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Berlinale 76 – The Moment: il mockumentary di Charli xcx segna la fine della ‘brat era’

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La Berlinale si tinge di verde per poche ore, grazie all’arrivo, nella sezione Panorama, del film-evento The Moment, esordio alla regia di Aidan Zamiri, noto per le sue collaborazioni con molti artisti del panorama discografico britannico e americano, da Jorja Smith a FKA Twins. Questo divertentissimo mockumentary, a metà tra dietro le quinte di un tour e una commedia irriverente à la The Office, è realizzato sulla base della collaborazione tra Zamiri e Charli xcx.

La popstar britannica esplode definitivamente nel 2024, grazie alla release di Brat, album dance/elettronico vincitore di due Grammy, che ha ricevuto istantaneamente il plauso della critica specializzata. Ma il successo dell’artista non si è limitato a premi e consensi. Brat è diventato un fenomeno pop straordinario, rendendo Charli XCX una star interplanetaria, in seguito a una carriera, fino a quel momento, fatta di pochi picchi e molta mediocrità commercialità. The Moment è il film con cui XCX e Zamiri mettono la parola “FINE” alla cosiddetta brat era, il fenomeno legato all’accoglienza del disco.

Ambientato a cavallo delle prove generali per il tour Sweat del 2024. L’elemento di fiction principale del film, è dettato dalla presenza di Alexander Skarsgaard nel cast. La star di Pillion e Little Big Lies interpreta il filosofico regista Johannes, ingaggiato dall’etichetta discografica di Charli per girare un film concerto della tournée. La sua mano finisce per prendere pieni poteri sulla messa in scena dello spettacolo, fino a edulcorare del tutto la cifra stilistica e contenutistica dell’artista (la parola brat, puttana, scritta sullo sfondo del palcoscenico ad esempio, viene sostituita da bitc#, stronza, con la ‘h’ sostituita da un asterisco). Una trasformazione che racconta della perdita di controllo del proprio lavoro da parte della protagonista.

La morale del film d’altronde ruota attorno a questo: come si affronta una nuova realtà? Come si passa dall’essere una cantante pop di seconda/terza fascia nelle classifiche locali a diventare una multinazionale su due piedi, circondata da executives, agenti e commercialisti iperattivi? Soprattutto, come si può accettare la fine di un momento fortunato? Tendenzialmente, il terrore delle case discografiche è quello di intaccare in progetti sfortunati che facciano scendere l’asticella dell’appeal di un artista, il famoso “flop” che segue il grande successo commerciale. La soluzione dei manager di Charli nel film è quella di evitare categoricamente nuovi album, piuttosto cerchiamo di far durare la brat era per sempre.

L’elemento memorabile di The Moment poi, coincide ancora una volta con la presenza del bravissimo Skarsgaard (in un momento d’oro sulla scia della grande prova in Pillion, attualmente in sala in Italia), che dà un tocco, ribadiamolo, à la The Office al backstage del tour di Charli XCX, una sorta di Michael Scott che si esprime come Werner Herzog, che applica i massimi sistemi (spesso supercazzole pretestuose) ai ragionamenti all’apparenza più elementari.

Alla fine della fiera però, resta deludente non avere praticamente mai momenti musicali, ascoltare i brani di Brat con l’impianto acustico di un cinema sarebbe stato entusiasmante, se abbinato a dei numeri musicali (magari tratti dai veri concerti della performer), purtroppo però, l’aspetto musicale è marginale nella narrazione. Errore madornale. Cosa produce il racconto di un’artista se la musica è assente? E se addirittura di quella musica non si parlasse nemmeno? Sembra quasi un elefante nella stanza da non nominare ed è un peccato mortale. Inoltre, il monologo estenuante di Charli che chiude il film, sembra la versione “brattizzata” del monologo di America Ferreira in Barbie di Greta Gerwig. Una versione “dedicata ai fan di Charli XCX” insomma.

3.0 out of 5.0 stars

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