra le due (che effettivamente occupa i momenti più ispirati del film, come il duetto finale sulle note di For Good) avrebbe dovuto essere stato compensato da una maggiore enfasi narrativa sugli altri personaggi, come lo stesso Mago di Oz (Jeff Goldblum), Nessa (Marissa Bode), Madame Morble (Michelle Yeoh, con un timbro vocale quasi inascoltabile), Boq (Ethan Slater) e Fiyero (Jonathan Bailey). La dimensione corale del racconto non esplode mai come dovrebbe, in quanto il film si adagia troppo confortevolmente sulle convenzioni del musical theatre, caratterizzato da una rapidità narrativa (soprattutto rispetto alle svolte della trama e dei rapporti tra i caratteri) e dalla coesistenza di toni diversi (dal comico al drammatico), che mal si adatta al cinema, il quale, anche in una fiaba fantasy come Wicked, necessita comunque di maggiore realismo e concretezza (basti notare lo squilibrio di toni durante la sequenza del litigio tra le due streghe, dove sia gli intenti drammatici, sia quelli comici vengono annientati semplicemente dal loro stare insieme).  

Allo stesso tempo, il sequel di Wicked si scioglie su sé stesso quando tenta di imbastire un racconto epico secondo la prospettiva della saga (terribile lo slow motion su Glinda alla fine del film). I riferimenti a e gli incroci e le sovrapposizioni con Il Meraviglioso Mago di Oz del 1939 risultano timidi, opachi e, talvolta, narrativamente disorientanti (non è eccessivo pretendere dal pubblico di adolescenti – cui il prodotto è evidentemente rivolto – una conoscenza così specifica di un film che è sicuramente un classico, ma pur sempre uscito più di ottanta anni fa?).  

Cosa rimane allora del dittico di Wicked? Senza ombra di dubbio la componente musicale. Anche in questo secondo capitolo Cynthia Erivo e Ariana Grande forniscono una prova vocale ragguardevole, soprattutto quando duettano in For Good, scambiandosi vicendevolmente i registri acuto e grave a seconda dell’evoluzione del loro rapporto sentimentale ed emotivo. Ugualmente, non deludono neppure quando sono colte in momenti solistici, con Grande che esibisce una spiccata sensibilità tecnica e interpretativa in The Girl in the Bubble e con Erivo stregonescamente carismatica in No Good Deed.  

Resta, poi, un’adeguata figurativizzazione del tema del segreto, pietra angolare di tutto il racconto, e colto nella sua identità ambivalente tra confessione intima a un’amica (azzeccatissima l’ultima inquadratura del film) e pericoloso inganno come strumento di potere. 

Insomma, nonostante una seconda parte deludente, Wicked si attesta come un’operazione interessante, a cui si riconosce almeno il merito di aver riportato al centro del discorso blockbuster una certa idea di musical: difettoso e goffo, inadempiente e puerile, ma comunque grande.  

Voto:
2.5 out of 5.0 stars

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