Ora che il programma del festival è stato ufficialmente svelato, siamo qui a proporvi una serie di titoli ad hoc da recuperare in vista dell’inizio della manifestazione. L’articolo si rivolge principalmente ad alcuni titoli (i più significativi) dei registi e delle registe in concorso, con qualche piccola eccezione per le sezioni parallele.
Per ogni autore, troverete una piccola scheda introduttiva e una breve lista di film (o serial) di sua produzione; i primi due consigli, sono rivolti a chi sta approcciando al suo cinema per la prima volta: sono in breve, un’infarinatura generale per imparare a decodificare la poetica del regista; il consiglio bonus invece, fa riferimento a un’opera da recuperare, qualora conosciate già le basi del cinema del/della regista.
Vi ricordiamo che la nostra redazione sarà al festival dal 12 al 19 maggio, pronta a coprire i principali titoli di concorso, fuori concorso e Un Certain Regard.
Buona lettura.
Concorso
Hirokazu Kore’eda

Kore’eda è uno dei veterani della kermesse, vincitore della Palma d’oro nel 2018 con Un affare di famiglia. Presenta (quasi) ininterrottamente le proprie opere a Cannes da vent’anni e ha alzato al cielo altri due premi (Gran Premio per Father and Son e miglior sceneggiatura per L’innocenza nel 2023). Il suo Sheep In The Box è solo il primo dei due film che ha realizzato quest’anno ed è un serissimo candidato per il palmares 2026. Ci sentiamo di dire che Kore’eda è tra tutti gli autori presenti a Cannes quello da recuperare imprescindibilmente, non solo per ragioni di prestigio, come appena spiegato, ma anche e soprattutto in virtù della sua importanza capitale nel cinema asiatico contemporaneo di stampo sociorealista. In un certo senso, sarà interessante vederlo competere nello stesso concorso di Ryusuke Hagamuchi, uno dei suoi eredi.
Titoli consigliati: Father and Son (2013), Un affare di famiglia (2018)
Bonus: Air Doll (2009)
Ryusuke Hamaguchi

A proposito di possibili premiati, Hamaguchi è il primo indiziato (per lo meno ai blocchi di partenza) per la Palma di quest’anno. Hamaguchi è una sentenza ai festival: vince sempre. Nel 2021, si è aggiudicato il premio per la sceneggiatura con Drive My Car, nello stesso anno in cui (tre mesi prima) aveva vinto il gran premio della giuria a Berlino con Il gioco del destino e della fantasia; nel 2023, ha vinto un altro gran premio, quello veneziano, con il magnifico Il male non esiste. Il suo nuovo gioiello, Soudain (titolo internazionale All Of A Sudden), è stato girato in Francia. Prima o poi, il talentuoso regista dovrà vincere un primo premio a un festival europeo: quale occasione migliore del suo esordio in lingua francese?
Titoli consigliati: Il gioco del destino e della fantasia (2021), Drive My Car (2021)
Bonus: Happy Hour (2015)
Pedro Almodovar

Se non è il più grande cineasta spagnolo di tutti i tempi, poco ci manca. Pedro Almodovar torna a Cannes sette anni dopo la mancata Palma al suo capolavoro Dolor y Gloria, andata poi a Parasite. Nel frattempo, il maestro madrileno ha vinto due leoni d’oro: uno alla carriera nel 2020 e uno nel 2024, in concorso, per La stanza accanto. Che sia la volta buona per il primo premio nel Tempio del cinema europeo? Amarga Navidad (lett. Natale Amaro) è già uscito in Spagna lo scorso mese, incassando 1.6 milioni di euro. La “non esclusività” della pellicola potrebbe limitarla, in ottica palmares, ma mai dire mai.
Per quanto riguarda i consigli, il primo dei due è un film epocale, manifesto dell’esplosione di colori e libertinismo avvenuta in Spagna con la fine del franchismo. La seconda invece, “si limita” a essere il capolavoro del regista.
Titoli consigliati: Pepi, Luci, Bom e le altre ragazze del mucchio (1980), Parla con lei (2002)
Bonus: Madres Paralelas (2021)
Lukas Dhont

