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Cannes 79 – La Vie d’une Femme: un’impacciata rappresentazione della Gen X con protagonista Léa Drucker

Cannes 79 – La Vie d’une Femme: un’impacciata rappresentazione della Gen X con protagonista Léa Drucker

Copyright: Les Films Pelléas

Esattamente un anno dopo la premiere de Il caso 137 di Dominik Moll, Léa Drucker torna a presentare in concorso un film da protagonista assoluta, si tratta di La vie d’une femme di Charline Bourgeois-Tacquet, già autrice de Gli amori di Anaïs del 2021, presentato anche in quell’istanza a Cannes. La sua seconda volta da regista sulla Croisette è tuttavia poco fortunata: La vie d’une femme è un ritratto sfocatissimo della Gen X, raccontata attraverso le esperienze di vita quotidiana di Gabrielle, una cardiochirurga di Nizza, alle prese con alcune sfide personali che determineranno la sua eventuale realizzazione nell’imminente futuro.

Il film è scaglionato in capitoli, francamente in maniera del tutto gratuita, sia per scansione dei tempi che per struttura narrativa in sé. L’idea alla base, è quella di applicare al racconto della vita di una donna medio-borghese, separata in casa, senza figli e con una madre malata di Alzheimer, un registro formale da dramma nordeuropeo. Ricorda per certi versi l’operazione tentata nel 2022 dall’orrendo I figli degli altri di Rebecca Zlotowski con Virginie Efira, in cui la discutibile regista francese girava un remake parigino de La persona peggiore del mondo di Joachim Trier. Il “caso” La vie d’une femme calca proprio quei passi, nel tentativo di emulare la brillantezza dei dialoghi-tipo di Joachim Trier e il fedele Eskil Vogt, ma anche la straordinaria rappresentazione della freddezza emotiva tipica della cifra della coppia di sceneggiatori norvegesi. Charline Bourgeois-Tacquet mostra soltanto a parole una donna di mezza età indipendente dal mondo maschile e dalle “scelte di comodo” che un certo tipo di mentalità piccolo-borghese e conservatrice che impone scelte facili per il proprio futuro; nei fatti però, la Gabrielle di Léa Drucker è una donna che compie azioni tutto sommato ordinarie, pur essendo la primaria di una struttura sanitaria pubblica e partecipando (nel finale, raffazzonato) a una convention per tenere un discorso dinanzi ad alcuni illustri colleghi.

Confusionario e ingolfito di pretese, La vie d’una femme vorrebbe psicanalizzare, in una forma a metà tra la sopracitata nouvelle vague norvegese e il dramma francese a noi contemporaneo, la confusione con cui le donne della Gen X approcciano ad alcune possibilità a cui possono avere accesso soltanto a questo punto della loro vita, in quanto socialmente accettate: dalla bisessualità alle relazioni aperte, passando per la totale avulsione da figure maschili di potere. Se l’opera risulta piatta e incompiuta, è perché certi concetti sono soltanto lontani echi di cinema, incapaci di spandersi fino alle orecchie degli spettatori.

Poi, stiamo tutti cercando di capire cosa ci faccia Erri De Luca in questo film, in un cameo senza senso.

2.5 out of 5.0 stars

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