Appena un anno fa esordiva sugli schermi cinematografici di tutto il mondo la prima parte di due dell’adattamento cinematografico del musical teatrale del 2003 Wicked (musiche di Stephen Schwartz su libretto di Winnie Holzman), a sua volta trasposizione musicale del romanzo Wicked: The Life and Times of the Wicked Witch of the West di Gregory Maguire, pubblicato nel 1995 (in Italia uscì nel 2006 con il titolo Strega – Cronache dal Regno di Oz in rivolta) e prequel ideale del noto Il meraviglioso mago di Oz di L. Frank Baum e dell’omonimo classico della MGM del 1939 con Judy Garland.
La pellicola, diretta da Jon M. Chu e interpretata da Cynthia Erivo e Ariana Grande nel ruolo delle protagoniste Elphaba e Glinda, accanto a Jeff Goldblum (il Mago di Oz), Michelle Yeoh (Madame Morrible) e Jonathan Balley (Fiyero Tigelaar), si è rivelata un grande successo soprattutto negli Stati Uniti dove ha registrato un incasso di ben 473 milioni di dollari. Al termine della sua corsa nelle sale cinematografiche di tutto il pianeta, il film aveva incassato 756 milioni di dollari. Dopo questi numeri da capogiro e dieci nomination ai Premi Oscar (di cui due trasformatesi in vittorie, cioè nelle categorie costumi e scenografia), il mondo è in trepidante attesa del secondo capitolo, Wicked For Good.
La pellicola del 2024 corrisponde, a tutti gli effetti, al primo atto del musical teatrale. E, infatti, è proprio di questo che si occuperà il secondo contributo della rubrica Breve incontro – Note su cinema e musica. In particolare, questa volta il focus sarà posto sulla voce e sul rapporto che intrattiene con le immagini cinematografiche, nonché – evidentemente e necessariamente – con i personaggi della narrazione. Per ragioni di spazio e di pertinenza, sarà proposta l’analisi della prima spettacolare e roboante sequenza che fa da prologo al film e che corrisponde al numero musicale introduttivo del musical: No One Mourns the Wicked. Ne consegue che la protagonista assoluta di questa disamina sarà Ariana Grande nel ruolo di G(a)linda.
Il primo numero musicale del film inizia con la breve introduzione del coro dei Munchkins, che inneggiano alla morte della Strega dell’Ovest (“Good news! She’s dead! The Witch of the West is Dead. The wickedest witch there ever was, the enemy of all of us here in Oz is dead! Good news!”). Le efficaci riprese aeree in campo lungo ben si adattano alla dimensione corale del momento e, soprattutto, del sentimento: il coro esprime la propria gioia per la sconfitta della eterna nemica sia attraverso una linea vocale condivisa da tutti i singoli interpreti, sia tramite delle inquadrature sufficientemente larghe da contenere la massa. In questo caso, la musica e le immagini cooperano per veicolare la medesima informazione narrativa e situazione emotiva.
Improvvisamente uno stacco su un cielo davvero luminoso e cinto da un paio di banchi di nuvole, anch’esse bianchissime. Sul fondo del quadro un puntino luccicante e, neanche un secondo dopo, una voce leggera e chiara quanto il firmamento connota tautologicamente tutta l’inquadratura: “Let us be glad…” (Fig. 1 ).

Un nuovo stacco visualizza i Mastichini di spalle, che rivolgono gli occhi e gli indici al cielo verso quel luccichio che si avvicina sempre di più: “Guardate! È Glinda!”. Adesso la voce e la luce hanno un nome (Fig. 2). La mdp panoramica dolcemente verso l’alto per reinquadrare nuovamente il cielo e lo scintillio; Glinda riprende a cantare (in realtà a parlare, considerato che nel musical, per convenzione, il canto e la danza sono i mezzi e le modalità della comunicazione): “Let us be grateful…”.

Stacco sul punto d’ascolto dei Mastichini (questa volta ripresi in un piano d’assieme abbastanza stretto e che li ritrae frontalmente), i quali applaudono e festeggiano, proprio come un’audience (Fig. 3).

