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Cannes 79 - Sheep in the Box: l'utopia di Hirokazu Kore'eda
Cannes 79 – El Ser Querido: i film non possono aggiustare tutto, giusto?

Cannes 79 – El Ser Querido: i film non possono aggiustare tutto, giusto?

Copyright: Movistar+

Rodrigo Sorogoyen riesce finalmente a competere in concorso al Festival di Cannes, dopo aver sfumato l’obiettivo nel 2022, quando As Bestas venne relegato al fuori concorso della kermesse, a causa di un ritardo sulla consegna del film. El Ser Querido vede Javier Bardem nei panni di un regista due volte premio Oscar, Esteban Martinez, a cavallo tra la seconda e la terza macro-fase della sua carriera. Decide di realizzare un film in costume ambientato nelle colonie spagnole del Sahara, girandolo però a Fuerteventura. Per interpretare la protagonista femminile, propone il ruolo a sua figlia Emilia, interpretata da una divina Victoria Luengo, che ha abbandonato tredici anni prima.

La vita sul set, nell’opera di Sorogoyen, testimonia quanto la creazione artistica, in una macchina frenetica e ruspante come quella del cinema, impone rigore e dedizione; ma in primis, di mettersi in discussione. Non solo da parte dalle figure creative presenti, ma di tutte, dal regista alle manovalanze. Questo perché l’errore, nel deserto di Esteban Martinez, è un’ossessione che tormenta ogni lavoratore, come uno spettro dal quale bisogna nascondersi. Come nella costruzione di un domino spiralico, il minimo errore può mandare tutto in fumo. Quel che Sorogoyen intende inoltre sottintendere, è che il cinema è l’unico elemento di disturbo in grado di attenuare la tensione tra padre e figlia, in quanto la creazione artistica, richiama e infine imita la vita genitoriale: non giriamoci attorno, il film-nel-film girato dal personaggio di Bardem è orrendo. Proprio come accade a molti registi, anche quelli dal grande peso specifico, una volta superato lo scoglio dei trent’anni di carriera. Se Esteban sta girando qualcosa di così palesemente irrilevante, ingessato, è perché si tratta di un pretesto per redimersi. Non in maniera egoista, ma sincera: è un uomo in grado di comunicare attraverso le immagini, in nessun altro modo. E ora che è riuscito a farsi una nuova, vera famiglia con una nuova compagna, possiede gli strumenti per comprendere cosa significhi (o dovrebbe significare) farsi padre presente e amorevole.

Da qui, deriva una brillante (nulla di nuovo per Sorogoyen) trovata di messa in scena. Il fenomenale autore madrileno adotta diversi formati e filtri cromatici, a seconda delle differenti dinamiche in atto. Quella che colpisce di più, senza ombra di dubbio, riguarda l’utilizzo del bianco e nero, che evidenzia (pur essendo privo di colore) i veri attimi di cinema, all’interno della storia. Il cinema in grado di guarire, in El Ser Querido, riesce a venire al mondo soltanto in seguito ai conflitti dettati dalla vita sul set. Proprio nel bel mezzo dei momenti in cui si tocca l’apice della tensione tra Esteban ed Emilia, subentra il malinconico bianco e nero, che sembra quasi liberare padre e figlia dalle catene, riuscendo ad ammettere quanto di più sincero e meravigliosamente fragile. Il cuore di questo immenso lavoro del regista spagnolo, sta in una battuta messa in bocca alla stessa ragazza, attorno al giro di boa del film: “Non possiamo illuderci che un film possa risolvere tutto, giusto?”. E su queste note, si schiude al cielo (grazie a una prova fenomenale, tra le migliori della carriera, di Javier Bardem) una delle immagini più forti del concorso del 79esimo festival di Cannes: un padre intento a realizzare un film tremendo (rinunciando quindi alla megalomane ambizione della grandezza cinematografica), nella speranza che il cinema possa dargli una possibilità con una figlia che non è mai stato in grado di amare.

Voto:
4.5 out of 5.0 stars

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