“Questo film ci è stato inviato ieri, all’ultimo secondo e lo abbiamo inserito in concorso”. Con queste parole Thierry Fremaux ha introdotto Coward di Lukas Dhont, talentino belga, già presente in concorso nel 2022 col fiacco Close, che si aggiudicò un premio. Speriamo che questa sua terza opera segni il ritorno del grande regista che ha dimostrato di poter essere con il suo primo, meraviglioso film: Girl.
Titolo consigliato: Girl (2018)
Bonus: Close (2022)
Pawel Pawlikowski

Uno dei premi Oscar in concorso, Pawel Pawlikowski “chiude” una (ipotetica) trilogia di film in costume con Fatherland, terzo lungometraggio consecutivo girato con un suggestivo abito in velluto bianco e nero. Con protagonisti Hanns Zischler e Sandra Hüller, nei panni di Thomas ed Erika Mann, è un serio contendente al premio per l’interpretazione femminile. La Hüller è in un momento d’oro: ha vinto l’orso d’argento alla scorsa Berlinale per Rose, oltre ad aver portato a casa la sua prima candidatura agli Oscar nel 2024 per Anatomia di una caduta (presentato proprio a Cannes). Riuscirà a raggiungere un traguardo epocale vincendo due festival nella stessa stagione?
Titoli consigliati: Ida (2013), Cold War (2018)
Bonus: My Summer of Love (2004)
Rodrigo Sorogoyen

Un altro madrileno in concorso. Qui, il discorso è diverso ma uguale a quello fatto per Hamaguchi: Sorogoyen non sbaglia un colpo, ma non vince mai ai festival. Nel 2022 consegnò all’ultimo secondo il suo immenso As Bestas, che fu relegato alla sezione non competitiva di Cannes; il suo Madre ottenne il premio Orizzonti per la miglior interpretazione femminile nel 2019 e il corto omonimo del 2017 da cui è stato tratto, portò a casa una storica candidatura all’Oscar l’anno seguente. El Ser Querido vede nel suo cast Javier Bardem e punta di diritto a un posto nella lista dei buoni della giuria di Park Chan-wook.
Titoli consigliati: Madre (2019), As Bestas (2022)
Bonus: Dieci capodanni (2024), Serie TV disponibile su Rai Play
Laszlo Nemes

Altro mistero della fede: la sua opera prima, Il figlio di Saul, gli è valso un Oscar al miglior film straniero nel 2016 e il gran premio della giuria a Cannes l’anno prima. Da lì in avanti, Nemes ha presentato due film in concorso a Venezia: Tramonto e Orphan, entrambi disastrosi. Che il ritorno a Cannes sia sintomatico di una resurrezione artistica? Nel cast di Moulin, ci sono Gilles Lellouche e Lars Eidinger (il “nuovo” Brainiac del DCU di James Gunn).
Titolo consigliato: Il figlio di Saul (2015)
Asghar Farhadi

Sesto regista premio Oscar (finora) nella nostra lista, Asghar Farhadi è uno dei mastri del cinema iraniano contemporaneo (post-rivoluzionario), assieme a Panahi e Rasoulof (premiati negli ultimi due anni a Cannes). Questa volta, ha realizzato un film in Francia, chiamato Parallel Tales, con Vincent Cassel, Isabelle Huppert, Virginie Efira e Catherine Deneuve: un cast eccezionale di star francesi multi-generazionali. Insomma, una lista degli invitati che rende il film di Farhadi una delle punte di diamante della straordinaria line-up della kermesse.
Titoli consigliati: Una separazione (2011), Il cliente (2016)
Bonus: Il passato (2016), primo film recitato in francese del regista
Cristian Mungiu