Lo stacco successivo è visivamente disorientante: inizia con una breve sfocatura, da cui si intravede dall’alto e in campo lunghissimo la folla festante, con il risultato di sembrare la rappresentazione del punto di vista umano del nostro luccichio, che abbiamo capito essere Glinda. Eppure, appena un attimo dopo, giusto il tempo di aggiustare la messa a fuoco, scopriamo che si trattava di una falsa soggettiva: dal fuoricampo destro emerge una grande bolla, al cui interno si trova proprio Glinda, ripresa di spalle in semisoggettiva, mentre procede a intonare: “Let us rejoicify that goodness could subdue…” (Fig. 4).

Un campo lunghissimo (non proprio raccordato adeguatamente) descrive l’intera scena, con la piazza dei Munchkins circondata dai boschi fiabeschi di Oz e con il globo meccanico che si avvicina sempre di più al suolo: “The wicked workings of…” (Fig. 5).

Il campo medio successivo esalta la sagoma di Glinda, che, contornata dalla sfera in cui è racchiusa, si staglia in controluce al centro del quadro in tutta la sua fatata regalità, esibendo le forme lussuose del suo abito e terminando – finalmente – la frase: “You-know-who…” (Fig. 6).

Un paio di inquadrature dopo, l’ammiriamo ripresa in figura intera. Adesso è possibile distinguerne i tratti del volto, eppure non sono ancora sufficientemente a fuoco, data la presenza schermante della bolla che avvolge la strega “buona” (Fig. 7).

Ma ecco giungere l’immagine mancante: Glinda tocca delicatamente con la sua bacchetta magica la superficie della sfera, facendo scoppiare la bolla e rivelandoci il tanto agognato volto di Ariana Grande, ripresa in mezzo primo piano (Fig. 8).

