Migliaia di anni fa Eva ha mangiato la mela e, tra le varie disgrazie che hanno afflitto l’umanità come conseguenza dell’insano gesto nei secoli successivi, c’è stata l’invenzione del Fantacalcio, ideato da Riccardo Albini, ispiratosi ad un gioco analogo di baseball e pubblicato da indipendente nel 1990. Quattro anni dopo quella setta malefica – chiamata Gazzetta dello Sport – ci ha messo le mani sopra e per i successivi trent’anni il gioco è diventato l’incubo di ogni italiano, volente o nolente.
Se il calcio tira fuori da sempre (in realtà da un’ottantinta d’anni ma vabbè) quell’insana bestialità maleodorante su ogni suo appassionato, il gioco maledetto infiamma questa bestialità unendola a un misto di illusione del controllo, del potere economico, della sadica sensazione di possedere i calciatori sperando che possano essere condizionati davvero dalle nostre scelte. E già che ci siamo aggiungiamoci un po’ di ludopatia.
Arriviamo nell’epoca dello streaming e dei meme, e nel 2025 Netflix fa uscire sulla propria piattaforma un film sul tema, diretto da Alessio Maria Federici, che più che un curriculum da regista ha una fedina penale, in collaborazione proprio con Fantagazzetta. Ogni Maledetto Fantacalcio è il figlio bastardo de La Grande Scommessa e Febbre a 90°, ha tutte le carte in regola per essere un disastro e allo stesso tempo il caso del momento. Il primo un pochettino lo è, il secondo non lo è stato.
Simone è un trentenne spiantato con meno sogni che soldi, dorme sul divano del suo amico Gianni, che però si sta per sposare ed è pronto a cacciarlo; vive la sua vita seguendo gli alti ma soprattutto i bassi della lega di Fantacalcio che porta avanti da quindici anni con i suoi amici. La morte improvvisa di uno di questi costringerà il gruppo a trovare un nuovo membro. E trovano una ragazza.
Netflix lo droppa (sì, è il caso di usare questo verbo) ad agosto, in pieno periodo di aste. Vuole strizzare l’occhio a qualsiasi categoria di appassionato di calcio presente su internet: con Diletta Leotta che spiega le regole del Fantacalcio (stile Margot Robbie nella vasca da bagno) si guarda ai bomberoni, con i cori del Boca Juniors ai nostalgici romantici che pensano che Dio tifi Xeneizes, con il cameo di Giuseppe Pastore ai nerd smanettoni che provano eccitazione a sentir nominare il tridente Mascara – Spinesi – Corona (e qua noi alziamo la mano), con quelli di Pardo e Orsato a quelli che semplicemente vogliono insultare gli arbitri e i giornalisti, con quello di Pavoletti a quel pubblico di mematori che lo associa da anni alla bandiera del Gabon (cercate da soli).
Ogni Maledetto Fantacalcio è quindi, forse, il primo film meme della storia del cinema italiano, che non nasconde minimamente la propria anima marchettara, ignobile, da ode ai disertori che mollano tutto per trovarsi con niente in mano. Uno Smetto Quando Voglio senza critica sociale, senza pungenza e senza maturità. Ma c’è un vero grande pregio: questa commedia azzecca il cast come pochi hanno fatto.
Il gruppo dei protagonisti, un Giacomo Ferrara sfigatissimo, un Enrico Borello perfettamente a suo agio nel ruolo di leader idiota, Antonio Bannò meno macchiettistico del solito e Francesco Russo molto sopra le righe, è un bell’assortimento generazionale e funzionale, con attori credibilissimi nei ruoli di maschi che hanno come unico obiettivo mantenersi i 10 crediti in più per l’asta di riparazione di gennaio e avere un’idea per il nome della squadra appena più originale di Atletico Micatanto o Divano Kiev.
E se avete ancora dei dubbi sulla natura di questo film, sappiate che si conclude con Guasto d’Amore di Bresh.