Dark Mode Light Mode
"Woman Unknown" vince il Leone d'oro! - Tutti i vincitori
Venezia 83 – Scherzetto: la fantasmatica bagatella di Martone e Servillo

Venezia 83 – Scherzetto: la fantasmatica bagatella di Martone e Servillo

Copyright: Mario Spada

A giudicare dalla sontuosa inquadratura in apertura, non si direbbe proprio che il nuovo film di Mario Martone (presentato fuori concorso a Venezia 83) sia ciò che poi si rivela essere durante il suo sviluppo, ovvero una bagatella oppure, meglio ancora, una boutade. Insomma, un piccolo scherzo che inizia, però, con delle immagini serissime, quantomeno dal punto di vista formale. Un lussuoso movimento di macchina aereo scandaglia l’esterno di alcuni palazzi di Napoli con un fare descrittivo che per grandeur ricorda gli afflati storici dei Bertolucci e dei Visconti, fino a giungere a individuare il protagonista interpretato (molto bene) da Toni Servillo. Da Napoli-città a Napoli-uomo, considerando le innumerevoli maschere che l’attore ha costruito e adottato su di sé in virtù della sua appartenenza all’urbe partenopea.

In questo caso, Servillo veste i panni, invero molto realistici, di un nonno  chiamato dalla figlia (Serena Rossi) a badare al nipotino Mario (un esilarante Lorenzo Perrotta) per qualche giorno e che si ritrova a visitare, dopo tanti anni, la sua casa d’infanzia. Da qui in poi, Scherzetto resta per lo più confinato tra le mura domestiche, uno spazio che presto diventa per l’anziano un proiettore di ricordi e, soprattutto, un evocatore dei fantasmi del passato. Procedendo sul crinale, molto ben gestito, tra il registro comico e drammatico, Martone mette a fuoco, seppur con qualche lungaggine e ridondanza di troppo (il voice over di Servillo), il ritratto di un uomo irrisolto e in preda alla costante ricerca di affermazione (Daniele Mallarico è un illustratore al lavoro su un romanzo di Henry James, una commissione che lo vede scontrarsi con un editore giovane e, secondo lui, fin troppo esigente).

I fantasmi di chi non c’è più riemergono finanche dai fogli da disegno, quasi per magia o come se fossero il risultato di una seduta di ipnosi a cui Daniele non ha mai partecipato. Scherzetto si attesta, quindi, come una commedia dolceamara di stampo esistenzialista, in cui il forte contesto tematico tra le tenebre e la luce, rappresentate rispettativamente dalla disincantata cupezza di Servillo e la vitalità fanciullesca del nipotino, consegna al pubblico un film tutto sommato piacevole. Evidentemente, siamo lontani dai picchi artistici di gemme martoniane come Qui rido io e Fuori, eppure la sufficiente compattezza tonale di Scherzetto e la sua onestà narrativa evidenziano con chiarezza le ambizioni del progetto, appunto abbastanza lontane da quelle di altre pellicole – più riuscite – di un autore che continua, comunque, a raccontare Napoli e la sua gente con apprezzabile realismo.

Voto:
3.0 out of 5.0 stars

Post precedente

"Woman Unknown" vince il Leone d'oro! - Tutti i vincitori