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Venezia 83 – NAZA: il cielo sopra Tel Aviv

Credits: The Guardian, I Wonder Pictures

Yuval Abraham e Rachel Szor sono tornati a realizzare un documentario d’inchiesta, tre anni dopo No Other Land, vincitore dell’Oscar al miglior documentario nel 2024. Se il precedente lavoro della coppia (lui giornalista, lei videomaker e direttrice della fotografia) faceva da ponte tra dissidenza israeliana e resistenza palestinese (gli altri due registi del film, Basel Hadra e Hamdan Ballal sono state vittime degli sfollamenti che l’esercito israeliano ha portato avanti tra il 2019 e il 2023), questo seguito spirituale, NAZA, rappresenta il controcampo israeliano di No Other Land, in primis per ragioni architettoniche. Il film è stato realizzato intervistando una decina di dissidenti del Mossad, tra il 2023 e il 2025, sui tetti di Tel Aviv, che le forze armate sorvegliano poco.

Gli incontri sono stati ripresi per poi essere ritoccata in intelligenza artificiale, per alterare drasticamente le voci dei testimoni, nella speranza di riuscire a preservarne l’anonimia. Il preziosissimo lavoro di Szor e Abraham va ben oltre il documentarismo poiché rivela al mondo (il che spiega come mai il film è stato annunciato in concorso a ridosso dell’apertura delle prenotaizoni per il festival) dozzine di segreti informatici circa il modus operandi delle forze militari al soldo di Netanyahu. NAZA sta per danni collaterali, ovvero i civili coinvolti in raid militari e bombardamenti mirati verso possibili posizioni di membri di Hamas sotto copertura a Gaza; il tutto avviene grazie a un software AI in grado di tracciare i telefoni privati a Gaza che hanno caratteristiche simili a quelli usati da Hamas. A quel punto, i “tecnici” studiano gli esterni degli edifici (dimensioni, numero di piani e finestre, numero di residenti) per fornire le informazioni a un programma che sgancia, fondamentalmente, i missili sull’obiettivo. Secondo le stime di uno dei testimoni, il 15% dei NAZA (vittime collaterali) sono stati uccisi invano, siccome l’AI avrebbe tracciato un telefono sbagliato e, di conseguenza, approvato il bombardamento di un edificio che non ospitava alcun terrorista. La risposta ufficiale dei vertici del IDF è stata “Siamo disposti ad accettare un margine di errore del 15%”. La furia omicida di Netanyahu e soci raggiunge apici di oscenità e pornografia nei mesi che seguono i fatti del 7 ottobre 2023, dando de facto il via libera (l’espediente) al leader israeliano di non usare più mezze misure nella sua operazione di eliminazione sistematica del popolo di Gaza. La grande provocazione (che temiamo possa compromettere la corsa al Leone d’oro del film) è legata precisamente a questa faccenda: uno dei dissidenti intervistati crolla durante la sua confessione, nel preciso istante in cui un blackout fa piombare il quartiere in cui si trovano nel buio più totale. Spiega che ha sempre considerato il nazismo il male assoluto, avendo un background da israeliano che ha per giunta vissuto in Polonia in gioventù e che adesso capisce come mai sia così facile convivere con la responsabilità di star commettendo un genocidio.

All’atto pratico, il focus di NAZA si dirama in due direzioni: la descrizione sconcertante della psiche malata dei dissidenti che, per quanto mossi dal senso di colpa e dagli scrupoli morali, si rivelano più selvaggi delle bestie, tornando a una sorta di stato di natura durante i raid su Gaza che, citando testualmente, “Ci rendono eccitati e ci divertono, sono come delle feste, perché non esistono più limiti quando abbiamo l’autorizzazione ad attaccare”; dall’altro lato, la seconda direzione del documentario è quella legata al trasferimento di informazioni informatiche, con i tecnici del Mossad che disegnano su dei block notes le interfacce dei programmi che Israele utilizza per trovare ed eliminare i terroristi, ma anche per effettuare un censimento in tempo reale dei quartieri di Gaza che sono stati sfollati al 100% o soltanto parzialmente. Con NAZA non siamo dunque davanti a un documentario divulgativo in senso stretto, quanto più alla messa in scena in forma cinematografica di una delle più grandi fughe di informazioni israeliane secretate che siano mai avvenute. Siamo quindi al confine metaforico tra sogno e realtà, tra cinema e realtà, tra divulgazione e denuncia giornalistica. E nel fare inchiesta, la coppia di registi non dimentica di costruire un ‘opera cinematografica sofisticatissima per come usa lo sguardo della macchina da presa per spiare le vite del popolo israeliano dall’alto, intrufolandosi nei loro appartamenti, mentre sono ipnotizzati davanti ai telegiornali locali, in una scena di autentico orrore orwelliano. La camera di Rachel Szor non può essere scoperta, perché nessuno guarda in alto. Un popolo senza dio non è interessato a farlo, d’altronde.

Quindi, se da un lato abbiamo l’antitesi di Superman (Look Up/Don’t Look Up), dall’altro abbiamo il naturale prosieguo di Disclosure Day, che dovrebbe far riflettere tutti i detrattori dell’immenso film di Steven Spielberg. NAZA può essere definito “film” a fatica, l’esperienza in sala è stata, al contrario, rivelatoria, nel senso più complottistico del termine. Gli spettatori in sala a Venezia non hanno visto un documentario, hanno assistito a una rivelazione inaspettata, che comprova anni di speculazioni sui metodi adottati dall’esercito israeliano per l’eliminazione sistematica del popolo di Gaza. Proprio come nel finale dell’ultimo film di Spielberg. Fioccheranno i paragoni con Fahrenheit 9/11 di Michael Moore, ma non lasciatevi ingannare. Fahrenheit era un documentario di inchiesta basato su teorie del complotto, per quanto magistralmente argomentate e “confutate”. Ma nessuno spettatore nel 2003 poteva sostenere di aver assistito a qualcosa di oggettivamente rivelatorio e/o compromettente. Nessuno ha mai fornito al mondo prove incontrovertibili sul coinvolgimento di Bush nell’attentato al World Trade Center, per intenderci. Con NAZA, abbiamo finalmente tra le mani le prove, forniteci direttamente dagli esecutori materiali del genocidio, dai gerarchi del nostro tempo.

Se NAZA è un’inchiesta giornalistica, Disclosure Day è un documentario.

Voto:
4.5 out of 5.0 stars

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