Nelle giornate del 19 e del 20 novembre, il maestro Aleksandr Sokurov è stato ospitato dall’Università di Bologna, in collaborazione con il DAR (Dipartimento delle Arti) e con Pop Up Cinema, affinché tenesse una Lectio magistralis, rivolta agli studenti e intitolata La domanda delle domande, e per introdurre al Pop Up Cinema Arlecchino la proiezione del suo film Fairytale: Una fiaba (2022).
Si è trattato di due incontri estremamente interessanti, che la redazione di Fuoricampo ha seguito per voi. Ne trovato il resoconto integrale direttamente qui di seguito.
Nell’Aula Magna di Santa Cristina, alla presenza di Riccardo Brizzi (Direttore DAR), Roberta Paltrinieri (Vicedirettrice Dar), Paolo Noto (Coordinatore DAMS), Aliona Shumakova (Esperta di cinema russo, traduttrice) e Francesco Cattaneo (Università di Bologna), il grande maestro russo è stato accolto con la dovuta ammirazione dal foltissimo pubblico di studenti. Dopo i saluti istituzionali e l’introduzione del prof. Paolo Noto, che ha ricordato il rilevante aspetto pedagogico, storiografico, iconografico ed euristico del cinema di Sokurov, il regista di Arca Russa ha ringraziato l’università per averlo invitato:
“È un piacere essere in una università, perché per noi come civiltà occidentale nulla è più importante dello studio e dei giovani, in quanto la nostra civiltà è fondata sui giovani. Non è colpa loro se il mondo di oggi é arrivato dove é arrivato; anzi, noi adulti abbiamo trasmesso loro il peggiore dei mondi possibili. È difficile ricordare un altro periodo con così tante contraddizioni nella società e nelle persone. Quindi, grazie a tutti per la visione dei miei film, anche a nome dei miei collaboratori. Per fare cinema si deve lavorare insieme. Siamo degli autori, ma non siamo degli individualisti, siamo socievoli. Abbiamo bisogno degli altri quando creiamo un film e voi, il pubblico, servite tanto a noi“.
Successivamente, Sokurov ha introdotto la proiezione di un estratto dal suo ultimo film Director’s Diary, presentato in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia 2025. Il film, dalla durata monstre di ben cinque ore, è un colossale e magniloquente affresco della storia del secondo Novecento intrecciata alla biografia del regista. L’estratto che è stato proiettato corrispondeva all’intermezzo del film, una sinfonia urbana con protagonista la città di San Pietroburgo:
“Adesso vediamo un cortometraggio che è il ritratto della San Pietroburgo contemporanea. È come se fosse un saluto estetico di San Pietroburgo rivolto all’Italia, paese colpevole della nascita di San Pietroburgo; infatti, noi dobbiamo molto agli artisti italiani.
Durante la Seconda guerra mondiale, la città è stata assediata da molti paesi europei alleati della Germania. Non dobbiamo dimenticare il prezzo che ha dovuto pagare questa città in termini di vittime. San Pietroburgo é un monumento al pensiero cristiano. Ricorrendo al lessico musicale, questo piccolo film potrebbe essere intitolato ‘Fantasia sul tema della San Pietroburgo d’estate‘”.
Dopo la proiezione, Sokurov ha esposto la sua visione del rapporto tra l’arte e le emozioni:
“L’emozione è la cosa principale che un’opera d’arte deve suscitare. Tuttavia, la potenza e la profondità dell’emozione non si possono misurare con la parola o con la pittura, non si può fare con nulla. E questa è una qualità, un dato psicofisico divino dell’uomo che non può essere paragonato a nient’altro.
Ad esempio, nel breve film che avete appena visto era presente in colonna sonora Kindertotenlieder (I canti dei bambini defunti) di Mahler, che il grande compositore ha scritto dopo la morte dei figli, un evento catastrofico di portata cosmica. I testi di questi canti corrispondono alle poesie di Friedrich Rückert; di solito, quest’opera si esegue al pianoforte e io sono orgoglioso del fatto che abbiamo prima orchestrato e poi fatto eseguire questo pezzo da un’orchestra per la prima volta.
Mahler è stato il primo a creare un genere definibile “lamento” e a raccontare la disperazione davanti all’impossibilità di combattere la morte. Chi seppellisce un caro non sa che fare di se stesso, come vivere e cosa significa la morte. Questo è uno dei temi più importanti per l’arte della cristianità europea. E l’arte italiana ha fatto molto per riflettere su questo tema in modo così tragico, scoprendo la bellezza della morte.
Non so se vi siete mai chiesti come mai in Italia accadano questi paradossi artistici. Nessuno ha mai mostrato la morte con tanto calore e umiltà. Perché?“.
In seguito, interrogato sul ruolo dell’artista nel mondo di oggi e in particolare su quello di un giovane artista, Sokurov ha dichiarato:
“La risposta è semplice: voi giovani potete fare tutto, diventate maestri! In questo modo verrete ascoltati. Ma per farlo serve la fatica dello studio. La giovinezza è concessa una volta sola nella vita ed è data per allenare (non alienare) la propria sostanza psicofisica. Gli anni dell’università saranno la vostra prima e ultima occasione per potersi comporre come una personalità specifica. Se in questo periodo vi lascerete annientare dalla mancanza di volontà e se vi compiangete, allora non potrete pretendere nulla da nessuno perché avrete smarrito quella parte della vostra vita. L’arte senza maestria è impossibile, mentre può esistere il contrario cioè essere artigiano senza essere autore. Ad esempio, potete fare il gioielliere e diventare ricchi, ma sicuramente non diventare autori. L’arte è sempre autorialità e l’autore è unico e originale, da questo non si scappa. Diventa autore colui che non teme più per la propria vita, perché tutto ciò che lui sta creando ha più valore della sua stessa esistenza. Abbiamo bisogno di giovani talentuosi e complessi e più ce ne saranno, più ci saranno quelli che lottano per preservare la civiltà.
