Dark Mode Light Mode
Carla Lonzi. Dentro e Fuori dal Mondo: Un genuino ritratto
It Ends: un’indagine su spazio e tempo della Gen-Z

It Ends: un’indagine su spazio e tempo della Gen-Z

Il 2026 si conferma ancora una volta come uno dei più entusiasmanti in termini di nuove proposte cinematografiche: sulla stregua dei successi di Curry Barker, Kane Parsons, Jordan Firstman e Marie-Clementine Dusabejambo, anche Alexander Ullom firma un’opera prima a testimonianza del suo talento cristallino.

It Ends, distribuito da I Wonder Pictures, era stato venduto da Ullom e soci a Letterboxd, che lo aveva inserito tra i titoli di lancio del suo programma di distribuzione home video, una videoteca disponibile direttamente in app per noleggiare (per un breve periodo di tempo) alcuni titoli di genere indipendenti. Al termine della finestra home-video, Neon ne ha acquistato i diritti di distribuzione cinematografica, offrendogli l’opportunità di confrontarsi con il pubblico del grande schermo. La scelta si è dimostrata vincente, in termini divulgativi, perché l’opera prima di Alexander Ullom incarna, forte di una lucidità analitica straordinaria, alcuni dei grandi incubi della Gen-Z. Ormai è chiaro: l’horror frutto delle ossessioni (touché) degli autori Gen-Z (soprattutto dei maschietti) ruota attorno a tre disagi ancestrali – rapporto con lo spazio, con la sessualità e con l’autolesionismo – tre elementi fondanti delle opere manifesto di questo decennio cinematografico (Talk to Me/Bring Her Back, Obsession, Backrooms, Together ma anche The Substance, per quanto si tratti di un’opera seconda, di una regista donna ed europea). Se Parsons, pochi mesi fa, ci ha raccontato di un maschile sempre più in crisi di identità e di un’intera generazione sempre più incapace di definire gli spazi in cui si muove, piuttosto che di riempire un contenitore asettico (la backroom di turno) attraverso l’immaginazione, in un mondo sempre più dipendente dalla creazione artificiale e dal dialogo a senso unico con immagini distorte dagli schermi verticali, dall’altro Ullom sta cercando di portare ancora di più all’estremo il concetto con il suo film. It Ends costringe quattro adolescenti, in viaggio per festeggiare la fine del liceo e l’imminente trasferimento al college, tra le quattro mura di una automobile per novanta minuti, rimasti intrappolati su una strada immersa in una foresta, apparentemente infinita e senza via di fuga. Nel loop dell’opera, è chiaro come l’eterno ritorno venga applicato a una idea ripetizione ben più tangibile, rispetto alle digressioni metafisiche dell’esistenzialismo europeo del Novecento. L’auto, rappresenta una dipendenza della Gen-Z dagli spazi chiusi, schiava della costrizione spaziale dei lockdown del 2020 e 2021, piuttosto che da di un rifiuto della socialità sempre più ineluttabile (all’apparenza).

Lo spazio però, non è l’unico ostacolo che i quattro eroi devono affrontare: il tempo è più che mai tiranno in It Ends: i ragazzi hanno al massimo 90 secondi di tempo per poter fermare l’auto in strada, prima di venire attaccati da orde di metaforici zombi: ragazzi che come loro si sono perduti lungo il vialone infinito e che pullulano la foresta tutt’attorno. In breve, la libertà per uscire dall’auto si limita alla durata-tipo di un reel o di un tik tok. Al netto del limite spazio-temporale però, è entusiasmante vedere come il giovane regista rifiuti l’idea apocalittica e nichilista del loop, insegnando ai suoi protagonisti come sopravvivere in maniera proattiva alle limitazioni del “nuovo mondo” in cui sono costretti a sopravvivere. Perché come stanno cercando di suggerirci sempre più “amici registi” (non ultimo Iñárritu ), la Gen-Z sta ereditando un non-tempo ed è sempre più postuma di sé stessa: non può salvarsi dalla catastrofe, ma soltanto da sé stessa, provando a conviverci.

Peccato per l’epilogo però: se Ullom avesse avuto il coraggio di finire il film con il cartello stradale che indica la fine della strada (e del loop), ci saremmo trovati dinanzi a un gran colpo da biliardo. Andare oltre quella splendida immagine, significa voler compiacere il pubblico con una chiusura che apre ad altri scenari.

Voto:
3.0 out of 5.0 stars

Post precedente

Carla Lonzi. Dentro e Fuori dal Mondo: Un genuino ritratto