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La Guerra del Tiburtino III: commedie aliene e dove trovarle

La Guerra del Tiburtino III: commedie aliene e dove trovarle La Guerra del Tiburtino III: commedie aliene e dove trovarle

La Guerra del Tiburtino III esce nell’indifferenza generale nell’autunno del 2023.

Malgrado i nomi mediamente grossi in produzione tra Piergiorgio Bellocchio e Mompracem dei Manetti Bros, non ottiene nessun passaggio festivaliero degno di nota (salvo la presenza ad Alice nella Città, nel 2023 ancora sezione parallela alla Festa del Cinema di Roma), nessuna operazione di marketing sui nomi spendibili provenienti da Boris e dintorni, nessuna voglia di fare conoscere uno dei pochi film di genere italiani diretto da una regista nemmeno quarantenne, Luna Gualano, che pochi anni prima aveva già coniugato l’invasione zombie con tematiche quali razzismo e integrazione in Go Home – A Casa Loro, con altrettanto poco successo. Qui però compie una scelta radicale, calcando l’acceleratore sull’umorismo e sulla romanità, creando una commedia che a malapena sembra poter uscire dal raccordo, ma che merita davvero un riflettore puntato.

Tiburtino III, periferia est di Roma. Mauro, detto Pinna (Antonio Bannò) è un piccolo spacciatore di quartiere, vive con la madre (Paola Minaccioni) e il padre (Paolo Calabresi), estetista abusiva lei, considerato da tutti un coglione lui. Pinna passa il suo tempo con l’amico idiota Panettone (Federico Majorana) ed è strozzato dai debiti. Un giorno suo padre viene a contatto con una strana larva aliena che prende possesso del suo cervello e lo rende una sorta di nuovo leader reazionario che convince tutti gli abitanti del quartiere (via via posseduti anch’essi dalle larve) a chiudere il quartiere con delle barricate. Pinna e Panettone formeranno una sgangherata resistenza con l’amica Chanel (Francesca Stagnì), italiana di seconda generazione che gestisce una bisca clandestina e l’influencer Lavinia Conte (Sveva Mariani), capitata nel quartiere per sbaglio.


Nel panorama italiano degli anni ’20 una commedia fantascientifica è una mosca bianca, che poteva certamente riscuotere un maggiore successo di pubblico se solamente fosse stato degnato di qualche attenzione da chi di dovere.

Fosse la produzione, fosse la distribuzione, fosse anche qualche becero opinionista politico dell’una o dell’altra parte pronto a fare polemica sugli intenti mica tanto velati del film: di questi tempi, ogni polemica è pubblicità. Ora, la leva anti-immigrazionista con cui gli alieni prendono possesso delle menti degli abitanti del quartiere non poteva essere sbattuta in faccia più forte di così, con Calabresi posseduto dalle larve che sembra un misto tra il Salvini del 2017 e il Cicalone del 2023. La Guerra del Tiburtino III sembra davvero un film uscito con alcuni anni di ritardo, sia per la denuncia politica forse un pochettino troppo ingenua per il 2023, ma soprattutto perché ha il sapore claustrofobico e paranoico (e anche gli incassi scarsi) del pieno periodo pandemico.

Sicuramente non ha giovato alla popolarità del film la poca spendibilità al di fuori del territorio romano, in un periodo in cui il pubblico si mostra sempre più insofferente a quei localismi lì, anche se il film se ne prende gioco alla grande, ambientandolo nello stesso quartiere in cui pochi anni prima Roberta Torre aveva portato Massimo Ranieri nello strambo musical Riccardo va all’Inferno. Le considerazioni politiche sono filtrate da una caratteristica molto importante: nessun personaggio in questo film è in realtà davvero idealista, più che altro sembrano tutti mossi dal caso, dall’obiettivo di giornata o semplicemente dalla volontà di non avere rotture di scatole. E, soprattutto, non ce n’è uno che sembri essere mediamente intelligente: oscillano tutti tra l’appena ragionevole e il completo cretino, tranne, forse, l’italiana di seconda generazione Chanel. Pinna e Panettone sembrano i fratelli ancora più scemi di Zerocalcare e Secco, ma non dei fumetti o delle serie, bensì quelli del film del 2018, presentandoci due attori che speriamo di rivedere sempre più spesso.

Abbiamo sì una periferia degradata e disagiante (ma proprio per questo spassosissima), ma non è che il resto di Roma sia meglio, e il resto d’Italia di fatto non esiste. Un bel po’ ingenua è anche la rappresentazione super parodica della figura dell’influencer, che, per quanto divertente, sembra una visione davvero antiquata e sentir parlare di “classifica delle influencer” in un film di una regista millennial non è il massimo. Piuttosto, fa sorridere quanto, nel finale, Lavinia sembri anticipare la Sue di The Substance.

La Guerra del Tiburtino III è disponibile su Rai Play e merita certamente un’occhiata da parte di tutti coloro che vogliono un cinema italiano di genere, capace di presentarci addirittura degli effetti speciali (che sembrano banditi da tutto in Italia), e pronti ad un umorismo anche slapstick e di pancia, e a chi è capace di perdonare tante ingenuità.

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