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I migliori film del 2025 secondo la redazione di Fuoricampo

Copyright: Lucky Red; Warner Bros. Italia

Mancano poche ore alla fine del 2025 e non potevamo esimerci dal lasciarvi un regalo per concludere l’anno. Di seguito, troverete le classifiche individuali di ognuno dei nostri redattori, i cui film preferiti sono riportati in ordine dal primo al decimo. In coda alle nostre classifiche personali, troverete invece i dieci film che hanno raccolto più preferenze tra i nostri redattori; in allegato, delle brevi motivazioni dietro le nostre scelte.

Abbiamo stabilito un semplice sistema a punti: il primo posto nella classifica di redattore X vale 100 punti, il secondo 90, il terzo 80 e così via. Come era ovvio che fosse, ci sono stati degli ex aequo. In tal caso, abbiamo dato la precedenza ai film che hanno raccolto il maggior numero di preferenze. Il secondo criterio, in caso di parità, dà invece la precedenza al film che tra i due ha ricevuto le posizioni più alte in classifica.
Per quanto riguarda, infine, il decimo posto della classifica di redazione, abbiamo preferito premiare entrambi i film, data la comune nazionalità, così da non escludere uno dei due. Si tratta dell’unico ex aequo in classifica.

Buona lettura.

Giuseppe Parrella
Superman di James Gunn
Queer di Luca Guadagnino
Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson
Un semplice incidente di Jafar Panahi
Emilia Pérez di Jacques Audiard
Avatar – Fuoco e cenere di James Cameron
I peccatori di Ryan Coogler
Eddington di Ari Aster
Father Mother Sister Brother di Jim Jarmusch
Le città di pianura di Francesco Sossai

Menzioni d’onore
Dieci capodanni di Rodrigo Sorogoyen, Sandra Romero Acevedo e David Martin de los Santos
The life of Chuck di Mike Flanaghan
Blue Moon di Richard Linklater

Gabriele D’Aprile
Emilia Pérez di Jacques Audiard
Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson
Il seme del fico sacro di Mohammad Rasoulof
Un semplice incidente di Jafar Panahi
Avatar – Fuoco e cenere di James Cameron
Un film fatto per bene di Franco Maresco
Dreams di Dag Johan Haugerud
Here di Robert Zemeckis
Mission: Impossible – The Final Reckoning di Christopher McQuarrie
L’uomo nel bosco di Alain Guiraudie

Menzioni d’onore
Dieci capodanni di Rodrigo Sorogoyen, Sandra Romero Acevedo e David Martin de los Santos
The Smashing Machine di Benny Safdie
A Complete Unknown di James Mangold

Bruno Santini
Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson
The Brutalist di Brady Corbet
La voce di Hind Rajab di Kawthar ibn Haniyya
Broken Rage di Takeshi Kitano
Un film fatto per bene di Franco Maresco
Nosferatu di Robert Eggers
After the Hunt di Luca Guadagnino
Chainsaw Man – Il Film: la storia di Reze di Tatsuya Yoshihara
Generazione romantica di Jia Zhangke
Orfeo di Virgilio Villoresi

Menzioni d’onore
El Jockey di Luis Ortega
Teki Cometh di Daihachi Yoshida
The Sand Castle di Matty Brown

Nicola d’Angelo
Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson
Queer di Luca Guadagnino
Superman di James Gunn
Un semplice incidente di Jafar Panahi
Highest 2 Lowest di Spike Lee
La mia famiglia a Taipei (Left-Handed Girl) di Shih-Ching Tsou
Zootropolis 2 di Jared Bush, Byron Howard e Josie Trinidad
Avatar – Fuoco e cenere di James Cameron
Bugonia di Yorgos Lanthimos
Nino. 18 giorni di Toni D’Angelo

Rebecca Niccolai
Queer di Luca Guadagnino
Blue Moon di Richard Linklater
Black Tea di Abderrahmane Sissako
Bugonia di Yorgos Lanthimos
Bridget Jones – Un amore di ragazzo di Michael Morris
Diva Futura di Giulia Louise Steigerwalt
After the Hunt di Luca Guadagnino
Un semplice incidente di Jafar Panahi
Father Mother Sister Brother di Jim Jarmusch
Una sconosciuta a Tunisi di Medhi M. Barsaoui

Nicolò Cretaro
Le città di pianura di Francesco Sossai
Father Mother Sister Brother di Jim Jarmusch
Bird di Andrea Arnold
Un semplice incidente di Jafar Panahi
After the Hunt di Luca Guadagnino
Emilia Pérez di Jacques Audiard
Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson
Orfeo di Virgilio Villoresi
I peccatori di Ryan Coogler
Together di Michael Shanks

Victor Russo
Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson
Aragoste a Manhattan di Alonso Ruizpalacios
Superman di James Gunn
Queer di Luca Guadagnino
Il seme del fico sacro di Muhammad Rasoulof
I peccatori di Ryan Coogler
Emilia Pérez di Jacques Audiard
Un semplice incidente di Jafar Panahi
Pomeriggi di solitudine di Albert Serra
A Different Man di Aaron Schimberg

