Dark Mode Light Mode

Berlinale 76 – No Good Men: non convince in apertura il film di Shahrbanoo Sadat

Copyright: Virginie Surdej

Film d’apertura della 76esima Berlinale, No Good Men è la quarta opera della regista e sceneggiatrice afgana Shahrbanoo Sadat, che recita anche nei panni della protagonista, Naru, una operatrice di camera che lavora per una televisione afgana, a Kabul nel 2021.

Si tratta di una commedia romantica a tinte tragiche, nel suo terzo atto, in cui la donna, madre single di un bambino di nemmeno quattro anni, affronta quotidianamente duri confronti con il mondo patriarcale, in una Kabul che vive le sue ultime settimane di (relativa) libertà prima del golpe talebano del 15 agosto di cinque anni fa.

Naru è una femminista che non nasconde le proprie convinzioni ideologiche, sfidando continuamente gli sguardi indiscreti e le moleste verbale degli uomini con cui interagisce. Sul posto di lavoro, sul campo in sede di riprese televisive, persino al ristorante, quando sceglie di cenare nella sala del locale riservata agli uomini.

La sua storia d’amore con il reporter e conduttore Qodrat, inizierà a farla ricredere in merito alle sue convinzioni in merito al male intrinseco alla totalità degli uomini afgani, universalmente violenti fisicamente (e non solo) verso le proprie consorti.

Quella di No Good Men è un’operazione produttivamente chiarissima: confezionare un prodotto dai toni comico-drammatici altalenanti, che raccontino in chiave occidentale e nazionalpopolare la tragedia umanitaria consumatasi nella capitale afgana nei mesi antecedenti alla rivoluzione islamica. Scelta, quella della regista, che non rappresenta un limite di per sé. Il peccato originale dell’opera sta invece nella totale assenza di raffinatezza, nel tenere insieme i pezzi della storia, che si contraddicono di continuo su un piano umorale. Forse, tra tutte, vi è una scena che testimonia a pieno la fiacchezza della sceneggiatura della Sadat: quella in cui, in seguito al rapimento di suo figlio, Naru inizia a discutere con Qodrat in merito alla corruzione del sistema giudiziario. Follia assoluta.

In assoluto No Good Men è segnato da una totale incapacità nel proporre un’idea di cinema mediorientale interessato a registri occidentali che sia solida, essenziale e credibile nel suo impianto. In sostanza, sembra di imbattersi un film clandestino à la Rasoulof ma di scarsa fattura. Tra femminismo, sequenze di fiction alternate a riprese televisive reali e reportage del telegiornale, violenza, repressione e speranza. I temi ci sono tutti. Mancano spirito e concretezza. Non pervenuti.

Voto:
2.0 out of 5.0 stars

Post precedente
Lucy Boynton, Harry Lawtey, Morfydd Clark e Farhan Akhtar nel cast dei film sui Beatles

Lucy Boynton, Harry Lawtey, Morfydd Clark e Farhan Akhtar nel cast dei film sui Beatles

Post successivo
Cime Tempestose e la nuova plastica | La recensione

Cime Tempestose e la nuova plastica