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Cannes 79 – Le Vertige: il primo folle film d’animazione di Quentin Dupieux

Cannes 79 – Le Vertige: il primo folle film d’animazione di Quentin Dupieux

Copyright: Chi-Fou-Mi Productions

Come si può non voler bene a Quentin Dupieux? Il regista, sceneggiatore e DJ francese ha realizzato 15 film in 17 anni di carriera, due dei quali presentati al Festival di Cannes di quest’anno: Full Phil (qui la nostra recensione) ha segnato il suo esordio in lingua inglese, mentre Le Vertige quello alla regia di un’opera d’animazione, e che animazione! Designato come film di chiusura della Quinzaine des Cinéastes di quest’anno, l’esilarante commedia esistenzialista di Dupieux ha corretto il tiro, se così vogliamo asserire, rispetto al deludente Full Phil. Paradossalmente, degli strampalati umani realizzati con un design in CGI da PlayStation 2, riescono a incarnare lo spirito comico della sua cifra stilistica meglio di Kristen Stewart nella commedia americana presentata pochi giorni fa nel fuori concorso della kermesse.

La Vertige racconta di un uomo in pieno hungover presentarsi d’improvviso a casa del suo miglior amico, per rivelargli di aver scoperto il segreto della vita (un po’ in stile Città di pianura): la realtà che viviamo è una simulazione. Il meccanismo comico-demenziale di Dupieux esplode come non mai, grazie all’assurdità del character design dei protagonisti: assistere a infinite conversazioni sul senso della vita tra personaggi che sembrano usciti fuori da GTA San Andreas è esilarante, tra i migliori espedienti comici mai intrapresi dal regista in vent’anni di carriera. Come avviene sempre più spesso nei film recenti di Dupieux inoltre, il cuore dell’opera non si deve ridurre a una commedia esilarante ma senza spessore, tutt’altro: Le Vertige prosegue sulla scia dei piccoli drammi surrealisti dei vari Yannick e Doppia Pelle; vale lo stesso ragionamento anche per un film più grounded del regista, uscito da pochi mesi su Mubi, come L’accident de piano. Questo perché La Vertige, partendo da una geniale parodia di Orfeo di Jean Cocteau (1950), racconta di come la vera scoperta dei protagonisti sia quella di aver scovato il nascondiglio della “vera” realtà, quella che sta fuori dal Matrix. I nostri “autentici” alter-ego sono i nostri riflessi negli specchi. Il problema della razza umana, la nostra versione di quest’ultima, è che vive dal lato sbagliato della realtà stessa: viviamo dal lato incasinato dello specchio.

E al di là di ogni considerazione su quanto la nostra versione dell’umanità faccia schifo e meriti l’estinzione secondo l’autore, è interessante osservare come il mondo, nella visione di Dupieux, diverrebbe una sorta di Grand Theft Auto nella vita reale, qualora ci liberassimo dal senso di responsabilità e dalla paura. Perché dovremmo prendere sul serio la vita, qualora essa stessa fosse un illusione, l’invenzione di un Dio annoiato? Da qui la scelta geniale di concepire le animazioni del film come se fossero quelle di un videogame sfrenato e delirante, come quelli della sopracitata Rockstar Games.

Voto:
3.5 out of 5.0 stars

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