Il film di Jacqueline Lentzou A Day in the Life of Jo: Chapter Phaedra, presentato in anteprima nella sezione Orizzonti dell’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, è un’opera incentrata sulla strana vicinanza tra adolescenza e morte. Nel corso di una sola giornata, la quindicenne Jo affronta il consueto miscuglio di esperienze tipiche della vita adolescenziale: la scuola, i pettegolezzi, un fidanzato imbarazzante, un rapporto teso con la madre e la timida possibilità di un’amicizia. Quando incontra Phaedra, il cui canto sembra improvvisamente sospendere la banalità della giornata, la possibilità di un legame conferisce per un attimo alla sua vita un nuovo significato. Al calar della notte, però, Jo è morta.
La premessa acquista un peso notevolmente maggiore se considerata alla luce delle circostanze che hanno portato alla realizzazione del film. Lentzou ha spiegato che il film è nato dall’omicidio, avvenuto nel 2008, del quindicenne Alexandros “Alexis” Grigoropoulos da parte della polizia ad Atene, un evento che si è verificato proprio nel quartiere della regista e che l’ha spinta a interrogarsi sul rapporto tra il corpo, l’anima, la morte e la persistenza di coloro che sono stati strappati con violenza dal mondo. La presenza della polizia, disseminata in tutto il film, non è quindi casuale, e la morte di Jo ha una evidente risonanza che va oltre la vita adolescenziale apparentemente tranquilla a cui abbiamo assistito.
Eppure questo contesto è, purtroppo, poco approfondito. Anziché permettere alle circostanze che circondano la morte di Jo di ridefinire la nostra comprensione del mondo in cui vive, il film le relega in gran parte a una manciata di scene poliziesche e al colpo di scena finale stesso. Ciò che rimane è una premessa filosofica insolitamente elaborata, associata a un personaggio che per il resto è volutamente ordinario. Jo è malinconica, timida, a tratti arrabbiata e insicura, proprio come la maggior parte degli adolescenti, ma in lei c’è ben poco che permetta al film di sviluppare una comprensione più specifica di chi sia realmente. La sua morte è naturalmente straziante proprio perché è così giovane, ma questa intensità emotiva non si traduce necessariamente in un significato più profondo.
Ci sono momenti di autentica tenerezza nella rappresentazione dell’adolescenza offerta da Lentzou. La rabbia travolgente dei quindici anni, l’imbarazzo di fronte alle attenzioni romantiche, l’incertezza dell’amicizia e l’imbarazzo sociale nel cercare di comprendere se stessi hanno tutti un’intimità riconoscibile. Il film è anche visivamente colorato e attento ai piccoli segnali attraverso i quali Jo vive il mondo. Eppure questi dettagli spesso sembrano dispersi piuttosto che cumulativi. Relazioni interrotte, ansie e frammenti della vita di Jo vengono introdotti senza che il film vi torni mai davvero sopra, lasciando il suo panorama emotivo frammentato anziché sviluppato.
La dimensione soprannaturale è altrettanto intrigante nella concezione, ma meno convincente nella realizzazione. Gli spiriti, la reincarnazione e l’idea che l’anima possa sopravvivere al corpo potrebbero offrire un contrappunto elegiaco alla scomparsa improvvisa di Jo. Invece, spesso appaiono stranamente privi di peso. L’idea che l’esperienza di Jo sia universale, che la morte possa interrompere qualsiasi adolescenza ordinaria, è certamente presente, ma l’universalità da sola non genera necessariamente profondità cinematografica.
C’è, tuttavia, qualcosa di silenziosamente devastante nel privilegio che la morte di Jo mette a nudo. Una storia di formazione si basa sul presupposto che ci sarà un futuro in cui il protagonista potrà vivere il primo amore, l’imbarazzo, l’indipendenza, la delusione e tutte le altre tappe insignificanti attraverso le quali una vita diventa gradualmente propria. A Jo viene negato quel futuro. Lentzou comprende la tragedia di questa interruzione, ma A Day in the Life of Jo: Chapter Phaedra alla fine lascia troppo poco dietro di sé perché quella tragedia possa risuonare al di là della sua premessa. Quella che avrebbe potuto essere una profonda meditazione su una vita violentemente stroncata rimane invece un ritratto esteticamente tenero ma curiosamente vuoto di tutto ciò che Jo non avrà mai l’opportunità di diventare.
Voto
2.0 out of 5.0 stars