Segue il controcampo sui Mastichini che salutano e acclamano Glinda, la quale risponde autocompiaciuta: “È bello vedermi, vero?”. Glinda conferma alla folla la notizia della morte della Strega dell’Ovest, il coro riprende a cantare e si assiste alla classica libera alternanza tra momenti parlati e cantati-danzati che è propria del musical e che lo distingue da altre forme di narrazione musicale come, ad esempio, l’opera lirica. In effetti, il numero musicale che apre Wicked è piuttosto complesso in termini di ocularizzazione e auricolarizzazione: da un lato è un grande concertato tra i Munchkins e Glinda; dall’altro è inframezzato dal voice over di quest’ultima che racconta loro dell’infanzia di Elphaba, con le conseguenti intromissioni di altre voci “cantanti” e “parlanti” che si sviluppano durante tale flashback. Infine, il numero termina con uno svettante sovracuto emesso da Ariana Grande e opportunamente evidenziato dal movimento fluido della mdp che allarga gradualmente l’inquadratura, ampliando l’orizzonte visivo in concomitanza con l’espansione di quello acustico.
A corollario della grande sequenza musicale introduttiva, la scena successiva vede una donna emergere dalla folla per chiedere a Glinda, in procinto di andar via, se sia vero che fosse amica della Strega dell’Ovest. Glinda ha già riattivato la sua bolla meccanica per volare via e, non riuscendo a udire abbastanza bene la domanda della ragazza, risponde: “Cosa?”. La voce di Ariana Grande risulta ovattata a causa della schermatura acustica prodotta dalla sfera; pertanto, Glinda afferma: “Scusate, un secondo.” e procede a rompere la bolla per ripristinare lo status quo dell’ascolto.
Terminata la lunga, ma necessaria – e non troppo tediosa, si spera – descrizione della sequenza di apertura del film, è il momento di riflettere sul rapporto tra la voce, le immagini, la narrazione e i personaggi. Insomma, è ora di occuparsi della relazione tra il piano visivo e quello sonoro.
Innanzitutto, occorre interrogarsi sull’apparizione di Glinda e sui modi e i motivi con cui la strega viene riconosciuta dai Mastichini. Effettivamente, tenendo fede all’articolazione sintattica delle inquadrature che abbiamo riportato, è lecito chiedersi se la folla riconosca Glinda a partire dalla manifestazione del puntino luminoso nel cielo oppure in virtù della sua voce (“Let us be glad…”). A questo punto della storia, considerando anche il film di Victor Fleming del 1939, è ovvio che i Munchkins abbiano visto diverse volte Glinda fluttuare nella sua bolla meccanica, bizzarro veicolo che correlano immediatamente a lei. Tuttavia, la reazione della gente (“Guardate! È Glinda!”) non scatta immediatamente alla vista del luccichio, bensì dopo la propagazione della voce graziosa della strega (a differenza di ciò che accade nel classico MGM, in cui Dorothy emette un grido di stupore dopo aver visto Glinda – che tra l’altro non l’accoglie cantando – fuoriuscire dalla bolla) . Dunque, sarebbe sensato affermare che la strega venga riconosciuta e identificata generalmente con la sua voce. Eppure, la situazione si complica ulteriormente se consideriamo la scelta specifica dei termini con cui i Mastichini la indicano: il verbo da loro impiegato è relativo alla vista.
A tutto ciò si aggiunge il fatto che il volto di Ariana Grande è tenuto segreto per diverse inquadrature, in modo da metterne in evidenza la bella voce belcantista, come se la sua star persona venisse rivelata gradualmente agli spettatori in sala e identificata primariamente con la sua voce, anziché con la propria immagine. Lo stardom di Grande è poi perfettamente sovrapponibile con quello fictionario della stessa Glinda che, durante tutta la sequenza, è salutata con applausi, ovazioni e adulazioni. Invero, la messinscena del suo atterraggio e la consecutiva discesa verso la folla urlante ricorda la scena di un concerto di pop music: Grande scende dall’alto posta su una bizzarra struttura meccanica e su cui sosta, da vera diva, per qualche momento, per poi discendere lungo la scalinata verso il suo pubblico, che le apre coreograficamente un autentico red carpet e concedendole tutto lo spotlight necessario. Nel frattempo, Grande ovviamente continua a cantare: “And goodness knows the wicked’s lives are lonely. Goodness knows the wicked die alone. It just shows when you’re wicked you’re left only on your own“.
Giunti a questo punto, riproponiamo il nostro busillis: Ariana Grande/Glinda viene riconosciuta per la propria voce o per la propria lucente immagine? Non sarebbe corretto attribuire la qualità della luminosità (insieme a qualsiasi altro suo sinonimo) anche alla sua voce?
In realtà, lo stile vocale di Grande, uno dei soprani leggeri tecnicamente più brillanti di tutto il panorama pop, può essere definito “classico” o “belcantista“. Con questi termini, si intende una vocalità tecnicamente ed esecutivamente vicina a quella di un interprete lirico che, a differenza di un cantante di musica leggera, allena ed educa la voce in modo diverso per esaudire uno scopo diverso. Ad esempio, nella musica leggera la voce è amplificata attraverso un microfono, mentre nella lirica lo strumento vocale deve essere proiettato dall’artista autonomamente tramite l’uso esclusivo del suo intero apparato fonatorio. Inoltre, per “belcanto” o “belcantismo” si indica generalmente uno stile e una tecnica di canto virtuosistico (diffusosi dal Seicento alla prima metà dell’Ottocento, soprattutto in Italia) e caratterizzato dall’omogeneità della linea vocale durante i numerosi passaggi dal registro grave a quello acuto (e viceversa), senza considerare tutti i particolari tecnici relativi alla fonazione in cui non ci addentriamo.
