Dopo l’exploit con l’ottimo Re Granchio (presentato qui a Cannes nel 2021 nella Quinzaine des Réalisateurs), Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis sbarcano a Cannes 78 nel concorso di Un Certain Regard con Testa o croce?, ambizioso western italiano frutto di una compartecipazione produttiva tra Italia e USA. Il film racconta, a Roma agli inizi del Novecento, la fuga d’amore tra Rosa (una sufficiente Nadia Tereszkiewicz) e Santino (un Alessandro Borghi fin troppo autocompiaciuto), autore dell’omicidio del marito di lei. Sulle loro tracce il leggendario Buffalo Bill (un John C. Reilly istrionico, ma poco sfruttato).
L’intento dei due autori sembra quello di proseguire sulla linea revisionista relativa al rapporto tra cinema nazionale e internazionale tracciata dal precedente film. Se in Re Granchio l’incontro con il cinema di Werner Herzog proiettava brillantemente e con un notevole effetto di fascinazione il paesaggio visivo italiano verso nuove ambientazioni iconografiche, lo stesso non si può affermare per la nuova opera del duo.
Testa o croce? tenta, infatti, di imbastire un percorso analogo coniugando i topoi del western americano con quelli della sua variante italiana degli anni Sessanta (e a latere anche dei Settanta, considerate le numerose incursioni di elementi comici), con tanto di bislacco revival dell’eroina leoniana à la Claudia Cardinale, un’intuizione decisamente mal sviluppata per colpa di una sceneggiatura troppo frettolosa nel finale. In tutto ciò, si installano nel racconto iconografico di questo Far West all’italiana dei riferimenti decameroniani che sarebbero risultati più affascinanti se fossero stati narrativizzati maggiormente.
Purtroppo, la pellicola non rinuncia neppure a quella fastidiosa patina visiva da cinema festivaliero à la page che domina l’oscuro regno delle coproduzioni internazionali, con il triste risultato di rendere sterili e vacue le belle immagini curate dal direttore della fotografia Simone D’Arcangelo.
È evidente che il talento di Rigo de Righi e Zoppis non sia svanito, tanto che sotto la polvere di questo luminoso West romano si intravedono quantomeno le tracce di un progetto ricco di idee interessanti, che tuttavia non sono sviluppate adeguatamente. Lo si nota in particolare nel mancato bilanciamento tra il registro comico-avventuroso e quello drammatico-visionario che esplode nell’ultima parte del film, quando ormai la storia è già finita (a causa anche di un colpo di scena un po’ fuori luogo nel secondo atto).
Voto:
2.5 out of 5.0 stars