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TFF 43 – Eternity: convince poco in apertura la rom-com con Elizabeth Olsen e Miles Teller

eternity eternity

Presentato fuori concorso al quarantatreesimo TFF, Eternity di David Freyne ha aperto la kermesse torinese nella serata di venerdì 21 novembre, venendo proiettato durante la cerimonia d’apertura al Teatro Regio.

La nuova opera del regista statunitense vede per protagonisti Elizabeth Olsen (Joan), Miles Teller (Larry) e Callum Turner (Luke), in un triangolo sentimentale letteralmente fantastico. Nel cast, anche una divertentissima Da’Vine Joy Randolph, premio Oscar per The Holdovers.

Le premesse per una rom-com ispirata e toccante, c’erano tutte. Eternity infatti è dichiaratamente figlio del cinema fantastico di Michael Powell ed Emeric Pressburger: immaginate una commedia romantica contemporanea, ambientata in un contesto di fantasia à la Scala al paradiso.

Una coppia di anziani muore a pochi giorni di distanza. Una volta raggiunto il purgatorio (rappresentato attraverso un enorme centro commerciale con tanto di camere d’albergo lussuose) le anime dei due coniugi hanno sette giorni di tempo per scegliere in che modo (e con chi) trascorrere l’eternità. Le “diverse eternità” sono dei parchi a tema tra cui i morti possono scegliere, ognuno con caratteristiche uniche , talvolta esilaranti (uno dei parchi a tema in cui poter vivere, è una Berlino del 1939 senza i nazisti; un altro ancora permette di poter abusare di droghe di ogni sorta e avere rapporti non protetti senza contrarre l’HIV).

L’intreccio narrativo che innesca la storia di Eternity è legato al passato di Joan, che negli anni della Guerra di Corea, aveva sposato in prime nozze Luke, deceduto nel corso del conflitto. L’uomo ha trascorso 67 anni in purgatorio aspettando che Joan morisse, così da ricongiungersi a lei.

Ambientare una commedia romantica (un triangolo amoroso per di più) in un contesto fantastico del genere lasciava sperare, francamente, in un risultato finale quantomeno più solido. Il limite alla base dell’opera, sta nel fraintendere troppo spesso e nei momenti meno opportuni, la necessità di colmare alcune situazioni con vette di pathos più travolgenti. Questo a causa di una drammaturgia fin troppo stucchevole nei momenti di drama, inteso quasi in termini di sceneggiata per quanto accentuati dalla recitazione dei protagonisti (della Olsen in particolare).

Lo squilibrio di toni comici e drammatici/sentimentali ammazza in un certo senso la natura stessa del genere, che ha (per sua natura) bisogno di gradualità e fluidità nel passare dalla situation comedy alla sdolcinata confessione d’amore, per darvi un esempio.

Il peccato originale di David Freyne è legato a una scrittura che porta le due coppie (Olsen-Teller e Olsen-Turner) a esplodere in litigi continui nel corso dell’atto centrale del film, come a suggerire – molto velatamente – che le relazioni, oggi, vivono di momenti, incapaci di contemplare fasi in cui il mare è in bonaccia. Analogamente poi, il regista porta più volte (nei momenti di indecisione, in cui la malinconia è sovrana) in un’attrazione (situata in tutti i regni dell’eternità) che permette di rivedere a mo’ di highlights della propria esistenza terrena.

Forse, si tratta dell’unico aspetto criticamente affascinante di una commedia romantica che cerca di contemporaneizzare i rapporti di coppia, in una visione (spesso alquanto nichilista) in cui la nostalgia trionfa sull’amore autentico e duraturo; in un mondo in cui lo spessore dei rapporti, viene espresso attraverso dei caroselli composti da immagini piatte.

2.5 out of 5.0 stars
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