La notizia di tre giorni fa relativa all’acquisizione di Warner Bros. da parte di Netflix sembra non aver messo fine alla guerra tra major. Il CEO di Paramount David Ellison, durante la cerimonia dei Kennedy Center Awards nella giornata del 7 dicembre, che l’offerta messa sul tavolo da Paramount il 4 dicembre era nettamente più alta e vantaggiosa rispetto a quella di Netflix.
Se da un lato il colosso dello streaming ha offerto 82.7 miliardi, il gruppo delle telecomunicazioni capitanato da Ellison avrebbe proposto invece 18 miliari in più. Tutti in contanti. Poiché la differenza tra le due proposte è fondamentalmente una, e passa per gli azionisti Warner.
Il valore per quota stimato da Netflix è pari a 27,75 dollari. La società di Ted Sarandos promette di pagare i 27,75 dollari per quota in contanti. Ma soltanto in parte. Le quote azionarie saranno infatti retribuite tramite un mix di contanti e azioni.
Al contrario, Paramount stima le quote Warner a 30 dollari l’una e promette di retribuirle al 100% in contanti. Inoltre, la storica major sarebbe interessata ad acquistare l’intera Warner Bros. – Discovery, a differenza di Netflix, che ha, al momento, acquistato i soli servizi streaming e studio della compagnia. Stando a quanto rivelato da una fonte interna a The Hollywood Reporter poi, nell’offerta al rialzo di Paramount sarebbero stati stanziati 24 miliardi da investire come finanziamento tramite debito; la cifra è stata messa sul piatto da una cordata composta da alcuni fondi sovrani provenienti da Arabia Saudita, Qatar e Abu Dhabi, oltre alla società d’investimento americana Affinity Partners. L’offerta del 4 dicembre infatti, non includeva i 24 miliardi di cui sopra, che sono stati raccimolati soltanto nelle ultime ore.
Data la modalità di offerta, Ellison e soci dovranno persuadere gli azionisti Warner ad accettare la loro modalità di acquisizione, a discapito di quella proposta da Netflix. Ne conseguirà, probabilmente, una campagna in cui le tre parti coinvolte rilasceranno dichiarazioni e comunicati pubblici per tenere vivo il dibattito pubblico su questa “guerra al rialzo“.
Lo scopo? Chiaramente, è nell’interesse di Paramount giocare la carta “industry”. Nel corso delle ore successive all’accordo stipulato tra Netflix e Warner, le principali unioni e sindacati di Hollywood hanno diramato svariati cominciati esprimendo il loro dissenso e le loro perplessità nei confronti del nuovo, ipotetico, monopolio detenuto dalla compagnia di Sarandos. Non vi è alcun dubbio in merito: i sindacati staranno dalla parte di Paramount, nella speranza di salvare l’industria dell’intrattenimento dalla definitiva e apocalittica conversione allo streaming. Platforms over theatres.
A questo link, potete trovare il nuovo sito lanciato da Paramount: “Stronger Hollywood”, in cui possono essere lette le mozioni promosse dalla compagnia e di come il loro piano di investimento porterebbe non solo dei benefit economici significativi agli azionisti. Sul portale, si può leggere inoltre una dichiarazione del CEO David Ellison, in cui descrive come la sua guida di Warner Bros. – Discovery porterebbe a un futuro brillante e luminoso per tutta l’industria.
Di tutta risposta, il CEO di Warner Bros. David Zaslav (che riceverebbe alla firma dell’accordo con Netflix diverse centinaia di milioni di dollari) ha dichiarato che la scelta di trattare in esclusiva con Netflix “è stata dettata dal realismo; nella nostra industria è in atto un processo evolutivo, in particolare nel modo in cui le storie vengono finanziate, prodotte e distribuite”.
Sul fronte istituzionale, Ted Sarandos ha preventivamente incontrato Donald Trump per vincere, in primis, la guerra per l’approvazione governativa del piano di acquisto di Warner. Nelle ultime ore, il Presidente ha postato sul proprio social “Truth” una dichiarazione in merito allo stato editoriale della CBS, facente parte del gruppo Paramount (in seguito alla messa in onda di una controversa intervista della CBS a Marjorie Greene, membro della Camera statunitense):
Il mio problema con il programma, non è mai stato legato al basso QI dei loro contenuti. Il mio problema con 60 seconds è legato a Paramount, che permette a un programma del genere di andare in onda! NON SONO MIGLIORI DELLA VECCHIA AMMINISTRAZIONE, che si limitava a pagarmi milioni di dollari per diffondere FAKE NEWS sul vostro presidente preferito, CHE SAREI IO! Da quando il programma è passato a una nuova gestione, è peggiorato.
Donald J. Trump sul social “Truth”
Tralasciando questa delirante dichiarazione, il Presidente ha dichiarato che “Netflix è una gran compagnia; Ted Sarandos è fantastico. Ma la fusione con Warner potrebbe creare problemi“.
Per concludere la nostra lunga analisi in merito alla situazione Warner, c’è un nodo legato alla finalizzazione della fusione. Netflix ha chiesto 12/18 mesi di tempo. Paramount, garantirebbe agli azionisti la fine della transizione entro 12 mesi effettivi.
Quali sono i prossimi passi? Attendere che il governo Trump scenda effettivamente in campo e incontri le parti, determinando, ipoteticamente, che la fusione Netflix-Warner rappresenti un serio rischio per il mercato degli audiovisivi, violando la legge sull’antitrust.
In secondo luogo, siamo in attesa di ricevere aggiornamenti in merito all’incontro che Christopher Nolan, il Messia, avrebbe chiesto ai vertici di Netflix. Da pochi mesi, Nolan è stato eletto presidente della DGA, il sindacato dei registi di Hollywood. In questo senso, ci si aspetta una presa di posizione più dura anche dall’altro sindacato principale, il SAG-AFTRA, presieduto da Sean Astin da poche settimane. SAG-AFTRA ha già un gancio diretto col colosso dello streaming, che da anni trasmette la diretta dei SAG Award in febbraio.