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Cannes 79 – L’Inconnue: quando il Queer Cinema sceglie il “genere” fino in fondo

Cannes 79 – L’Inconnue: quando il Queer Cinema sceglie il “genere” fino in fondo

Copyright: bathysphere - To Be Continued - Pathé Films - France 2 Cinéma - Ascent Cinema

Un vecchio adagio recita che i film migliori, o quantomeno quelli più interessanti e avvincenti, siano quelli capaci di porre al pubblico continue domande, elettrizzandolo da una parte all’altra del discorso e presentandogli quesiti inediti al posto di concedergli le risposte. Di solito, caratteristica precipua di tali opere è la complessità, termine-ombrello da sostituirsi, a seconda dei casi, con qualità come la raffinatezza, l’enigmaticità e la poesia. Ebbene, L’Inconnue possiede la rara virtù di essere avvincente e misterioso e, allo stesso tempo, di risultare incredibilmente chiaro.
Il nuovo film diretto da Arthur Harari (Premio Oscar per la migliore sceneggiatura originale per Anatomia di una caduta), presentato in concorso a Cannes, è un misterioso oggetto fantascientifico in cui un fotografo, David (un emaciato, intenso e fragile Niels Schneider), si ritroverà nel corpo di una donna (un’eccellente Léa Seydoux) in seguito a un rapporto sessuale. Da lì a poco David (nel corpo femminile della fantasmatica Eva Helsinger) ritroverà anche il suo di involucro, per scoprire, tuttavia, che esso ormai appartiene alla ventenne Malia, anche lei vittima dell’arcana stregoneria (il sesso) che ha colpito il fotografo ed Eva (il cui spirito è semplicemente scomparso).

Harari snoda sapientemente un racconto continuamente innervato di stimoli intellettuali ed estetici, soprattutto fecondamente derivativi (sì, in questo caso è un complimento, considerando il buon uso che ne viene fatto). L’Inconnue si attesta come una lucida riflessione sull’identità: opera a metà tra la fantascienza e il fantasy senza l’uso di alcun effetto speciale, memore dell’insegnamento di Blow Up di Antonioni (nel film la fotografia è la chiave di volta per osservare, comprendere e plasmare la realtà), di Brian De Palma (riguardo all’articolazione di uno sguardo sessuato) e più vagamente di Holy Motors di Leos Carax (il tema delle nostre maschere quotidiane) e It Follows di David Robert Mitchell (l’imperscrutabile entità che si appropria dei corpi adopera come magia rituale l’atto sessuale), proponendo addirittura un horror senza sangue, violenza e terrore,
Le numerose inquadrature soggettive e gli zoom che costituiscono la configurazione scopica del film (senza considerare l’anticipatoria scena iniziale della festa con i faccioni di cartapesta) danno sostanza a un ragionamento metaforicamente di un’efficacia e una trasparenza disarmanti sull’identità sessuale e sulla disforia di genere. Un uomo si risveglia nel corpo di una donna, una donna si ridesta in quello maschile: quanto dura la fase della paura, prima che si accenda quella della curiosità e della scoperta, poi quella del desiderio e infine, sorprendentemente, quella dell’amore? Quanto, effettivamente, la componente biologica influenza quella psicologica relativa al gender?

L’ammaliante pellicola di Harari lancia contro lo spettatore queste domande, confezionandogliele in un thriller psicologico dal ritmo invidiabile e dal fascino irresistibile (il merito è anche della suadente e cupa musica originale scritta da Andrea Poggio, una scheletrica successione discendente di note al pianoforte). Immergendosi nell’ampio spettro del Queer Cinema, con un atteggiamento tanto diretto e dichiarato da risultare quasi originale, L’Inconnue riesce a fare quello che molti film “a tema LGBT” non riescono: scegliere la via del cinema di genere come identità anziché come pretesto.
A tutto ciò, occorre aggiungere la prova maiuscola di Léa Seydoux, un corpo giunonico in cui, come richiesto dal personaggio, l’attitudine è quella della psicologia maschile; l’attrice francese irrompe e straripa con eleganza e notevole forza espressiva e mettendo a nudo il suo volto, esteticamente esaltato e grottescamente connotato, che si pone bergmanianamente come vero paesaggio emozionale di questo bellissimo film.

Voto:
4.0 out of 5.0 stars

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