Durante l’83esima Mostra internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, abbiamo avuto il privilegio di partecipare, insieme ad altri giornalisti, a una roundtable organizzata in occasione del debutto in concorso di DAU, il punto d’arrivo di un progetto ventennale e che è valso al regista Ilya Khrzhanovsky il Leone d’Argento – Premio per la migliore regia.
Nel 2006, Ilya Khrzhanovsky ha iniziato a lavorare al film DAU, che si è evoluto in un progetto multidisciplinare all’intersezione tra cinema, arte visiva e antropologia, sviluppato nell’arco di più di due decenni.
Dividendo il film in diverse parti, tre diversi direttori della fotografia, scenografi e costumisti hanno creato tre mondi visivi indipendenti. Insieme a essi cambiano anche la composizione, la luce, il colore, il suono, il ritmo, il movimento della macchina da presa e la natura stessa dell’esistenza degli attori. Documentario, sogno, visione e memoria storica diventano stati equivalenti di un’unica realtà.
Lo stesso principio ha guidato il processo di casting. Sono state esaminate centinaia di migliaia di persone e la loro fisicità, il modo di parlare, lo sguardo, il modo di muoversi e persino il modo di rimanere in silenzio hanno plasmato la drammaturgia dell’inquadratura non meno della sceneggiatura.
Ispirato ai fisici che costruirono la bomba atomica sovietica, il film DAU segue un brillante fisico di origine greca dal 1928 attraverso quattro tumultuosi decenni nell’URSS. Spinto dal desiderio di scoprire le leggi dell’universo, l’idealista Dau viene coinvolto nel servizio dello Stato per contribuire alla creazione di una delle armi più letali della storia. All’interno di un istituto di ricerca segreto, la vita è governata dall’ambizione scientifica, dal potere, dalla sorveglianza e dal privilegio. Mentre la sua autonomia si sgretola, Dau cerca la libertà al di fuori del matrimonio attraverso una successione di relazioni extraconiugali, perdendo gradualmente se stesso e la propria capacità di amare.
Di seguito, trovate il resoconto integrale della conversazione che Gabriele D’Aprile ha avuto con l’autore del film per Fuoricampo.
L’intervista
Domanda: Sei coinvolto in questo progetto davvero da tanto tempo. Quando hai iniziato, avresti mai immaginato che saresti arrivato a questo punto?
Ilya Khrzhanovsky: No, neppure nei miei sogni più oscuri; tuttavia, avevo la sensazione che all’epoca stava accadendo qualcosa in Russia e lo pensavo perché il mio primo film, 4 (2004), all’inizio fu proibito per sei o sette mesi. Poi, la situazione cambiò grazie all’intervento della critica e della stampa internazionale e ottenni il permesso di far uscire il film; eppure, continuavo a percepire questa sorta di umiliazione dovuta alla necessità di chiedere sempre il permesso. Mi dicevano che non si poteva lavorare da nessuna parte, neppure in televisione. Nonostante ciò, in qualche modo riuscii a lavorare; definirei quel periodo in Russia “vegetariano”, anziché “vegano” (ride, n.d.r.).
Domanda: All’inizio del suo sviluppo, qual era la scala del Progetto DAU? Avevi già in mente di realizzare più film?
Ilya Khrzhanovsky: Avevo pensato a due film, entrambi dedicati al tema della felicità: uno era tratto da Il Giardino dell’Eden, il romanzo di Ernest Hemingway pubblicato postumo; l’altro, invece, era proprio Dau, che fu il film a entrare effettivamente in produzione. Il mio produttore, Philippe Bober, vent’anni fa mi diceva che avere quattro milioni di dollari come budget per un’opera seconda era quasi impossibile. Tuttavia, il budget aumentava sempre di più e io capii ben prima di avere i fondi necessari che si sarebbe trattato di un progetto molto grande. I miei produttori originari – che attualmente non sono indicati nei crediti di DAU (2026) perché hanno lasciato il progetto tempo fa – credevano che ci saremmo limitati a costruire una piccola casa da qualche parte. Invece, le dimensioni del progetto crescevano di continuo, finché non siamo arrivati a costruire un intero blocco di edifici. Non avrei mai immaginato, però, che ci sarebbe voluto così tanto tempo; quando sei giovani ti rendi conto solo della scala delle tue idee, ma non della loro fattibilità. Comunque, io ho sempre creduto che tutto è possibile, l’importante è insistere.
