Dark Mode Light Mode

Hayao Miyazaki: tutti i film dal migliore al “peggiore”

Copyright: Studio Ghibli

Per festeggiare l’ottantacinquesimo compleanno di uno dei più grandi geni del cinema mondiale, abbiamo deciso di dedicare alcune pubblicazioni al grande Hayao Miyazaki che, due anni fa, di questi tempi, ci deliziava con il suo ultimo capolavoro, Il ragazzo e l’airone (trovate qui la recensione).

Una piccola precisazione: il titolo di questo articolo vuole essere una provocazione, siccome chi vi scrive non crede che Miyazaki sia mai stato in grado di realizzare un film che non fosse, come minimo, straordinario.

Buona lettura.

12. Lupin III – Il castello di Cagliostro (1979)

Copyright: Studio Ghibli

Opera prima del maestro, è forse la più dimenticata. Quest’ultimo posto in classifica (che in fondo non è nient’altro che un gioco) non vuole però invitarvi a evitarne la visione, tutt’altro: come spesso capita con gli esordi alla regia, è un gran divertimento andare a scovare i tratti autoriali del giovane regista, a partire dalla presenza, al solito eccessiva, di aeromotori e macchine volanti di ogni sorta. In breve, un esercizio estetico che aprirà le porte ai primi capolavori, Nausicaä e Il castello nel cielo. Inoltre, se avete un minimo di dimestichezza con Lupin e compagni, sarà interessate notare come la penna di Miyazaki ha tratteggiato in chiave così personale gli iconici personaggi ideati da Monkey Punch.

11. Il mio vicino Totoro (1988)

Copyright: Studio Ghibli

Il mio vicino Totoro meriterebbe il primato di questa speciale (e giocosa) classifica solamente in virtù di un fatto: è l’opera che ha dato il volto allo Studio Ghibli. La meravigliosa creatura ha dato vita a una delle opere dedicate all’infanzia più straordinarie della Storia del Cinema (un’espressione che potrebbe ricorrere più volte nel corso di questo articolo), come una rivisitazione in chiave contemporanea della metafisica di Alice nel Paese delle Meraviglie. L’escapismo dalla realtà tipico dell’opera di Lewis Carrol trova proprio in questo anime la sua declinazione più brillante: Totoro non è nient’altro che una creazione figlia della fantasia di due sorelle annoiate, circondate dalla natura, abbandonate, spesso, a loro stesse. Da far vedere ai vostri figli, nipoti e fratelli a mo’ di Cura Ludovico, qualora non lo aveste ancora fatto.

10. Il Castello errante di Howl (2004)

Copyright: Studio Ghibli

Il Castello errante di Howl è un vero e proprio fan favourite, forse il film Ghibli che mette maggiormente d’accordo i fan, assieme a Una tomba per le lucciole e La città incantata. Una delle massime espressioni estetiche del cinema di Miyazaki (che passa per il romanzo per ragazzi omonimo di Diana Wynne Jones), un’esplosione di colori e pezzi di design dettagliatissimi, su tutti, il castello errante, una delle molte creazioni dello Studio Ghibli a essere entrate immediatamente nell’immaginario pop.
È inoltre una delle opere più vicine alla concezione fiabesca e metafisica dell’Europa continentale, vuoi anche in virtù del materiale letterario di partenza. Il primo film di questa classifica a tirare in ballo il tema delle metamorfosi secondo Hayao Miyazaki.

9. Laputa – Castello nel cielo (1986)

Ispirato a I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift, da cui prende in prestito il nome Laputa, isola del cielo nella mitologia dell’autore irlandese, è l’avventura sci-fi definitiva di Miyazaki. Proprio come nel caso del successivo Il mio vicino Totoro, l’immaginazione dei piccoli protagonisti torna a muovere il mondo. A differenza del film del 1988 però, il viaggio attraverso il fantastico conferisce responsabilità al giovane protagonista, quasi lo costringe ad assumersene, in un terzo atto pazzesco in cui dovrà affrontare delle esplorazioni degne del miglior Indiana Jones. Si tratta inoltre di un unicum nella filmografia di Miyazaki, per certi versi. Una rappresentazione così perfida della razza umana nei confronti della natura e del divino si è raramente vista nella sua Opera. Muska è senza ombra di dubbio il villain più brillante del cinema Ghibli.

