Dopo il grandioso successo della trilogia dedicata all’Uomo Ragno con protagonista Tom Holland, e soprattutto dopo lo straripante exploit al box-office globale di Spider-Man: No Way Home (1.91 miliardi di dollari), riportare sul grande schermo l’Arrampicamuri non era sicuramente una sfida semplice – considerando anche le particolari condizioni produttive ed editoriali del progetto (la collaborazione tra Sony Pictures e Marvel Studios, che deve generare risultati soddisfacenti per entrambi).
Spider-Man: Brand New Day, dunque, si pone come un peculiare campo di negoziazione tra numerose istanze produttive, editoriali e creative. Innanzitutto, il film è a tutti effetti il sequel di No Way Home e deve, necessariamente, riprendere la storyline relativa all’amnesia collettiva causata dall’incantesimo di Doctor Strange, per cui Peter Parker è stato cancellato dalla memoria di tutti coloro che lo conoscevano. Allo stesso tempo, la pellicola intende riportare le gesta eroiche di Spider-Man in un contesto più urbano e con i piedi per terra rispetto alla grandeur “multiversale” del capitolo precedente, sebbene nell’ultima fatica diretta da Destin Daniel Cretton non manchi una succosa parentesi sci-fi à la Roger Corman relativa alla mutazione genetica che affligge il povero Peter.
Come se ciò non bastasse, Brand New Day è comunque l’ennesimo tassello del Marvel Cinematic Universe; pertanto, il film opera nei riguardi del grande mosaico di Kevin Feige in tre dimensioni distinte ma sovrapposte: il passato, con il ritorno dell’Hulk old-style di Mark Ruffalo e la Vedova Nera di Florence Pugh, il futuro, con l’introduzione di Jean Grey (Sadie Sink) in vista dell’imminente X-Men e, infine, la televisione, visto il crossover con Daredevil: Born Again incarnato dalla presenza nel film di Frank Castle/The Punisher (Jon Bernthal).
A fronte di una checklist generale così complessa – o semplicemente molto complicata – resta, tuttavia, un’ultima casella da spuntare: la love story tra Peter Parker e MJ, elemento di fondamentale importanza soprattutto in virtù della reale relazione sentimentale esistente tra Tom Holland e Zendaya, i quali proprio in occasione dei tour promozionali di Odissea e Brand New Day non hanno fatto altro che ufficializzare ed evidenziare pubblicamente la loro natura di marito e moglie.
Dato che risulterebbe abbastanza pleonastico sottolineare quanto il web (soprattutto i social come TikTok) sia invaso di commenti e contenuti fanmade rivolti alla coppia attualmente più amata di Hollywood, è meglio concentrarsi su una domanda invero molto semplice, ma che può regalare qualche risposta abbastanza interessante: in un film così rocambolesco e ricco di action come Spider-Man: Brand New Day, c’è davvero spazio a sufficienza per la love story tra Peter e MJ? E, se sì, com’è possibile
Invero, il bellissimo film di Cretton contiene un’anima profondamente romantica, a sua volta ammantata da un pizzico di struggente nostalgia. Da questo punto di vista, risulta utile frequentare il concetto tedesco di “Sehnsucht“, traducibile comunemente con “desiderio” oppure, più correttamente rispetto all’etimologia, con “dipendenza dal desiderio” (“Sehnen“, il “desiderio ardente”, e “Sucht“, la “dipendenza”). Il termine, usato con quest’accezione soprattutto durante il Romanticismo, fu riletto nel Novecento dal filosofo Martin Heidegger nel senso di nostalgia, ovvero “dolore della vicinanza del lontano” (Chi è lo Zarathustra di Nietzsche?, in Saggi e discorsi, Mursia, p.71).