Domanda: Dunque, tu identifichi questo nuovo film come l’opera-madre del progetto e la pellicola è dedicata soprattutto alla figura di Lev Landau.
Ilya Khrzhanovsky: In realtà, il film non ha quasi nulla a che fare con Lev Landau o, meglio, è solo ispirato alla sua storia. Quando ho deciso di lavorare con attori non professionisti e alcune grandi figure del nostro tempo, ho capito che sarebbe stato meglio unire l’idea della storia di Landau con la natura e le origini di questi personaggi illustri. Inoltre, io sono sempre stato interessato alle figure geniali – quasi angeliche –, come molti degli scienziati attivi all’inizio del Novecento. La maggioranza, di cui faceva parte anche (Werner) Heisenberg, erano amici tra di loro e allevi di Niels Bohr o Ernest Rutherford; credevano che avrebbero spiegato e poi cambiato il mondo. Ma poi, questo gruppo di persone ha realizzato l’arma più terribile, in grado di distruggere l’intero pianeta; fu la prima volta nella storia che gli esseri umani crearono qualcosa capace di distruggere ogni cosa. E tutto ciò venne creato da persone brillanti e fantastiche: è proprio quest’aspetto che per me rende interessante e stimolante l’argomento, senza considerare anche il rapporto con tutta la realtà sovietica, ovvero il mondo da cui provengo.
Io non sono nato in Russia, bensì in URSS ed è un po’ come la questione relativa alla Germania Est, ovvero quando un veleno così potente si diffonde nei Paesi circostanti, colpendo l’intera società e innescando una specie di “autogenocidio”. Insomma, ero davvero interessato a capire come fossi connesso a tutto questo e come l’amore, la felicità, la luminosità – che erano presenti anche in URSS o nella Germania nazista – si combinassero a tutto ciò. Volevo anche comprendere cosa accadesse al corpo e allo spirito all’interno di quel contesto.
Domanda: Sei nato in URSS, ma (quando hai iniziato il Progetto DAU) eri comunque molto giovane. Come hai fatto a ricreare lo spirito del tempo? Hai fatto molte ricerche?
Ilya Khrzhanovsky: Penso che sia una questione di DNA. Quando sono negli aeroporti, ancora oggi, a più di trent’anni dalla fine dell’URSS riconosco sempre le persone provenienti da quel contesto. Potrebbero anche indossare Gucci oppure vestire super hippie; io me ne accorgo sempre, è come una sensazione o una specie di odore.
Tutto ciò fa anche parte della storia della mia famiglia; in ogni famiglia sovietica qualcuno è stato arrestato. In Russia, ci sono due tipi di famiglie: quelle i cui membri sono stati in carcere e basta – come la mia – e quelle i cui componenti sono stati in prigione ma dall’”altra parte”, poiché erano spie. Questa è la storia di questo Paese.
Io, tra l’altro, sono nato quando i miei genitori erano già molto anziani e per questo motivo mi tenevano sempre con loro. Per esempio, il mio padrino è nato 126 anni fa, è morto nel 1984 ed è stato uno dei primi sceneggiatori sovietici. Quando era bambino, scrisse una lettera a Lev Tolstoj, il quale addirittura gli rispose (ride, n.d.r.). Inoltre, il suo amico più stretto era Michail Bulgakov, l’autore de Il maestro e Margherita, che morì tra le sue braccia. Poi finì in prigione, dove venne torturato e cercò di suicidarsi. Fu arrestato proprio a causa della sua amicizia con Bulgakov, perché il governo stava cercando di costruire un procedimento penale contro un gruppo di persone. Alla fine, fu liberato grazie all’aiuto di Sergej Ejzenštejn, che era suo amico. Dopo quindici anni, tornò a Mosca e ricominciò a essere un famoso, affermato e ricco sceneggiatore sovietico. Per tutta la vita fu una persona molto rispettata, un vero gentiluomo; però, quando vedeva dei poliziotti, cominciava a tremare. Insomma, è in questo contesto che sono cresciuto.
Mio padre realizzava film d’animazione, molti dei quali furono proibiti. Pertanto, sono cresciuto conoscendo questo tipo di paura e di pericolo, fa parte del mio DNA.