Un poeta sovietico aveva detto: ‘Il popolo è la gente che pensa, il resto è popolazione’. Così i giovani devono stare nel gruppo del popolo, non della popolazione. Gli adulti non devono ostacolare i giovani, il talento va supportato, infatti non ogni sistema societario è pronto a coltivare i giovani.
Milioni di persone conoscono e comprendono la portata della Divina Commedia, di Tolstoj o di Fellini, il quale ha creato l’arte del cinema. E allora penso: ‘Chi saremmo diventati senza il cinema italiano?’. Non so se gli italiani stessi si rendano conto del valore e dell’importanza di Fellini“.
Interrogato sugli inizi della sua carriera, prima al VGIK di Mosca e poi in televisione, e sul fatto di aver realizzato film molto diversi l’uno dall’altro, il maestro russo ha raccontato:
“In ogni tappa della tua vita fai ciò che devi fare in quel momento. A 24 anni avevo una testa e un’anima troppo piccola per girare Faust, non avevo ancora vissuto abbastanza per comprenderne bene il significato.
Per quanto riguarda la Tv: sì, mi piaceva molto, soprattutto quella sportiva.
Io sono anche appassionato di medicina, di aviazione, di musica e di letteratura. Voglio capire come il potere politico può distruggere un uomo da dentro. Mi interessano i militari, cioè chi sceglie quel mestiere, cioè imparare a uccidere. Vi sembra una cosa normale?
Credo che ogni uomo abbia dentro di sé uno spazio, una geografia. Quindi, un autore dipende anche dalla propria geografia interiore, dal suo temperamento. Due volte ho presieduto come commissario agli esami di ammissione per il mio corso e ho notato che i maschi di oggi non hanno il giusto temperamento per fare arte e non hanno passione.
La scienza non studia gli artisti e quindi non può conoscere la natura del talento. Allora non si sa perché per alcuni, cioè i talentuosi, il mondo smette di avere confini. Dentro di loro si crea un caos, che è poi una prerogativa umana: nessun altro organismo ha la ‘malattia’ del caos. Per me, questa è la libertà. Poi, bisogna capire se è il caos ad essere libertà o viceversa“.
Invece, parlando dei dogmi per un regista, ovvero quali sono le cose davvero importanti per potere svolgere questo arduo mestiere e riflettendo sulla possibilità per un artista di lavorare all’estero, Sokurov ha puntualizzato che sia fondamentale essere pazienti, anche con se stessi, soprattutto per capire chi si è veramente. Inoltre, ha affermato che un artista può lavorare ovunque; tutto dipende dalla sua concezione interiore e dalla cultura d’appartenenza.
Chiamato a introdurre la proiezione di Fairytale: Una fiaba, Sokurov è nuovamente tornato sul ruolo dei giovani. In seguito, ha spiegato quale sia stato il suo intento nel realizzare un film tanto particolare (la pellicola, tra il cinema sperimentale e quello animato, immagina, attraverso una meticolosa ricerca d’archivio, un’ipotetica conversazione in Purgatorio tra Hitler, Mussolini, Stalin e Churchill):
“Il futuro è nelle mani dei giovani, che io amo come un sogno, come una speranza. Tutto ciò che facciamo con l’arte é rivolto ai giovani.
Fairytale è una vera fiaba, cioè una cosa inventata. Ho riflettuto a lungo su come rendere visibile questa idea sullo schermo. Ho cominciato vedendo tutte le immagini di repertorio sui quattro protagonisti del film. Io sono un appassionato di storia e molte cose le avevo già viste. Non ho mai considerato questi personaggi come persone che non ci sono più.
Quando una persona viene al mondo, rimane per sempre, perché il mondo è abbastanza grande per i vivi e anche per i morti. Ecco perché considero tutti quanti vivi. Ho pensato ai microscopici momenti delle loro vite che si vedono nei filmati d’archivio e ho cercato di scoprire qualcosa di quelle persone. Tra i politici non ci sono persone eccellenti, i geni sono tra gli scienziati e gli artisti. Tra gli statisti ci sono solo quelli fortunati o quelli carismatici.
Ho studiato l’aspetto umano del loro carattere, scoprendone degli aspetti inediti. Quando vengono ripresi, i politici tendono a nascondere alcune parti del loro carattere, che per la maggior parte della gente resta misterioso. Quindi ogni momento che vedete è vero,, non ci sono effetti speciali.
Inoltre, il film è un inno alla pazienza di chi ci ha lavorato, cioè alcuni giovani montatori provenienti da ogni parte della Russia. Guardate soltanto come sono questi personaggi in quanto umani. Non sono dei grandi, sono stati solo fortunati a coincidere con il loro tempo. E hanno raggiunto quelle vette arrampicandosi sulle nostre spalle, approfittando dell’ingenuità, dell’idealismo e della fiducia di moltissimi loro connazionali. Fairytale è comunque una fiaba, non un film d’attualità. A volte è triste, a volte fa ridere, però è la verità“.