Do Kraja Dana (Until the Day Ends) di Jelena Maksimović, il film serbo in concorso nella sezione Orizzonti all’83ª Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, è uno dei film più accattivanti dal punto di vista formale di questa sezione. Sullo sfondo di una Belgrado lacerata dalle proteste, dagli edifici occupati e da strade sempre più instabili, Maksimović costruisce una visione cupa, quasi notturna, di una città sospesa tra resistenza e rassegnazione. La sua estetica è instabile quanto i suoi personaggi, con le ombre e la tavolozza di colori tenui che conferiscono al film l’atmosfera di un paese incapace di vedere chiaramente dove sta andando.
Al centro della storia c’è Lena, la cui ardente determinazione la rende la figura più avvincente del film. Giovane, politicamente irrequieta e apparentemente immune alle voci sommesse che la circondano, si muove per Belgrado con l’ammirevole convinzione che il mondo possa, e debba, essere diverso. La sua disponibilità a occupare edifici, a confrontarsi con l’autorità e a ignorare le critiche della sua famiglia le conferisce un’indipendenza particolarmente sorprendente. Lena non sembra interessata a rendersi gradita a chi la circonda. Continua semplicemente ad andare avanti, spinta dalla fede in qualcosa di meglio, anche quando quella fede appare sempre più difficile da sostenere.
Il suo personaggio acquista ulteriore risonanza se considerato sullo sfondo delle proteste studentesche serbe che hanno trasformato il panorama politico del paese. Le manifestazioni, guidate in gran parte da studenti che chiedono responsabilità e riforme istituzionali, sono diventate l’espressione di una più ampia frustrazione generazionale nei confronti delle condizioni politiche della Serbia contemporanea. Maksimović coglie efficacemente questa inquietudine, in particolare attraverso il rifiuto di Lena di accettare il mondo così come le è stato consegnato.
Eppure è forse attraverso Stefan che il film articola più chiaramente la difficoltà di questa ribellione. Mentre Lena sembra quasi istintivamente dedita alla resistenza, Stefan è diviso tra la vita che immagina per sé stesso e le forze che tentano di trascinarlo altrove. La sua incertezza offre un interessante contrappunto alla convinzione di Lena. La loro relazione non è quindi semplicemente una questione di attrazione, ma quella di due giovani che reagiscono in modo diverso alla stessa atmosfera di insoddisfazione. Lena va incontro allo scontro; Stefan esita al suo limite. L’intimità tra loro nasce da questa inquietudine condivisa, anche se i loro impulsi opposti minacciano di dividerli.
Il limite principale del film è che la fonte della rabbia di Lena rimane frustrantemente indistinta. Capiamo che sia insoddisfatta del suo Paese e determinata a cambiarlo, ma Maksimović raramente ci fornisce dettagli sufficienti per comprendere cosa, esattamente, l’abbia resa così furiosa. Il contesto più ampio delle proteste è presente, ma spesso rimane solo suggestivo piuttosto che pienamente articolato. Considerando quanto sia politicamente carico il personaggio di Lena, il film avrebbe guadagnato se ci avesse permesso di comprendere più chiaramente cosa abbia alimentato il fuoco che arde dentro di lei.
Ciononostante, Do Kraja Dana dimostra una notevole sicurezza nel tradurre il malcontento politico in atmosfera cinematografica. La sua oscurità non appare mai meramente decorativa; riflette una generazione che naviga nell’incertezza rifiutandosi di rinunciare al proprio desiderio di qualcosa di meglio. Se il film lascia occasionalmente la sua dimensione politica opaca, la sua sicurezza formale e la presenza ferocemente intransigente di Lena rimangono difficili da dimenticare.
Voto:
3.0 out of 5.0 stars