Domanda: A proposito dello stile visivo di questo nuovo film, mi sembra che sia leggermente differente rispetto alle altre opere del progetto come Natasha, Katya Tanya, Three Days e Nora Mother, soprattutto per quanto concerne il ritmo e la narrazione. I film precedenti presentavano un ritmo più dilatato e anche molti longtake; in DAU (2026), invece, tutto è molto più rapido. Si è trattato di una precisa scelta estetica oppure è stata una conseguenza della necessità di dover organizzare un materiale così vasto?
Ilya Khrzhanovsky: Le precedenti opere del progetto e questo nuovo film sono due cose completamente diverse e che non c’entrano nulla l’una con l’altra. Nella mia vita, ho scelto il lusso di fare quello che voglio. A volte, ne pago le conseguenze, ad esempio con degli scandali o perdendo la possibilità di lavorare; ma, in ogni caso, faccio solo quello che voglio.
DAU è più grande di me e penso che sia davvero fantastico. Se mi fermo a riflettere su qualcosa di veramente importante che ho fatto nella mia vita, penso sicuramente a DAU, perché casualmente ho scoperto qualcosa. E so che ciò che ho realizzato continuerà a esistere e sarà più grande di me, perché ancora oggi non mi rendo conto di cosa io abbia fatto realmente. Il punto è che non si tratta semplicemente di 700 ore di film, ma anche di 4000 ore di registrazioni audio. La trascrizione dei dialoghi di tutte le opere del progetto consiste in 247 libri di 500 pagine ciascuno. Ed è un qualcosa di unico, perché puoi seguire ogni personaggio. Comunque, io non rappresento l’intero progetto; io sono questo film in particolare, il quale è il mio punto di vista sul mondo.
Ho cercato di creare una mitologia. Se vedessi una cinepresa che trema o un’immagine sfocata, direi: “Okay, teniamola e montiamola, perché dimostra che [ciò che stavamo filmando] era reale”. E uno dei motivi per cui non stavo portando a conclusione questo film era proprio che volevo prendermi del tempo per riflettere, per sfruttare questa opportunità e provare, dopo un po’ di tempo, a tornare al montaggio senza toccare quello che avevo già fatto.
Ma c’era anche un’altra ragione: non volevo che la critica e il pubblico pensassero che DAU consistesse solo nella grande struttura narrativa e nelle telecamere nascoste. Volevo salvaguardare la mitologia del progetto, nata da un momento di nuova etica e dal fatto che tutto fosse reale. Poi, tutti gli scandali hanno di fatto impedito al pubblico di vedere questi film.
Domanda: Teodor Currenztis, oltre a essere un ottimo attore nel film, è soprattutto un noto e apprezzatissimo direttore d’orchestra. Questo aspetto del suo lavoro ha influenzato la tua concezione di Dau come personaggio e il modo di riprendere Currentzis?
Ilya Khrzhanovsky: Teodor è geniale ed è una persona molto originale e spirituale. A volte prende delle decisioni e fa delle scelte che io non riuscirei ad accettare per la mia vita. Ma ho sempre seguito la sua vita con grande interesse e con rispetto, soprattutto per quanto riguarda la sfera creativa. So che il suo lavoro è la cosa più importante per lui ed esso non si limita soltanto all’orchestra. Infatti, Teodor è una persona interessata anche alla letteratura, alla pittura ed è un vero cinefilo; non può vivere senza ricevere e produrre cultura. Lui è più grande della realtà in cui si muove e queste qualità le ho notate quando ci siamo incontrati, Inoltre, Teodor è una persona che ama la vita e questo è un altro aspetto importante. Ed è stato abbastanza coraggioso da intraprendere questo tipo di viaggio.
Domanda: Sono rimasto colpito dall’aspetto allegorico del film, rappresentato da alcune grandi scene come quella della torre con la luce in cima e che genera un’atmosfera quasi infernale, oppure quella che vediamo poco prima dell’intervallo e che contiene tutto quel gioco di prospettive. Come ti sono venute in mente queste scene? C’è un significato specifico dietro di esse?
Ilya Khrzhanovsky: Tu puoi tranquillamente individuare dei significati, ma io cerco di non farlo. Il mio intento è combinare immagini provenienti dalla realtà con qualcosa di completamente diverso, in modo da aprire nuovi spazi. È come quando sei malato e prendi delle medicine, qualcosa cambia. Si aprono nuove dimensioni e questo è il mio obiettivo: dimostrare l’esistenza di altre dimensioni.
Domanda: Hai detto che il Progetto DAU è una cosa ben più grande di te: questo significa che potresti consegnare il girato ad altre persone, affinché possano realizzare un altro film?
