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Spider-Man: Brand New Day – Il miglior film live action sull’Uomo-Ragno da vent’anni a questa parte
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Spider-Man: Brand New Day – Il miglior film live action sull’Uomo-Ragno da vent’anni a questa parte

Copyright: Sony Pictures, Eagle Pictures

Incredibile ma vero: nell’arco di dodici mesi esatti, Hollywood è riuscita a ridare dignità cinematografica a due dei più importanti eroi a fumetti di sempre: se grazie a James Gunn la virtù principale di Superman è tornata a essere la gentilezza, grazie a Destin Daniel Cretton, quella di Spider-Man d’ora in avanti è l’empatia. Che per certi versi, stando al (disastroso) passato recente del Marvel Cinematic Universe, è quello che Kevin Feige e compagni hanno tentato (invano) di raccontare attraverso il “lato oscuro” di Sentry/Bob in Thunderbolts*.

Dopo un decennio di disastri (se non nel buon debutto dell’eroe in Captain America: Civil War) l’Uomo-Ragno di casa Sony/Columbia, in prestito ai Marvel Studios, diventa finalmente un eroe, perché le basi sulle quali costruire questo (parziale) reboot del franchise di Spider-Man, sono quelle che da sempre rendono unico il personaggio: la doppia identità e il rapporto con la città di New York. Due elementi che Feige aveva prontamente omesso dal discorso, come del resto è stato fatto con la maggior parte degli eroi del MCU, universo condiviso in cui il tema del doppio è stato quasi sempre messo da parte. Questo perché gli eroi dei Marvel Studios sono eroi aristocratici, che non degnano mai di uno sguardo chi gli sta sotto, letteralmente e metaforicamente, ignari del fatto che le azioni compiute dalla maschera possano avere ripercussioni sulla vita dell’uomo che vi si nasconde dietro; non vedrete mai (se non in casi eccezionali) i vari Iron-Man, Vedova Nera e Hulk rappresentare qualcosa per i comuni mortali, proteggerli nella vita di tutti i giorni o insegnare loro delle lezioni di vita attraverso le proprie gesta.

Magari certe cose avvengono per proprietà transitiva nel mondo Marvel, senza che vengano raccontate o mostrate. Spider-Man: Brand New Day al contrario, mette sempre al centro dell’attenzione Peter come individuo contrapposto a Spider-Man come maschera. E viceversa. Perché Brand New Day è il racconto di un uomo (perché ormai lo è) che rifiuta il cambiamento, inteso come scorrere naturale del tempo. Di un uomo che sostituisce Spider-Man a Peter, perché quest’ultimo non è in grado di accettare ciò che non tornerà più (Zia May, MJ e Ned) e che pertanto si rifiuta di vivere. L’individuo diventa Spidey, la maschera Peter.

E in una storia che inizia raccontandoci un Peter Parker ingessato come individuo, che passa le giornate con sempre indosso il costume, mettendo sé stesso da parte, è interessante notare come l’espediente narrativo che mette in moto il secondo atto del film sia il conflitto con il proprio corpo: la genetica del personaggio evolve, come una sorta di pubertà ritardata (definizione calzante per raccontare questo punto di svolta nella saga di Spider-Man-MCU), con tanto di allegoriche forme di eiaculazione (forse sì, un po’ troppo eccessive e reiterate fino allo sfinimento) e scatti d’ira scalmanati.

Cretton inoltre ci regala alcuni entusiasmanti giri sulle montagne russe, da un punto di vista dell’action, vedi le sequenze con protagonisti Hulk e i combattenti della Mano. E per quanto il senso generale del suo sguardo sul mondo di Peter sia assolutamente coerente col personaggio, purtroppo riduce spesso la dinamicità delle doti atletiche dell’eroe a delle banali scelte di composizione, come movimenti di camera delicati che ribaltino l’asse dell’inquadratura, o plongée. Ma va ribadito: se la forma è banale, il contenuto di ogni sequenza in cui l’eroe è ritratto da solo a spasso tra i grattacieli di Manhattan, riconduce il personaggio sulla retta via, dopo anni in cui era troppo distratto da dinamiche liceali che non interessavano a nessuno, viaggi in Europa e Boss Fight con gli antagonisti dei film di Sam Raimi e Marc Web.

E a proposito di quanto di abominevole realizzato con i tre film precedenti, diretti dall’irreprensibile Jon Watts, Brand New Day ci ha regalato le due scene che stabiliscono una volta per tutte chi è, in quanto cittadino e supereroe, il Peter Parker di Tom Holland: è sia Peter che Spider-Man, senza che l’uno prenda il sopravvento sull’altro. Ma è soprattutto un uomo sensibile, che ha finalmente un dolore (la fantomatica “morte di zio Ben” che accompagna tutte le altre incarnazioni cinematografiche) e che riesce a tradurre in energia riciclata, ripulita, utile: empatia.

Seguono alcuni SPOILER

E da questo punto di vista, è significativo come la protagonista femminile dell’opera non sia MJ, per una volta (per quanto l’incredibile Zendaya sia protagonista di almeno tre scene splendide dedicate al rapporto neo-neo-nato tra lei e Peter/Spider-Man). Jean Grey (Sadie Sink) rappresenta per una volta un tentativo riuscito da parte di Kevin Feige di far intromettere un personaggio del macro-cosmo Marvel in un progetto stand-alone senza compromettere la riuscita del film (basti pensare a Kang in Ant-Man 3). Il dolore della giovane donna dialoga bene con quello del protagonista, incastrandosi divinamente nella scena madre del film (che, ribadiamolo, è la versione smussata di quella di Thunderbolts*), per quanto risulti scolastica nei dialoghi. La scena poi è impreziosita da due elementi: il consenso che Peter dà a Jean quando lei tenta di entrare nella sua mente e il senso di ragno che gli permette di avvertire in anticipo il proiettile scagliato da Punisher, usando il proprio corpo come scudo umano e salvare la futura Fenice Nera.

Il senso dell’eroismo di Spidey si riassume in questa formidabile sequela di scene ricche di pathos e azione ben coreografata, rovinata dall’insulsa presenza del Punitore interpretato da Jon Bernthal, che in questo film è utile come una forchetta nel brodo, grazie anche a un costume di scena ridicolo e da una prova macchiettistica (per usare un eufemismo) da parte di Bernthal (che non è l’unico attore di The Bear presente nel cast!).

La ciliegina sulla torta? Vedere la città colorarsi di rosso e blu per il suo eroe, quando trascorre un lungo periodo in ospedale, privo di coscienza per il proiettile che lo ha trafitto. Con il bambino vestito da Spider-Man che fa il gesto della ragnatela a Peter, una volta uscito dalla clinica, in abiti borghesi. Questo, è lo Spider-Man che abbiamo atteso a lungo. E ad avvalorare questa chiave interpretativa, i titoli di coda, che per una volta in un film Marvel non sono delle orribili animazioni che ricreano alcune scene del film appena visto, ma riprese di scene di vita quotidiana in giro per la città. Il film finisce con New York, non con l’eroe, non con i suoi amici, non con la sua ragazza.

Dulcis in fundo, la Manhattan di Brand New Day è un parco giochi colorato e ricco di spunti, per un eroe iperattivo e dinamico come l’amichevole Uomo-Ragno di quartiere, in cui vediamo muoversi all’impazzata personaggi come Yelena, Hulk/Bruce Banner, Punisher, La Mano, Scorpion e Jean Grey. Un altro passo avanti per una città che è spesso stata ritratta come un mortorio, nella Saga del Multiverso (e non solo).

Voto:
3.5 out of 5.0 stars

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