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Venezia 83 – La ragazza con la Leica: una apertura che non rende giustizia

Copyright: Bim distribuzione

L’83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia apre la sezione Orizzonti con il secondo lungometraggio di finzione, dopo Tutto parla di te del 2012, della regista più importante del documentario italiano contemporaneo, Alina Marazzi che torna a Venezia con un film narrativo che tuttavia non rinuncia al suo tanto amato found footageche ha fatto le sue fortune nel capolavoro Un’ora sola ti vorrei. Peccato però che né i dialoghi né il cast riescano minimamente a stare al passo della grandezza dei personaggi che il film racconta.

È l’Europa degli anni ’30, con la lotta della democrazia contro i fascismi e la necessità di raccontare tutta la verità ad un popolo sempre più desideroso e famelico di immagini e informazioni in un mondo già proiettato ai mass media. La fotografa tedesca Gerda Pohorylle parla della loro lotta e del dovere di raccontarla, insieme ai suoi colleghi, profughi da tutta Europa. Tra loro Andre Friedman, ungherese ma come lei ebreo e antifascista. Insieme diventeranno Gerda Taro e Robert Capa.

Forse il nostro film ama troppo i suoi personaggi per rappresentarli al meglio: tutti i nostri sono fotografi protagonisti sono affascinanti, belli e desiderosi gli uni degli altri, o magari è solo il desiderio stesso ad interessare loro. Più si avvicinano alla morte e piu sembrano attratti magneticamente l’uno all’alltro, nella più classica fusione tra eros e thanatos

Ne vediamo troppi, decisamente troppi, di sguardi languidi e sottintesi, soprattutto da parte della protagonista interpretata da Emilia Schüle. L’essere libera e libertina alla fine è solo un aspetto molto meno interessante del suo grandissimo carisma e magnetismo, della sua fede politica, del suo coraggio. E anche Aaron Altaras nei panni di Robert Capa alla fine sembra quasi un bamboccio. La scelta poi nella prima metà del film di procedere a ritroso di anno in anno non ci fa nemmeno assaporare una vera e propria evoluzione dei nostri personaggi se non facendoceli vedere costretti.

Non è un caso quindi che i momenti più interessanti del film li troviamo quando finalmente ci vengono mostrate le reali foto scattate da Gerda, Robert o da David Szymin durante il loro impegno accanto alle fila repubblicane durante Guerra di Liberazione Spagnola. I loro scatti comunicano molto meglio di qualsiasi frase ad effetto.

In sostanza La ragazza con la Leica costituisce un’apertura fiacca, che non rende giustizia né ai reali personaggi, né alla carriera e alle capacità della regista, né al coraggio che la sezione Orizzonti ha sempre mostrato nelle sue scelte. Da alcuni anni pero la scelta di aprire con nomi ritenuti più digeribili da un pubblico più ampio ma raramente la scelta si rivela appropriata.

2.0 out of 5.0 stars
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