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Berlinale 76 – Nightborn: il figlio di Madre Natura

Copyright: Pietari Peltola

Il ritorno dietro la macchina da presa di Hanna Bergholm passa ancora una volta per il genere: Nightbor è un body horror riguardante una sequela di temi arcinoti, nel panorama orrorifico del decennio in corso: la maternità intesa come incubo, il deterioramento del corpo femminile in seguito al parto, la presenza di una natura maligna e perturbante.

Inaspettatamente, tuttavia, la regista finlandese riesce a confezionare un prodotto finale all’altezza delle aspettative. Per certi versi Nightborn non è altro che una declinazione ben più riuscita dei titoli autunnali A24 e Neon Together, di Michael Shanks, e Se solo potessi ti prenderei a calci di Mary Bronstein.

I due protagonisti, una coppia sposata appena trasferitasi in Finlandia, sono interpretati da Rupert Grint e Seidi Haarla, che dimostrano gran sintonia in ambo le fasi recitative: quella in sottrazione quando il mare è calmo e quella in over-acting, quando le dinamiche coniugali si incrineranno. L’origine del male per la coppia è, metaforicamente e non, il loro primogenito, concepito durante un rapporto sessuale avuto al cospetto di una quercia secolare poco distante da casa loro. Sembra quasi un controcampo del bellissimo Silent Friend di Ildikó Enyedi, presentato la scorsa estate a Venezia. Stavolta, non sono le piante le uniche a copulare: ci siamo anche noi, e siamo al loro cospetto.

La dinamica horror del film nasce assieme al bambino: una sorta di crasi ispirazionale tra alcune delle creature del terrore più celebri: è in parte un Gremlin, un vampiro, un cannibale. Ma anche l’anticristo del finale di Rosemary’s Baby di Roman Polanski se vogliamo. Nightborn fonda le proprie radici drammaturgiche su quelle della foresta in cui è ambientato il più del racconto: un dialogo continuo tra Madre Saga (la protagonista) e Madre Natura. Il corpo della donna si deteriorerà nel giro di pochi mesi di vita del piccolo demonio, iniziando a mutare in una donna-albero (praticamente una Ent de Il Signore degli Anelli), assetata di sangue.

Il cuore dell’opera, che si rifà a figure e archetipi fiabeschi, da Biancaneve a Cenerentola, è il dialogo viscerale che madre e figlio iniziano lentamente a instaurare. Perché questo è un film che racconta l’inesperienza di una giovane madre, terrorizzata dalla mostruosità che consegue il parto e la nascita, che non ha idea di come instaurare un confronto con il sangue del suo sangue.

E, per quanto queste righe possano suggerire che Nightborn sia un elevated-horror serioso e mogio, sappiate che c’è anche da ridere a crepapelle. Per davvero. Perché l’abile Bergholm è così coraggiosa da mettere in scena un body horror che tende alla commedia grottesca, come insegnano i maestri Brian Yuzna e John Landis.

Voto:
3.5 out of 5.0 stars

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