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Supergirl – Sapore amaro per il film di Craig Gillespie, primo vero passo falso per il DCU

Supergirl – Sapore amaro per il film di Craig Gillespie, primo vero passo falso per il DCU

Copyright: Warner Bros.

Il 31 gennaio del 2023 James Gunn annunciò una timeline provvisoria di quello che sarebbe stato il primo macro-capitolo del suo neo-nato DC Universe. In un’alternanza di titoli di evidente punta (Superman, Batman – The Brave and the Bold) ed esperimenti sui generis (Booster Gold, Creature Commandos, Waller), il Co-CEO dei rinati, neonati, DC Studios aveva annunciato un progetto stand-alone dedicato a Kara Zor-el, Supergirl. Il titolo di lavorazione era Woman of Tomorrow. Questo perché, sin dal principio della lavorazione del film, Gunn non ha mai fatto mistero di aver commissionato alla giovane sceneggiatrice Ana Nogueira un adattamento della run del 2021-22 di Tom King e Bilquis Evely Supergirl – Woman of Tomorrow, l’ultimo cult a fumetti dedicato alla donna del domani (cronologicamente parlando).

Capire la poetica di un maestro della Nona Arte come King, significa accettarne l’essenza più pura. Il suo approccio alla sceneggiatura passa spesso per una forma di nichilismo passivo talmente drastica e irreversibile, da spingere intrinsecamente i suoi eroi (da Mister Miracle a Kara) a lottare contro l’impossibilità stessa del miglioramento (personale, antropologico, esistenziale). Ebbene, il Supergirl di Craig Gillespie (I, Tonya, Crudelia, Dumb Money) sconfessa questo presupposto.

Avere la pretesa che un audiovisivo rispetti la fantomatica (non)regola della “fedeltà all’opera di riferimento” in fase di adattamento del testo, è francamente quanto di più noioso che un critico cinematografico possa fare. In questo caso però, chi vi scrive ci tiene a fare un’eccezione, per una volta, perché in questo caso la sceneggiatura di Ana Nogueira sceglie volontariamente di abbassare il livello del materiale originale, realizzando un film spesso mediocre. Si è passati da una delle decostruzioni della vendetta più epiche degli ultimi anni a un revenge movie di ispirazione western fiacco e stucchevole. Proprio come la sua protagonista, purtroppo. La buonissima prova di Milly Alcock come Kara/Supergirl riesce a far sì che il personaggio riesca a consegnare al mittente le proprie intenzioni drammaturgiche, senza essere però mai aiutata dalla scrittura di Nogueira. Kara sembra la messa in scena scolastica e semplicistica di quello che “dovrebbeessere una donna dilaniata dal lutto e dai sensi di colpa in un blockbuster contemporaneo. Tutto si riduce a un’aura da cavaliere western à la John Wayne, che si reca su pianeti illuminati da sole rosso per perdere i suoi superpoteri e poter “sentire” sul proprio corpo il dolore proprio come una mortale.

L’impalcatura di Supergirl è poi quella di un adattamento in salsa Guerre stellari/Guardiani della Galassia de Il Grinta di Henry Hathaway, in cui la giovane figlia di un pastore brutalmente assassinato da un bracconiere cercava in un sicario alcolizzato (John Wayne) il mezzo attraverso cui perpetrare la propria vendetta; nel film di Gillespie Kara Zor-el sta proprio al Ruben Cogburn di John Wayne, così come Ruthye (Eve Ridley) sta alla giovane protagonista del mitologico western originale. Riconducendo poi la propria natura al western, il mito della frontiera fa da motore ruggente della struttura del film, portando le due giovani donne a intraprendere un viaggio attraverso il cosmo inseguendo Krem delle Colline Gialle (Matthias Schoenaerts), in cerca di vendetta. Se da un lato il western è il genere epitome della narrativa cinematografica americana, non possiamo di certo arrivare ad asserire che il western spaziale possa fare da bussola per il futuro del DCU.

Tornando alla questione della vendetta, vera macchia nera sulla tela di Craig Gillespie (che fondamentalmente gira un film banale, non disastroso come alcuni cercheranno di farvi credere). Se da un lato il personaggio di Kara si riduce a un dolore dilaniante (che però viviamo soltanto attraverso i flashback, senza mai approfondirlo quando il tempo del racconto è “al presente”), quello di Ruthye si riduce a una metaforica schiuma rabbiosa alla bocca, come se la ragazza fosse alimentata (da un punto di vista drammaturgico) unicamente dal dover ripetere in continuazione di aver bisogno di vendicarsi.

Segue uno spoiler!

Alla fine della fiera, pur non vendicandosi di Krem, una reale redenzione della co-protagonista non risulta pervenuta. Il passo in avanti da un punto di vista personale viene compiuto da Kara al posto di Ruthye, che non solo la riporta alla ragione impedendole di consumare la vendetta (“Diventerai come me se lo uccidi”), ma che inoltre uccide il villain al posto suo! Questa scelta in particolare, è quella con cui il Supergirl di casa DC Studios decide di annientare tutto ciò di originale che c’era nel fumetto da cui è tratto. Il rifiuto della vendetta è interessante. L’esecuzione di un farabutto viscido e deplorevole è ordinaria, niente di più.

Passando a questioni “terra terra”, neanche la regia di Gillespie riesce a entusiasmare più di tanto, con coreografie d’azione poco ispirate, limitate da scelte spaziali limitante (quella dell’autobus in particolare, o il breve segmento in cui Kara combatte sott’acqua) e dalla presenza di commenti musicali (pezzi pop) costanti. Come se fosse impossibile girare una scena d’azione senza far dettare i tempi di quest’ultima dalle canzoni. La grande presenza nel film di alieni di varie entità poi, non impreziosisce particolarmente il world building, confezionando un’opera fin troppo debitrice delle sue ispirazioni cinefile, più che cinematografiche (Guardi della galassia e Guerre stellari appunto).

Voto
2.5 out of 5.0 stars

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