Uno dei maestri della New Wave del cinema rumeno, amatissimo tra il cultori delle cinematografie europee, Cristian Mungiu ha vinto la Palma d’oro nel 2007 con il suo 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni; nel 2012 invece, Oltre le colline ha ottenuto ben due premi: interpretazione femminile e sceneggiatura, premio poi ribadito anche nel 2017 da Un padre una figlia. Praticamente, Mungiu ha vinto quattro premi con i suoi ultimi quattro film in concorso. Il nuovo capitolo della sua filmografia si intitola Fjord e ha nel cast un Sebastian Stan irriconoscibile, oltre alla fresca candidata Oscar Renate Reinsve (che vinse nel 2021 come migliore attrice a Cannes per La persona peggiore del mondo di Joachim Trier).
Titoli consigliati: 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni (2007), Animali selvatici (2022)
Bonus: Racconti dell’età dell’oro (2009)
Andrej Zvjagincev

Autore russo di culto, Andrej Zvjagincev non ha mai smesso di attrarre i principali festival europei. Nel 2003, al suo esordio assoluto dietro la macchina da presa, ha vinto il Leone d’oro alla Mostra di Venezia con Il ritorno. Gli sono bastati relativamente pochi anni per tornare a vincere, questa volta a Cannes, il premio alla sceneggiatura con il suo cult Leviathan, nel 2014 (vincerà pochi mesi dopo un inaspettato Golden Globe al miglior film straniero). Nel 2017 invece, è stata la volta di Loveless, insignito del premio della giuria. Anche Zvjagincev è un serio contendente al primo premio, come molti dei colleghi di quest’anno: il suo Minotaur va tenuto d’occhio.
Titoli consigliati: Leviathan (2014), Loveless (2017)
Bonus: The Banishment (2007)
Na Hong-jin

Uno degli incroci più intriganti del concorso di quest’anno, è legato alla presenza di un autore (e che autore!) coreano nella sezione competitiva del festival. Na Hong-jin, dieci anno dopo il fantastico The Wailing (Goksung), torna dietro la macchina da presa, pronto a essere giudicato dal connazionale Park Chan-wook. Hope, è stato descritto da Thierry Fremaux come un film d’azione, in antitesi con il poliziesco/horror di The Wailing. Insomma, sembra che l’autore classe 1974 possa tornare sui passi di The Chaser, suo esordio alla regia, action-thriller purissimo con Kim Yoon-seok e Ha Jung-woo; nel 2008, The Chaser fu presentato proprio a Cannes, come proiezione di mezzanotte, fuori concorso, proprio come The Wailing otto anni dopo. Si tratta della prima volta in una sezione competitiva per Na Hong-jin, riuscirà a convincere la giuria presieduta da Park?
Titoli consigliati: The Chaser (2008), The Wailing (2016)
Bonus: The Yellow Sea (2010)
Ira Sachs

Diciamocelo, Ira Sachs ha sempre prediletto la timida neve del febbraio berlinese, al sole del lungomare della Croisette, nel corso della sua carriera. Regista tendenzialmente “berlinese” in ambito festivaliero, è l’unico americano in concorso a Cannes 79.
Dopo aver lavorato per due lungometraggi consecutivi assieme a Ben Whishaw, Sachs ha deciso di affidare un ruolo da protagonista a Rami Malek in un film destinato a un festival europeo (tremate!). Gli ingredienti per un incidente apocalittico sono tutti sul tavolo, in sostanza. In ogni caso, il regista americano, in seguito a una carriera lunga più di trent’anni, ha completato un personale ricambio generazionale tra i suoi spettatori grazie a Passages, che nel 2023 è finito per diventare un piccolo cult, forte del triangolo sentimentale tra Whishaw, Franz Rogowski e Adele Exarchopoulos. Nel 2019, Sachs ha presentato Frankie in concorso a Cannes, venendo accolto male da critica e pubblico; gli altri lungometraggi dell’autore, sono stati presentati in altre sedi, segnaliamo gli ultimi tre: Passages, Little Men e Peter Hujar’s Diary hanno tentato la via invernale dei festival: Sundance e poi Berlinale.
Titoli consigliati: Keep the Lights On (2012), Passages (2023)
Bonus: Frankie (2019)
Fuori concorso
Nicolas Winding Refn

