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Taxi Driver: l’ultima opera di Bernard Hermann – Un’analisi della colonna sonora

I don’t do pictures about taxi drivers!

Queste sono le parole che Bernard Herrmann rivolse a Martin Scorsese quando questi gli chiese di scrivere una colonna sonora per il suo ultimo film. Attaccò bruscamente il telefono e costrinse Scorsese a recarsi a Londra per cercare di convincerlo. Il regista era determinato: non voleva nessun altro compositore e in fase di scrittura del film aveva già in mente di commissionare le partiture a Hermann. Quando lo incontrò, gli mostrò delle scene girate e gli raccontò di cosa parlava il film: alienazione, solitudine, follia. Il compositore si convinse e scrisse così il suo ultimo capolavoro.

Le registrazioni della colonna sonora di Taxi Driver terminarono il 23 dicembre del 1975. Quella sera Hermann cenò con il regista Larry Cohen (avrebbe dovuto registrare la colonna sonora del suo nuovo film God Told Me To). Il giorno dopo, il compositore venne ritrovato senza vita nella sua camera d’albergo. Da Psycho a Fahrenheit 451, da Robert Wise a Brian De Palma, le composizioni di Bernard Hermann hanno fatto la storia del cinema, rendendo la musica importante tanto quanto un attore o un’intera scena.

La colonna sonora di Taxi Driver si apre con due rilevanti presenze strumentali: un rullante di batteria e una sezione di fiati. I fiati (composti da un reparto di quattro trombe e quattro tromboni) e la batteria viaggiano su due frazioni di tempo differenti. Per chi non leggesse la musica, la frazione di tempo è un’indicazione che consente ai musicisti di capire quante note troveremo all’interno di una battuta, ovvero uno spazio definito che viene riempito e non può straripare. Immaginate uno spartito come una scatola di biscotti: se ne si mettono troppi, la scatola non può essere chiusa. Lo stesso ragionamento si applica a una battuta musicale: non si può mettere più di un certo numero di note se la frazione di tempo non lo consente.

Fig. 1: Sezione del rullante della natteria

Nel nostro caso, osservando lo spartito di Taxi Driver relativo alla sezione del rullante (Fig. 1), notiamo che la nostra scatola di biscotti è piuttosto ampia, perché ci permette di mettercene dodici. Ma allora, come mai ci sono solo sei note (o biscotti, se preferite l’analogia gastronomica) nella prima battuta? Ebbene, perché il denominatore della frazione posta all’inizio del pentagramma indica che si possono inserire dodici ottavi, che equivalgono alle crome.

Fig. 2: Il valore delle figure musicali

Le crome sono delle figure musicali, insieme alle semibrevi, minime, semiminime, biscrome e semibiscrome. Ciascuna di queste figure possiede un valore, che corrisponde a una frazione di tempo. Come potete osservare (Fig. 2), le figure più brevi hanno esattamente la metà del valore delle più lunghe. Pertanto, dato che la croma equivale alla metà della semiminima, se collochiamo quest’ultima all’interno di una battuta, essa occuperà lo spazio musicale di due crome.

In un arrangiamento jazz come questo, trombe e tromboni sono strumenti che vanno a braccetto. Entrambi possono produrre un unico suono per volta, a differenza, ad esempio, di un pianoforte che possiede più tasti che consentono di suonare più note contemporaneamente. Per questo motivo, i compositori scrivono spesso delle partiture per quattro trombe e tromboni, in modo che suonate insieme creino degli accordi. È grazie a questi otto strumenti che nasce la magia, il suono che una volta udito fa immediatamente pensare a Travis Bickle (Robert De Niro) e alla sua insonnia.

Fig. 3: La dinamica dei suoni

Eppure, le note da sole non esauriscono il discorso. Sotto ognuna di esse troviamo (Fig. 3) due sigle, “mp” e “f”, che significano rispettivamente “mezzo piano” e “forte”. Queste diciture sono indicazioni di dinamica, cioè chiariscono con quale livello di intensità occorre intonare i suoni. I fiati entrano quasi dolcemente, poi i musicisti iniziano a soffiare con più forza nei loro strumenti, creando questo aumento di volume che quasi stordisce. È la personificazione in musica dell’instabilità mentale di Travis.

Fig. 4: Il tema del sassofono

La Fig. 4, invece, illustra il tema cantato dal sassofono (potete ascoltarlo al minuto 0:46 della traccia audio in calce all’articolo). A differenza delle trombe e dei tromboni, la melodia del sassofono è la rappresentazione della delicatezza e della sensualità, ovvero il tema perfetto per il personaggio di Betsy. La musica del sax ci incuriosisce, ci intriga e ci fa desiderare di avvicinarci per osservare il personaggio più da vicino.

Le note del sassofono eseguono quella che in musica viene definita “ripetizione ritmica”. Per rendere un brano coerente nell’improvvisazione e nella composizione jazz è fondamentale la ripetizione di una formula di note. Nella terza e quarta battuta non abbiamo altro che lo stesso discorso musicale, con l’utilizzo di note differenti che corrispondono, comunque, alle stesse figure musicali.

Non è semplice per un sassofonista suonare questo tema. È proprio come Betsy: non è per tutti. E come dice lo stesso Travis “They can not touch her.

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