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Kirill Serebrennikov ospite della Cineteca di Bologna: “Ogni taglio di montaggio è una bugia”

Copyright: TheatreHD

Nella serata di venerdì 23 gennaio 2026, il grande regista russo Kirill Serebrennikov, celebre per opere come Summer (2018), La moglie di Tchaikovsky (2022) e Limonov (2024), è stato ospite della Cineteca di Bologna, nella suggestiva cornice del Cinema Modernissimo, per introdurre la proiezione in anteprima del suo nuovo film La scomparsa di Josef Mengele, tratto dall’omonimo libro di Olivier Guez del 2017. Inizialmente presentato al Festival di Cannes nella sezione Cannes Premiere, la pellicola vede nel ruolo del titolo l’attore tedesco August Diehl (Bastardi senza gloria, La vita nascosta – Hidden Life).

Dopo aver ringraziato il pubblico bolognese per l’accoglienza e essersi detto onorato di essere ospite della città di Pasolini, il regista si è intrattenuto in un’interessante conversazione con Paolo Maria Spina, managing director di Revolver che, insieme a Europictures, co-produrrà il prossimo film di Serebrennikov.

Di seguito, il resoconto integrale dell’incontro:

Paolo Maria Spina: “Com’è nato La scomparsa di Josef Mengele e perché hai deciso di realizzare questo film?”

Kirill Serebrennikov: “Inizialmente è stato il produttore a propormi di adattare in un film il libro di Guez. Per me è stato un progetto molto speciale, perché si è trattato della mia prima opera girata in una lingua, il tedesco, che non conoscevo tanto bene quanto l’inglese e il russo. Oltretutto, è un film su una storia di cui avevo sentito parlare, ma che in realtà non mi apparteneva. Non avrei mai pensato di realizzare un film su un personaggio così mostruoso, ma mai dire mai. Inoltre, devo ammettere che mi piace molto l’incrocio culturale che abita la pellicola, dato che è ispirata da un libro francese e girata in tedesco.”

PMS: “Qual è stato il tuo rapporto con August Diehl sul set e cosa puoi dirci riguardo questo grande attore?”

KS: “August Diehl è un attore fantastico e siamo diventati subito amici. Dopo aver fatto questo film, la nostra collaborazione è proseguita a teatro dove, tra le altre cose, abbiamo portato in scena anche Amleto di Shakespeare. Io e August ci siamo capiti subito sul set, ci bastavano davvero poche parole per capire cosa volessimo e dovessimo fare.”

Serebrennikov è sempre stato uno strenuo oppositore del governo di Putin e questo, insieme alle sue battaglie sociali a favore della comunità LGBT, ha provocato un forte ostracismo nei suoi confronti da parte del governo russo, con esiti anche piuttosto gravi come l’accusa e poi la condanna per frode. Alla luce di questo, il regista ora vive tra Berlino e Parigi, comunque in condizioni non semplici. Nonostante ciò, l’autore continua a essere molto prolifico sia al cinema, sia a teatro (il filmmaker è, infatti, anche un apprezzatissimo regista teatrale, sia di prosa, sia di opera lirica).

PMS: “Com’è stato il tuo lavoro con gli attori sul set? Ci sono delle connessioni tra il modo di interfacciarti con loro sul set e sul palcoscenico?”

KS: “In realtà. quando io lavoro sul teatro sento di odiare il cinema, mentre quando lavoro sul cinema, allora finisco per odiare il teatro. Questo avviene per un motivo piuttosto logico: le due arti fanno muovere dei muscoli diversi sia a livello di energie, sia a livello mentale. La realizzazione di un film è molta affine alla messinscena di un’opera lirica, perché in entrambi i casi bisogna preparare tutto molto tempo prima. Rispetto al mio lavoro con gli attori, è fondamentale il processo di casting, poiché devo formare una squadra di cui mi devo necessariamente fidare. In questa fase di solito alterno dei momenti in cui leggo la sceneggiatura con il cast e altre occasioni in cui semplicemente chiedo agli interpreti di guardarsi negli occhi rimanendo in silenzio.”

PMS: “Trovo il tuo stile al tempo stesso estremamente cinematografico e teatrale. Credo che una delle tecniche che metta in comunicazione il cinema e il teatro sia il pianosequenza: è un modo per riportare il film verso un maggiore realismo dato di solito dal teatro?”

KS: “Sinceramente, non sono molto d’accordo. Per me il teatro è una forma di finzione, perché sul palcoscenico si finge continuamente, anche se l’obiettivo è cercare la verità; con il cinema è tutto diverso. Riguardo all’uso del pianosequenza, per me non si tratta di una tecnica relativa al rapporto tra il teatro e il cinema, bensì al concetto di tempo. Ad esempio, Tarkovskij usava il long-take per dilatare il tempo, facendolo sembrare più statico, come se si bloccasse; io, al contrario, lo adopero per comprimerlo, in modo che il tempo sembri che scorra più rapidamente. Inoltre, è un’occasione per mostrare al pubblico che non stiamo mentendo, perché ogni taglio di montaggio è effettivamente una bugia. Inoltre, ci tengo a sottolineare che il cinema è un linguaggio non nazionale, ma internazionale; serve a superare tutti i limiti e a riunire la gente.”

PMS: “Sei laureato in fisica e hai curato la regia di molte opere liriche. Mi sembra che in molti paesi occidentali si sia perso qualcosa che in Russia è rimasto, cioè la multidisciplinarietà: secondo te questo approccio è importante per l’arte cinematografica?”

KS: “Per me il problema non è relativo alla lingua o al passaporto, bensì alla cultura. Io appartengo ad autori come Dostoevskij, Puškin, Gogol’ e Tolstoj (non a bastardi come Putin), ma credo che sia fondamentale costruire ponti tra le culture. Io sono cresciuto studiando anche il cinema italiano con i film di Fellini, Bertolucci, Rosi, Pasolini e Antonioni.”

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