8. Kiki – Consegne a domicilio (1989)

Copyright: Studio Ghibli

Un film semplicemente clamoroso. Spesso viene ridotto a “film minore” del Ghibli. Bazzecole. È per alcuni versi l’opera più teorica, elaborata, del regista e sceneggiatore giapponese. Un’opera in cui Miyazaki racconta una dimensione-incubo, se letta attraverso il filtro della sua poetica. Una realtà in cui la stregoneria, la magia in generale, è demodé. La piccola Kiki si trasferisce dalla campagna alla grande città, venendo sminuita in continuazione da chiunque. Un mondo asettico, quello di Kiki – Consegne a domicilio, in cui non c’è spazio per la fantasia. È in questo spazio così repellente alla magia del cinema che la splendida streghetta dovrà farsi protagonista.
È tempo di una sentenza insopportabile: se un film del genere uscisse oggi, grideremmo al miracolo, punto.

7. Si alza il vento (2013)

Copyright: Studio Ghibli

Il primo dei due Otto e mezzo di Miyazaki. Un capolavoro immenso che si commenta da solo, in particolare attraverso due frasi:
“Si alza il vento. Bisogna cercare di vivere!”
“Gli aeroplani sono come sogni. Gli ingegneri possono trasformarli in realtà!”

Un ragazzino giapponese sogna di diventare un pilota di aerei. Non potrà mai farlo, per via della sua miopia. Capirà dunque di essere destinato a progettarne.

Il percorso di un regista, in un mondo devastato dal tumulto della Seconda Guerra Mondiale, che vedrà le sue creature, il frutto dei suoi sogni, essere messe al servizio del male. Il film più sentito di Miyazaki, il più realistico; in cui però c’è spazio per i sogni: forse Si alza il vento rappresenta l’origine dell’escapismo del regista.

“La realtà risiede alla fine del sogno” è una delle frasi che chiudono The End of Evangelion di Hideaki Anno, che doppia il protagonista Giro.
Che sia un caso?

6. Ponyo sulla scogliera (2008)

Copyright: Studio Ghibli

I primi cinque minuti di Ponyo sulla scogliera sono tra i cinque minuti più incredibili della Storia del Cinema. Valgono il prezzo del biglietto, grazie, soprattutto, a una delle migliori colonne sonore del compagno di giochi di una vita, Joe Isaishi.
Ancora una volta, la natura si ribella. Ma a differenza di alcuni virtuosissimi predecessori, l’uomo non è in grado di opporre resistenza, può solo limitarsi a subire la sua pacifica furia. Quella di Ponyo è una storia di integrazione, coesistenza, metamorfosi e amore. L’ultima inquadratura del film inoltre, dovrebbe fare scuola a tutte le rom-com mediocri che si vedono (purtroppo) oggigiorno. Come anche Nausicaa, si tratta di un film-profeta con cui Miyazaki ci racconta quello a cui andremo incontro, noi uomini, nell’abbracciare l’apocalisse climatica. Ma, ribadiamolo, quella di Ponyo è un’apocalisse pacifica, per quanto ossimorico possa suonare.

5. Porco Rosso (1992)

Copyright: Studio Ghibli

Per molti di voi è il capolavoro supremo del regista: avete ragione. La disumanizzazione di un pilota di aerei, che sembra quasi aver perso la sua forma umana a causa del suo animo antifascista. Marco Pagot è uno dei pochi protagonisti maschili del cinema di Miyazaki e il fatto che scelga un animale sudicio per un ruolo maschile centrale, lascia spazio a un sorriso. Porco Rosso contiene alcune delle sequenze d’azione più incredibili mai girate. Guardandolo sul grande schermo poi, sembra di volare assieme a Porco. Tornerà in sala il 25 aprile, per celebrare la Festa della Liberazione dal Nazifascismo, grazie a Lucky Red. Correte a vederlo per la prima volta, o rivederlo.