Nel meraviglioso universo del musical theatre non è inusuale ascoltare questo tipo di canto. Infatti, la scuola del belcanto è stata tenuta in alta considerazione almeno fino agli anni Sessanta nella storia del musical anglosassone, tanto che si impiega l’espressione “legit musical theatre” per indicare tutti quei musical i cui interpreti necessitano l’uso dello stile legit, cioè quello basato sulla tradizione belcantista. Tale denominazione è stata poi adottata anche per distinguere lo stile vocale classico da quello definito “belt“, proprio dei musical contemporanei e del genere pop/rock e incentrato più sulla potenza del suono che sulla pura bellezza della voce. Ovviamente, nulla vieta la coesistenza dei suddetti stili all’interno di uno stesso spettacolo musicale.
In Wicked Ariana Grande adotta lo stile legit, spesso esibendo dei risultati ragguardevoli, soprattutto alla luce di una preparazione svolta in pochi mesi (come racconta il suo personale vocal coach) e considerando che la maggior parte delle scene musicali sono state realizzate on set. La cantante mette in mostra la sua bella voce non solo attraverso l’intonato e luminoso sovracuto che conclude la sequenza iniziale, ma principalmente tramite l’uso del vibrato, ovvero l’oscillazione costante e regolare della voce, che dona allo strumento stile ed espressività.
Il suddetto stile vocale, specialmente quando usato in chiave buffa, si adatta perfettamente al personaggio di Glinda: altezzosa, vanitosa e sempre in cerca di approvazione da parte degli altri, sebbene si dimostri abbastanza inetta rispetto alle sue ambizioni professionali (non è un granché come strega, almeno durante i suoi anni di studio alla Shiz University). Al contrario, è molto capace relativamente alle sue ambizioni sociali, come si nota nel corso di tutto il film (in particolare rispetto al suo rapporto con Fiyero e con gli altri studenti del college di Oz). Dunque, Glinda sembrerebbe incarnare, come si può leggere anche nella letteratura esistente su Wicked, lo stereotipo della “dumb blonde“, caratterizzato, tra i tanti elementi, da un’inettitudine generale verso gli aspetti postivi della vita (con esiti spesso comici) e, allo stesso tempo, da una robusta capacità nel compiere azioni che producono effetti negativi (Glinda, infatti, è un personaggio particolarmente connivente).
Osservando l’Atto II del musical originale (di cui non sveliamo la trama per darvi modo di scoprirla durante la visione di Wicked – Parte 2 ), vedremo che tale stereotipo verrà ribaltato. Tuttavia, non è sbagliato supporre che il suddetto rovesciamento avvenga già nel corso dell’Atto I, cioè in Wicked, tornando nella dimensione cinematografica.
Ebbene, guardando e, innanzitutto, ascoltando il film e specificamente la prova vocale di Ariana Grande (che è tutt’uno con il personaggio che interpreta, come notavamo analizzando le scene da “concerto” della prima sequenza), si comprende quanto Glinda sia definita metalinguisticamente anche in base alla sua abilità, ovvero quella del canto.
Ariana/Glinda attribuisce alla sua voce un’impostazione diversa in base alla specifica situazione comunicativa è coinvolta. In No One Mourns the Wicked Glinda tiene un discorso all’aperto e in pubblico, esercitando la propria leadership sui Mastichini, che la riconoscono come la voce della verità, cioè popolare, affidabile e ammirabile: in questa circostanza l’interprete sfodera tutte le note più alte del suo registro acuto. Al contrario, in Popular Glinda parla al chiuso e privatamente con l’amica Elphaba, adottando un registro vocale dai toni più gravi.
Ciò detto, appare evidente come sia la voce a sostanziare il personaggio di Glinda, esprimendone tutte le diverse sfumature del carattere (questo avviene anche durante i momenti non musicali, come attestano i numerosi gorgheggi e le volatine vocali che Ariana dispiega spesso in chiave buffa). A volte, la voce ha addirittura una funzione pratica, come quella dell’esercizio della leadership oppure dell’invocazione di una magia, come quando, al termine di Popular, Glinda, non riuscendo a trasfigurare i vestiti dismessi di Elphaba in un elegante abito da ballo, ricorre a dei vocalizzi discendenti che mimano il movimento della sua bacchetta magica. Glinda non è in grado di fare magie, ma nei vocalizzi risulta molto capace.
Ariana/Glinda è la sua voce e, tornando alla sequenza iniziale, e alla domanda principale (i Mastichini la riconoscono in virtù della sua immagine o della sua voce?), si può affermare che la riconoscibilità del personaggio è dovuta a entrambi gli elementi: la voce così abile, capace e luminosa di Glinda è come se contribuisse a generarne l’immagine, quasi per magia.
Riferimenti bibliografici e sitografici:
Boyd, Michelle. “Alto on a Broomstick: Voicing the Witch in the Musical Wicked”, American Music, Vol. 28, n. 1, Spring 2010, pp. 97-118.
Schrader, Valerie L. Defying Gravity, Silence, and Societal Expectations: Social Movement Leadership and Hegemony in the Musical Wicked, PhD Thesis, Ohio University, 2010.
Schrader, Valerie L. “Witch or Reformer?: Character Transformations Through the Use of Humor in the Musical Wicked”, Studies in American Humor, Vol. 3, n. 23, 2011, pp. 49-65.
Webb, Molly. “What is Legit Musical Theatre?”, The Inside Voice, https://www.ensembleschools.com/the-inside-voice/what-is-legit-musical-theatre/