Ilya Khrzhanovsky: In effetti, è stato proprio quello che ho fatto. Ho sempre invitato nel progetto molte persone e dato loro una grande libertà di manovra, soprattutto agli attori.
Domanda: E quindi, hai visto tutto del progetto? Tutti e quindici i film e le sei serie televisive?
Ilya Khrzhanovsky: In realtà, è come se avessi visto 1500 film, perché esistono almeno cento versioni diverse per ogni film. E c’è stato un momento in cui volevo distribuirle tutte, perché alla fine si tratta di un’opera “quantistica”, dato che tutti i film condividono lo stesso spazio. [Questa caratteristica] si evince anche dalla conversazione che stiamo avendo tra di noi in questo momento: ognuno di noi porta avanti un discorso diverso, che non fa altro che generare ulteriori conversazioni.
Domanda: Che effetto hanno avuto su di te le critiche e gli scandali che si sono susseguiti nel corso degli anni? Ad esempio, ti sei dato una spiegazione delle proteste di matrice ucraina circa la proiezione del film qui a Venezia?
Ilya Khrzhanovsky: Per quanto riguarda l’Ucraina, credo si tratti di un malinteso. In questo momento, il popolo ucraino sta affrontando una guerra brutale, un terzo delle abitazioni di Kiev è stato distrutto e i bombardamenti (russi) proseguono sia di giorno, sia di notte. Alcune persone che hanno lavorato al Progetto DAU sono state uccide durante la guerra, parliamo di storie davvero terribili. Le critiche e gli scandali non mi interessano, perché la mia posizione è chiara: io sono totalmente contro la guerra. E l’unica preoccupazione degli ucraini attualmente è sopravvivere. Poi, dipende dagli errori che si fanno; alcuni possono essere solo fraintendimenti o scandali, che non generano conseguenze troppo gravi, mentre altri, come quelli commessi durante una guerra, possono portare alla morte delle persone.
In particolare, per quanto riguarda gli scandali, io per ben undici anni non ho fatto altro che occuparmi della mitologia dietro al Progetto DAU e mi sono completamente perso il momento in cui l’agenda politica è cambiata, introducendo tutte queste nuove norme etiche e di comportamento. Forse, è il prezzo che ho dovuto pagare per il mio orgoglio.
Alcuni scandali, però, hanno talvolta ostacolato la distribuzione del progetto, come nel caso di Dau. Natasha (2020), che fu acquistato da alcuni Paesi e poi non più distribuito. Mi dispiace soprattutto per le persone che hanno lavorato al progetto mettendoci passione, energia e tutto il loro tempo.
Domanda: Come ti ha fatto sentire tutto ciò? Questa situazione è stata solo frustrante oppure ti ha anche dato forza?
Ilya Khrzhanovsky: Alcune volte tutto questo può risultare frustrante, ma io vado sempre avanti, non ho altra scelta. Anche perché si tratta di un progetto enorme e a cui hanno lavorato tantissime persone; infatti, questo è il motivo per cui volevo finire il film. E, prima o poi, pubblicherò tutto quanto, tutto ciò che riguarda il Progetto DAU: è una mia responsabilità.
Domanda: In che modo credi sia possibile distribuirlo sul grande schermo? Inoltre, ricordo che esisteva una piattaforma online (dau.com, n.d.r.) dove era possibile vedere i film del progetto. Attualmente, non è più in funzione?
Ilya Khrzhanovsky: Francamente, non so come potrebbe essere distribuito. Consideriamo questo nuovo film (e che ora è qui a Venezia): DAU non ha ancora una distribuzione in Germania e in Francia. Credo che i distributori siano spaventati dal formato del film, lungo e bizzarro.
Per quanto riguarda dau.com, ho deciso di non proiettare i film sulla piattaforma online per il momento. Voglio attendere le reazioni a questo nuovo film e vedere un po’ cosa succederà. Non puoi mai sapere cosa può accadere, soprattutto in termini di scandali. L’ultima cosa che potevo immaginare era questa lettera firmata dagli ucraini; d’altronde tutti i miei problemi con la Russia riguardano l’Ucraina. Ad esempio, Andrey Lugovoy, l’ex ufficiale del KGB che avvelenò Aleksandr Litvinenko con il polonio a Londra [nel 2006], ha scritto una denuncia contro di me, sostenendo che ho cercato di cambiare il regime politico a sostegno dell’Ucraina.