Entrambe le interpretazioni risultano valide ai fini del nostro discorso, in quanto Brand New Day racconta di sentimenti e passioni congiuntamente incastrate in un limbo tra il passato e il futuro. Lo struggimento di Peter, mostratoci da Cretton con discrezione ma in modo puntuale, è generato proprio dal fatto di essere costretto a desiderare qualcosa che non può avere e che sarebbe meglio non ottenere; ricostruire l’amicizia con Ned Leeds (Jacob Batalon) e il rapporto amoroso con MJ vorrebbe dire, infatti, metterli nuovamente in pericolo. Insomma, ciò che prova e che tormenta Parker è questo continuo peregrinare del suo animo tra un ritorno al passato e un futuro che non sarebbe altro che la restaurazione di ciò che esisteva prima – due traiettorie semanticamente corrispondenti e inclini al concetto di nostalgia.
La dimensione nostalgica del film, ben evidenziata dalla riproposizione a mo’ di flashback di scene provenienti dalle tre pellicole precedenti, si complica ulteriormente se riflettiamo in ottica metatestuale sul rapporto, quasi morboso, che la stessa Sony ha instaurato tra e con le varie opere cinematografiche dedicate a Spider-Man nel corso degli ultimi ventiquattro anni (soprattutto quelle firmate da Sam Raimi). In No Way Home abbiamo visto quanto l’Uomo Ragno di Tom Holland avesse bisogno delle altre versioni del personaggio (quelle di Tobey Maguire e Andrew Garfield) per portare a compimento un’origin story durata ben tre film; da questo punto di vista, è evidente che l’ultima pellicola Marvel di Jon Watts fosse – inevitabilmente insieme al dittico animato di Spiderverse – un autentico manifesto della nostalgia. Pertanto, era lecito supporre che Sony avrebbe quantomeno posto un freno a tutto ciò in Brand New Day; al contrario, il film di Cretton non perde occasione, praticamente in ogni scena, di citare apertamente gli Spider-Man di Marc Webb (non manca l’ennesimo riferimento alla caduta mortale di Emma Stone, qui sostituita da Zendaya proprio come in No Way Home – sostanzialmente un’assurda citazione al quadrato) e soprattutto quelli videoludici di Insomniac e i capolavori di Sam Raimi (in questo caso, l’elenco di riferimenti sarebbe davvero lungo e ve lo risparmiamo, confidando nell’abbondanza di video online sul tema).
In parole povere, Spider-Man non può fare a meno di Spider-Man e Sony non può evitare di farlo presente al suo pubblico.
Insistendo sulla nostalgia, stavolta intesa come Sehnsucht nel senso heideggeriano di “dolore della vicinanza del lontano“, non può che venire in mente forse la scena più bella del film, per cura del dettaglio e dolcezza. Dopo l’ennesimo episodio carico di azione e spettacolo (l’adrenalinico scontro con Hulk con vista su Central Park), Cretton eleva il tono drammatico della pellicola presentando una scena da perfetto Kitchen sink ambientata nel rustico rifugio di Frank Castle: MJ ha trovato la lettera scritta da Peter e a lei destinata, in cui è rivelata tutta la verità su loro due e sull’incantesimo che li ha separati. Il personaggio interpretato dall’ottima Zendaya non può accettare la dichiarazione d’amore di Peter, in quanto non ricorda i momenti vissuti con lui e, non conoscendolo realmente, non può amarlo. Prima di abbandonare l’edificio, tuttavia, MJ chiede a Peter un passaggio per tornare a casa e l’eroe non può far altro che indossare la maschera e accompagnarla svolazzando tra i grattacieli di New York. Ed è esattamente in questo momento che assistiamo alla scena più romantica del film: un banalissimo campo/controcampo alterna il volto mascherato di Peter a quello affranto di MJ, entrambi in primo piano. La macchina da presa, stretta frontalmente sui loro volti, si limita a seguire il movimento oscillatorio dei due giovani, mentre la musica scritta da Michael Giacchino (poche, tenere e sommesse note di pianoforte e chitarra) si integra meravigliosamente con i rumori del vento e delle ragnatele. In questa manciata di secondi MJ e Peter sono stretti l’una all’altro, avvinti in un abbraccio obbligato che certifica proprio quel senso di dolore della vicinanza del lontano.