Uno dei ritorni più graditi dell’intera annata: un decennio dopo l’esordio dell’immenso The Neon Demon, proprio a Cannes, “NWR” torna a dirigere un lungometraggio. Non vano ovviamente ignorate le due miniserie realizzate per Prime e Netflix uscite tra il 2019 e il 2022, Too Old to Die Young e Copenhagen Cowboy. Tuttavia, il ritorno all’autentico buio della sala cinematografica del maestro danese ha un sapore diverso.
L’unico grande riconoscimento della carriera di Refn, risale al 2011, anno in cui il suo Drive con Ryan Gosling ottenne il premio per la miglior regia al Festival di Cannes, la cui giuria era presieduta da Bob De Niro.
Fremaux ha dichiarato che Refn stesso ha scelto di finire fuori concorso con Her Private Hell (le cui musiche sono state composte da Pino Donaggio!), sul quale non sono disponibili grandi informazioni. Il cinema di Refn andrebbe recuperato in toto, ma volendo semplificarvi il lavoro…
Titoli consigliati: Solo Dio perdona (2014), The Neon Demon (2016)
Bonus: Bleeder (1999), Valhalla Rising (2008)
Quentin Dupieux

Uno dei registi più stravaganti del panorama europeo, surrealista per auto-ammissione, Quentin Dupieux presenterà ben due opere a Cannes (una fuori concorso, l’altra alla Quinzainne). Quella più attesa, Full Phil, segna il suo esordio in lingua inglese. Nel cast, Woody Harrelson (che fa il suo ritorno a Cannes quattro anni dopo Triangle of Sadness), Kristen Stewart ed Emma Mackey. Una delle caratteristiche del cinema di Dupieux, è la prolificità. Ormai, realizza un paio di film l’anno. Nel 2025 infatti, abbiamo visto (e recensito) il suo clamoroso L’accident de piano alla Festa del Cinema di Roma, un anno dopo la presentazione de Il secondo atto in apertura qui a Cannes (in Italia il film è ancora inedito). Vale lo stesso discorso fatto per Refn: se potete, recuperate tutto quello che ha realizzato, tutto (i suoi film tendono anche a durare meno di novanta minuti in media). In ogni caso, i consigli in sintesi sono qui:
Titoli consigliati: Rubber (2010), Doppia pelle (2019), Daaaaaalí! (2023)
Bonus: Fumare fa tossire (2022), L’accident de piano (2025)
Cannes Premiere
Kiyoshi Kurosawa

Questo signore qui, è uno dei più grandi autori di genere della sua generazione: classe 1955, Kurosawa esplode a fine anni ’90 con un autentico capolavoro del J-Horror: Cure, recentemente riproposto in sala in Italia. Da sempre ossessionato dalle derive tecnologiche ha poi diretto il lugubre Pulse, spiralico incubo postmoderno. La sua storia con i festival è da sempre sfortunata, avendo presentato soltanto un’opera in concorso ai Big 3 del cinema europeo (Venezia, Cannes, Berlino) in oltre quattro decenni di operato: nel 2020, a più di 65 anni, a Venezia (Wife of a Spy). Sulla Croisette, nello specifico, ha marciato soltanto quattro volte, venendo relegato ad Un Certain Regard (pur avendo iniziato a fare film vent’anni prima del suo debutto nella sezione, tendenzialmente dedicata alle “nuove voci” del cinema mondiale): Pulse (2001), Tokyo Sonata (2008), Journey to The Sure (2015) e Before We Vanish (2017).
The Samurai and the Prisoner verrà proiettato nella sezione Cannes Premiere e in redazione non vediamo l’ora di saperne di più.
Titoli consigliati: Cure (1997), Pulse (2001), Tokyo Sonata (2008)
Bonus: Sweet Home (1989), Cloud (2024)