Domanda: Dove vivi attualmente?
Ilya Khrzhanovsky: I miei genitori abitano a Berlino, mentre io vivo a Londra e ho trascorso alcuni anni a Berlino. Ora sono soprattutto a Parigi.
Domanda: Il sound design di DAU è sbalorditivo. Che tipo di lavoro hai svolto su di esso e che significato gli hai attribuito?
Ilya Khrzhanovsky: Il suono è stato curato da ben sei designer. Cerco sempre di creare una sorta di effetto psichedelico. Per me, il suono è uno degli strumenti più potenti e, infatti, [nel progetto] ho invitato anche diversi sound designer affinché creassero diversi tipi di suoni. Il sound designer principale è Kirill Vasilenko, che ha lavorato con me al mio primo film, 4. E c’è anche un sound designer francese (Guillaume Bouchateau, n.d.r.) e un intero gruppo di persone che ha costruito questo universo sonoro.
Domanda: Quali sono state le differenze principali quando hai iniziato a girare di nuovo o, meglio, a girare in maniera continuativa rispetto a quando hai iniziato a girare il progetto per la prima volta?
Ilya Khrzhanovsky: In effetti, mi servivano solo alcuni elementi che non avevo filmato. La mia intenzione era quella di finire il film nel 2022, ma poi è scoppiata la guerra [in Ucraina]. Comunque, ho girato ex novo solo alcune scene, dato che non volevo distorcere quello che avevo già fatto. Per esempio, la storyline sui ragazzi di destra; quella era stata pensata e realizzata su scala più ampia, era una storia sui nazionalisti e che occupava il film Dau. Degeneration (2019), che quasi nessuno ha visto poiché non è stato distribuito da nessuno. Forse solo in Giappone, in Spagna e da qualche parte in Sud America. Ma è stato girato nel 2011 e poi nessuno ne ha più parlato. Comunque, il 95% di DAU è stato girato all’epoca.
Domanda: Come hai lavorato, insieme ai tuoi collaboratori, alla scrittura relativa a Nora, uno dei personaggi più importanti e presenti nei film del progetto?
Ilya Khrzhanovsky: Credo che Radmila Shchogolieva (l’attrice che interpreta Nora, n.d.r.) abbia fatto un lavoro immenso nel film; lei è l’unica attrice professionista del progetto, insieme a Maria Nafpliotou. Con Radmila ho svolto un lavoro molto impegnativo, perché ho provato a cambiare il modo in cui recitava e lei ha investito tanta energia e tempo nel progetto, anche se in questo nuovo film interpreta un personaggio secondario.
Domanda: È interessante osservare come alcuni personaggi che erano protagonisti nei precedenti film del progetto, come Nora in Dau. Nora Mother (2020) o Katya in Dau. Katya Tanya, in questo nuovo film siano diventati improvvisamente dei personaggi secondari, dato che il protagonista è Dau. Come hai lavorato su questo aspetto durante la scrittura del film?
Ilya Khrzhanovsky: Questo film appartiene al genere della tragedia greca, che impone un modo differente di organizzare il materiale e la struttura narrativa. I personaggi hanno un’utilità diversa e lo scavo psicologico è meno importante.
Domanda: Perché è stato importante per te lavorare con attori non professionisti, come reali scienziati?
Ilya Khrzhanovsky: Per via della loro personalità, perché hanno impiegato una vita intera a diventare quelli che sono. È come quella famosa storia su Picasso: l’artista dipinse un’opera in pochissimo tempo e chiese al committente una cifra esorbitante. Il punto della questione non era relativo a quanto tempo il pittore avesse impiegato a realizzare l’opera, bensì a quanto gliene era servito per diventare Picasso.
Ad esempio, Peter Sellars (celebre regista d’opera americano, n.d.r.) nel film parla di ciò che vuole, senza seguire un testo scritto in precedenza.
Domanda: Peter Sellars e Teodor Currentzis hanno lavorato insieme per una produzione di Castor et Pollux di Rameau all’Opéra Garnier di Parigi. Il fatto che già si conoscessero è stato utile?
Ilya Khrzhanovsky: Certo, fu molto utile. All’epoca, incontrai anche Dmitrij Černjakov, un altro grande regista d’opera che ha lavorato spesso con Currentzis; io cerco sempre di intrattenere e di favorire questo tipo di connessioni.