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Le conseguenze dell’amore: Paolo Sorrentino e l’importanza del silenzio – Un’analisi della colonna sonora

La musica è il silenzio tra le note” 

Questa frase è stata attribuita come citazione a diversi autori, tra cui Mozart, Debussy, John Cage e Miles Davis. Ciò che importa, tuttavia, non è chi l’abbia pronunciata per primo, bensì il suo significato.  

In musica, le pause sono importanti tanto quanto le note. Invero, hanno tante funzioni: permettono al musicista di riposare, al pianista di allungare il dito o la mano da un tasto all’altro per raggiungere una singola nota, agli strumenti a fiato di respirare, al chitarrista di cambiare posizione preparandosi all’accordo successivo. La funzione più importante di tutte, però, è quella di generare il silenzio. Anche quel silenzio riempie dello spazio, arricchendo la bellezza delle note successive.  

Nell’articolo precedente, dedicato alle musiche di Taxi Driver, abbiamo parlato delle figure musicali; quello che è importante aggiungere è che a ogni nota musicale è correlata una pausa specifica.

Fig. 1: le pause musicali

Se la figura musicale di maggior valore è la semibreve, avremo la pausa di semibreve, come possiamo notare osservando la prima battuta del pentagramma illustrato in Fig. 1. Nella stessa immagine, abbiamo a seguire: pausa di minima, semiminima, croma, semicroma, biscroma e semibiscroma. I silenzi sono importanti in musica così come nel cinema, e infatti l’articolo di oggi si concentrerà su Le Conseguenze dell’Amore (2004) di Paolo Sorrentino

La colonna sonora è stata scritta da Pasquale Catalano, compositore napoletano conosciuto principalmente per le musiche di Napoli Velata (2017) di Ferzan Özpetek, per cui ha ricevuto la candidatura ai David di Donatello. Il film non presenta solo composizioni originali, ma anche molti brani su licenza, come le composizioni di musica elettronica dei Boards Of Canada, degli Isan e il post rock dei Mogwai. 

Ma è il silenzio ciò che ruota attorno al film ed al suo protagonista: Titta Di Girolamo. Terminata la prima sequenza del film dove, sulle note della canzone Scary World Theory di Kali Puma, il fattorino con la valigia termina il suo viaggio sulla scala mobile, ci viene presentato il protagonista.

Fig. 2: la presentazione “senza note” di Titta Di Girolamo

La Fig. 2 si riferisce alla trascrizione delle note: non ce ne sono, possiamo solo udire “un uomo che non si ritiene frivolo”. Nella scena dove Titta svela il suo “segreto inconfessabile” è presente, oltre che la sua voce, solo il ticchettio di un orologio.  Anche il finale del film, proprio come l’incipit, è completamente privo di musica e ciò che ci abbandona è una frase: 


Una cosa sola è certa, io lo so. Ogni tanto, in cima ad un palo della luce, in mezzo ad una distesa di neve contro un vento gelido e tagliente, Dino Giuffrè si ferma. La malinconia lo aggredisce, e allora si mette a pensare. E pensa che io, Titta Di Girolamo, sono il suo migliore amico.” 

Ci sono, inoltre, sequenze musicali del film con pochissimo movimento armonico o melodico (quindi di accordi o di singoli suoni). Nella scena in cui Titta descrive la sua insonnia, è presente Subtle Body dei Fila Brazillia, un lunghissimo brano caratterizzato da nient’altro che tre accordi, ripetuti su un pianoforte elettrico e un effetto sonoro, il riverbero. Potete ascoltare il brano in questione direttamente qui sotto:

Tornando invece ai brani scritti appositamente per il film, il compositore si è servito di una sezione di archi.

Fig. 3: la sezione degli archi

Osservando la Fig. 3, possiamo notare la grande semplicità della melodia suonata dai violini: non abbiamo altro che la nota di Do ripetuta per quattro battute, mentre nell’ultima è presente la nota di Si. Anche il contrabbasso mantiene una grande semplicità e in quanto lo strumento più grave, e che quindi può raggiungere le note più profonde, ci sottolinea con estrema chiarezza su quali accordi è costruita la composizione: La minore, Re minore, Fa Maggiore, La minore, Sol Maggiore. Gli accordi (di cui troverete una spiegazione nei precedenti articoli) vengono distinti in quattro gruppi, ma i due gruppi fondamentali restano sempre quelli degli accordi maggiori e minori. Prima di spiegare la differenza tra i due, è bene comprendere cos’è un accordo e come è formato. Come già spiegato nei precedenti contributi della rubrica, l’accordo è una serie di note che vengono suonate simultaneamente e può essere formato da un numero di note che va da tre fino addirittura a dodici. In questa analisi ci riferiamo ad accordi caratterizzati da tre suoni: la nota che dà il nome all’accordo, a cui ci si riferisce con il termine “fondamentale” (ad esempio, l’accordo di La minore si chiama così perché la nota di riferimento è il La), poi la terza (detta “mediante“) e la quinta (detta “dominante“). A seconda della posizione in cui troviamo la terza nota, l’accordo sarà definito maggiore o minore. Nel nostro caso, abbiamo tre accordi minori e uno maggiore. 

La sezione dei violoncelli e quella delle viole suonano le stesse note, che fungono da accompagnamento per i violini. Potete ascoltare tutta la sezione degli archi, che vi abbiamo appena illustrato, direttamente qui sotto:

Allontanandoci dal discorso armonico, occupiamoci adesso di quello melodico.

Fig. 4: il tema di Titta e Sofia

Il tema principale, riproposto più volte durante il film, è scisso tra due strumenti: la viola e il violino. come potete osservare nella Fig. 4.. Le note della viola sono estremamente semplici e vengono riproposte più volte. Lo stesso discorso vale per le figure ritmiche utilizzate, infatti ne abbiamo solo due, ovvero la semiminima e la minima. 

Il violino è molto più interessante, in quanto caratterizzato da una maggiore varietà ritmica, sebbene presenti, come e la viola, un pattern molto ripetitivo. Per il violino, il tema risulta molto acuto e si spinge verso un’intonazione che potrebbe mettere in difficoltà qualche violinista. Non a caso, il tema è intitolato Sofia. Potete ascoltare il tema in questione direttamente qui sotto:

In questa composizione possiamo quasi identificare i nostri personaggi. Titta è rappresentato dalla viola: statica, lenta e ripetitiva. Il personaggio interpretato da Servillo non ha molto da fare durante la giornata, tranne quando gli viene consegnata una valigia. Sofia, invece, è molto più dinamica, come un violinista che vuol raggiungere delle note rischiando un’impostazione scomoda delle dita; anche lei è incosciente e imprevedibile, accettando il rischio di entrare nella vita di Titta sebbene le abbia confidato chi sia davvero. La definizione perfetta di questo personaggio ce la fornisce Louis Ferdinand Cèline, nel suo capolavoro Viaggio Al Termine Della Notte:

Il ritmo della sua vita scaturiva da altre sorgenti, che non le nostre, striscianti per sempre le nostre, invidiose. Questa forza allegra, precisa e dolce insieme, che l’animava dai capelli alle caviglie ci veniva a turbare. Ci inquietava in un modo incantevole, ma ci inquietava, è la parola.

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