Questa scena, dolente e poetica insieme e gestita alla perfezione da Cretton per quanto concerne i toni, rima bene con due delle ultime inquadrature del film: sia Peter, sia MJ sono inquadrati mentre osservano separatamente il tramonto su Manhattan dal tetto di un palazzo. Nell’ultimo quadro dedicato a Zendaya, la mdp la cattura di profilo e in primo piano, per poi virare con uno stacco sul dettaglio dell’oggetto che stringe tra le mani: la Black Dahila, ovvero la collana che Peter le regala a Venezia in Far From Home e diventata il simbolo del loro amore. Il monile torna prima in No Way Home e poi in Brand New Day, film nel quale assume un nuovo significato: sebbene MJ abbia dimenticato tutto di Peter, continua comunque a indossare la collana da lui regalatele; nonostante l’incantesimo di Strange, la ragazza conserva ancora qualcosa legato a Peter.
Il romanticismo del film approda qui a sfaccettature leggermente dark e tormentate, ben esibite dallo splendido crepuscolo sullo sfondo e dal fatto che i due personaggi sfuggono al cliché hollywoodiano del bacio finale. Peter e MJ non tornano insieme, restano divisi su due tetti diversi e lontani, continuando a desiderarsi e a soffrire per la vicinanza del lontano.
In effetti, Spider-Man: Brand New Day, in quei pochi ma dettagliatissimi attimi in cui si cura più del suo lato drammatico che di quello action, è un film su dei “giovani adulti” tormentati, smarriti e in preda all’ansia del fallimento; non più adolescenti, ma ancora in cerca della propria identità di adulti. Pensiamo al personaggio interpretato divinamente da Sadie Sink, attrice in grado di irradiare la propria eloquente espressività in qualsiasi momento e indipendentemente dal modo in cu la mdp la inquadra. Dopo la scena di confronto onirico con Zia May (Marisa Tomei), talmente stucchevole e mielosa da approdare a una sorprendente e toccante sincerità da prodotto educational, Jean Grey abbandona la Grande Mela su un autobus e con in volto uno sguardo perso nel vuoto, anelante qualcosa di non detto.
Per concludere questo approfondimento, non si può non menzionare l’altra storyline che nel film ricade a tutti gli effetti nella sfera del sentimentalismo: l’amicizia tra Peter e Ned.
Anche in questo caso, Destin Daniel Cretton lavora sui dettagli e se per connotare il rapporto tra Peter e MJ sceglie il silenzio, gli abbracci e una collana, per quello tra l’eroe e il suo “tizio sulla sedia” opta per la cinefilia e un saluto. Infatti, il primo momento significativo in cui i due si riconoscono come (ex) amici è la condivisione di qualche battuta de La Compagnia dell’Anello (“Va bene allora, tieniti pure i tuoi segreti. / Se ti riferisci all’incidente con il drago, c’entravo pochissimo. Ho solo dato a tuo zio una spintarella fuori dalla porta“); e cos’è Il Signore degli Anelli se non una delle più grandi storie proprio sul tema dell’amicizia?
Per quanto concerne il saluto (handshake), basti osservare il magnifico cliffhanger che chiude la pellicola: poeticamente, la memoria muscolare di Ned conserva ancora qualche traccia del ricordo del suo migliore amico, come se il destino e il legame profondo che unisce due persone fossero più potenti dell’incantesimo di Strange. Cretton non affida questa agnizione alle parole e agli “spiegoni”, bensì a un gesto codificato in una coreografia. E, come il genio di Sam Raimi ci insegnò nel lontano 2002 con il suo seminale Spider-Man, cos’è l’Uomo Ragno se non l’esaltazione del movimento e del gesto?
L’ennesima dimostrazione che, tra un colossale set piece e l’altro, alla base di Spider-Man: Brand New Day c’è tanto melò e, soprattutto, c’è chi ha voglia di raccontare doviziosamente tutta questa emotività.