4. Nausicaä della Valle del Vento (1984) 

Copyright: Studio Ghibli

Si tratta del primo vero film “spiritualmente” Ghibli, sebbene al tempo lo studio di Takahata, Miyazaki e Suzuki non avesse ancora aperto i battenti. Tratto da una serie di manga omonimi, Nausicaä è la prima opera di fantascienza del regista, che segna inoltre la prima storica collaborazione con Joe Isaishi, ispirato come poche altre volte. Un’opera stratificata e malinconica in cui, come non mai, la profonda misantropia dell’autore esplode in una storia pregnante di autentica epicità. Una storia di resistenza, in cui la protagonista incarna una visione della vita che promuove, tra le righe, il fallimento dell’umanità.

3. Il ragazzo e l’airone (2023)

Copyright: Studio Ghibli

Il ritorno di Miyazaki riparte esattamente da dove aveva interrotto: Il ragazzo e l’airone è il secondo Otto e mezzo del regista, in cui racconta, per riagganciarci a quanto scritto pocanzi, cosa risiede alla fine del sogno; cosa incomincia, alla fine di Si alza il vento. Da anni esperti e critici specializzati nello studio delle opere Ghibli ipotizzano letture che vedrebbero in ognuno dei protagonisti degli alter-ego delle figure chiave della vita di Miyazaki. Da Suzuki e Takahata, passando per Hideaki Anno e i suoi genitori, nelle sequenze ambientate nella triste e mesta “realtà”.
Vi rimandiamo in ogni caso alla recensione dell’epoca, per approfondire.

2. Principessa Mononoke (1997)

Copyright: Studio Ghibli

Mononoke è un grido animalesco. Quello di una ragazza cresciuta tra gli animali di una foresta governata da un’entità magica nota come Spirito della foresta (nella versione italiana è una bestemmia impronunziabile); le anime che albergano il polmone verde rappresentano gli ultimi baluardi di una lotta impari, senza speranze, quella tra uomini e natura selvaggia. Quella tra Ashitaka e Mononoke è per certi versi la storia d’amore più toccante cinema di Miyazaki. Forse, seconda solo a un’altra love-story presente in questo stesso film: quella tra Mononoke e la sua identità di donna libera.
Italia viene, goliardicamente, associato a una blasfemia figlia di un discutibile adattamento di qualche anno fa, che per grazia divina verrà cancellato a breve, grazie a una nuova versione italiana realizzata da Lucky Red in occasione della re-release primaverile del film.

1. La città incantata (2001)

Copyright: Studio Ghibli

Il film che ha resto “cult” il cinema Ghibli in tutto il mondo. Nel 2002 fa la storia del cinema europeo diventando il primo film d’animazione a vincere uno dei tre grandi festival, quello di Berlino, “battendo”, tra i vari, Kim Ki-duk, Silvio Soldini, Paul Greengrass, Costa-Gavras e un giovane Wes Anderson; è inoltre il primo anime ad aver vinto l’Oscar al miglior film d’animazione (indovinate chi è il secondo di sempre ad avercela fatta? Esatto, sempre lui).
La città incantata è senza ombra di dubbio l’opera-mondo di Miyazaki, quella che riassume già solo in poche righe di sinossi la sua idea di cinema come antidoto alla realtà: la Tana del Bianconiglio stavolta è un parco giochi abbandonato, che di notte prende vita, trasportando lo spirito della giovane eroina Chihiro in una realtà governata dal surreale e dall’esoterico.
Ogni singola inquadratura o suono di questo film è parte dell’immaginario collettivo, anche grazie alle molte re-release avutesi negli anni e alla distribuzione del catalogo Ghibli in tutto mondo da parte di Netflix. Ci sarebbe poco da aggiungere; mi limito a dire che molto di questa rivista di cinema deve tutto a questo film.

L’intero catalogo Ghibli è disponibile in streaming su Netflix e in home video grazie ai Blu Ray di Lucky Red e Studio Ghibli Italia.

Post precedente

Critics Choice Awards: prima statuetta in carriera per Chalamet, mentre “Una battaglia dopo l’altra” continua a dominare

Post successivo
Annie Awards 2026: "Elio" e "KPop Demon Hunters" dominano con più candidature

Annie Awards 2026: "Elio" e "KPop Demon Hunters" dominano con più candidature