Tre anni dopo aver aperto la Mostra in concorso con Comandante, Edoardo De Angelis torna (come da tradizione decennale ormai) al Lido, ancora un volta nella sua sezione più prestigiosa, con un dramedy a impianto teatrale ambientato a Milano la sera della vigilia di Natale: Il fuoco che ti porti dentro vede Vanessa Scalera (irriconoscibile sotto chili di make-up che la conciano come una donna di sessantacinque anni) e Lino Musella al centro di un’improbabile cenone alla napoletana, con la cucina di casa che viene inondata dalle più classiche dei manicaretti che la tradizione richiede.
Nel corso della serata, vuoi anche in virtù delle interazioni con nuovi personaggi che arrivano alla cena man mano, il conflitto tra madre e figli si fa sempre più violento, consegnandoci una rappresentazione familiare raccapricciante, non tanto per scelta (non si tratta di un nichilismo di fondo evocato dal regista) quanto più per lo stato di allucinazione che sembra plagiare l’opera, soprattutto nella prima ora. E “plagiare” non è un verbo sprecato a vanvera in questa istanza perché, udite udite, il film di De Angelis è sostanzialmente un simil-plagio all’episodio di Natale della seconda stagione di The Bear, in cui Carmy Berzatto e famiglia, in una puntata prequel, si lasciano andare durante il cenone a liti furibonde (verbali e non) mentre la madre (Jamie Lee-Curtis) tiene sotto sequestro la cucina, vietando a tutti i familiari (molti dei quali lavorano in cucina da una vita) di intromettersi, con la regia di Christopher Storer che insiste di continuo su dettagli di pietanze in forno e in padella, strettissimi, asfissianti quasi, a speziare la storia con sapori e profumi percepibili attraverso lo schermo. Presumibilmente De Angelis e soci non avrebbero mai immaginato che la critica si sarebbe accorta delle decine di similitudini tra i due prodotti, eppure è successo. Praticamente, sottraendo al suo film gli elementi “adottati” dalla serie prodotta da FX, a Il fuoco che ti porti dentro restano soltanto situazioni comico-grottesche trapiantate (solamente nello spirito) dalle commedie di De Filippo, altra ossessione di De Angelis, che ha adattato per il piccolo schermo alcune delle sue commedie negli ultimi anni.
L’intuizione di portare il Natale in casa Cupiello di Eduardo al nostro presente per evidenziare i conflitti tra boomers, millennial e Gen-Z nell’attitudine con cui vivere le tradizioni natalizie muore sul nascere, per via di alcune battute del personaggio della Scalera, burbera e vulcanica, avvelenata dalla vita stessa, rivolte a figli e nipoti su questioni di ogni sorta, dalla visione contemporanea della fluidità di genere, agli orientamenti sessuali passando per il sempre verde astio nei confronti del vegetarianismo e per le divergenze religiose. Non c’è altro da aggiungere su un film in cui non c’è farina del sacco del proprio autore, sempre che ce ne sia mai stata, in assoluto. Due terzi di film, aberranti, vengono però salvati (parzialmente) in corner da un terzo atto che se non altro riesce a essere corretto nella messa in scena di una sezione più prettamente melodrammatica.
Voto:
2.0 out of 5.0 stars