Classifica di redazione

Copyright: Lucky Red

10. Le città di pianura di Francesco Sossai – 110 pt. &
Un film fatto per bene di Franco Maresco -110 pt.

Due uomini, meno vecchi di quello che sembrano ma veneti e ubriaconi quanto basta, devono andare a prendere il loro terzo compare, ma prima si fanno un giro e raccattano un ragazzo, il loro opposto: venticinquenne, napoletano, laureando in architettura, spaventato dalla vita. Forse non hanno nulla da insegnarsi a vicenda, ma almeno si stanno simpatici e da una serata si deve trarre il meglio che c’è. Senza troppi giri di parole, uno dei migliori film italiani (qui la recensione) del ventunesimo secolo, che speriamo col tempo possa raggiungere gli occhi e i cuori di tutti. Nel frattempo, andiamo a bere l’ultima?

A cura di Nicolò Cretaro

Franco Maresco è tornato: la nuova strabiliante e poetica opera del maestro del grottesco si pone come un mostro bifronte, a metà tra una critica spietata al sistema industriale e culturale del cinema italiano e una consapevolmente ironica operazione industry. Una complessa azione cinematografica per ribadire il potere illimitato del documentarista, il quale, spietato e meschino padrone del testo filmico, è libero di offendere impunito chiunque egli voglia, poiché nessuno dei bersagli colpiti può effettivamente replicare. Tra lucida autoanalisi à la Otto e mezzo e mosaico metacinematografico à la Effetto notte assemblato scompostamente in omaggio a Carmelo Bene, Maresco ci ricorda che se il cinema è davvero morto, lui è più vivo che mai.

A cura di Gabriele D’Aprile

Copyright: Lucky Red

9. Father Mother Sister Brother di Jim Jarmusch – 130 pt.

Un uomo rimbambito e una donna ben consapevole della realtà vanno a trovare un padre approfittatore nell’America rurale; due sorelle passano la mezz’ora più lunga della loro vita dalla loro mamma a Dublino; un fratello e una sorella, gemelli, svuotano l’appartamento parigino dei loro defunti genitori. Padre, madre, fratello sorella (questo sì, senza la virgola): sfumature diverse che nascondono una sola parola, figlio/figlia, che forse è l’unico sinonimo universale inevitabile di essere umano.

A cura di Nicolò Cretaro

Copyright: Lucky Red

8. Il seme del fico sacro di Muhammad Rasoulof – 140 pt.
Lo straordinario film di Mohammad Rasoulof ci ricorda quanto il cinema iraniano sia in grado di coniugare alla perfezione il racconto, altamente simbolico, del macrocosmo (la condizione socio-politica del Paese) con una profonda e complessa disamina dei rapporti interpersonali. Il tutto incorniciato in un action thriller mozzafiato, in cui lo spettacolo, estetico e narrativo, non è mai secondo all’urgenza tematica che pervade l’opera.

A cura di Gabriele D’Aprile

Copyright: Eagle Pictures

7. After the Hunt di Luca Guadagnino – 140 pt.

Il 2025 di Luca Guadagnino è stato particolarmente frenetico, come del resto da anni nell’agenda degli impegni di un autore diventato protagonista del panorama cinematografico internazionale. Accanto all’illuminante Queer, in Italia è giunto anche (nel silenzio generale della distribuzione) After the Hunt, l’ennesimo esempio di Luca Guadagnino di parlare di contemporaneo in una cornice che sembra, soltanto esteticamente, lontana dallo spettatore. Tra i corridoi di Yale si consuma uno scandalo sociale che permette di interrogarci, con finissima intelligenza, sui temi del #MeToo e della cancel culture, e il risultato che giunge sullo schermo – che soltanto uno spettatore meno avveduto potrebbe scambiare per “pressappochismo del regista” – denota la solita capacità critica e ideologica di un regista da preservare senza alcun dubbio; il tutto è coadiuvato da quelle che probabilmente sono le migliori interpretazioni nella carriera di Julia Roberts, Andrew Garfield e Ayo Edebiri, protagonisti in un rapporto di potere e di suoi dispositivi, atti a evidenziare quanto, nella dinamica del sociale e del quotidiano, non tutto ciò che accade è destinato a mettere lo spettatore ea proprio agio. Nel lungometraggio, che prende le mosse dagli elegantissimi dettagli delle mani e che termina con lo stesso indugiare sui tratti somatici della protagonista, si apprezza anche la pregevole interpretazione di Michael Stuhlbarg, attore troppo spesso sottovalutato e che, con Guadagnino, raggiunge vette di indiscusso valore. 

A cura di Bruno Santini

Copyright: Disney Italia

6. Avatar – Fuoco e cenere di James Cameron – 140 pt.
Senza ombra di dubbio il film più controverso della nostra classifica. Il terzo capitolo di Avatar divide, fondamentalmente per ragioni legate a polemiche figlie del 2009: non è originale; la trama è scarna, banale; non racconta nulla di nuovo su un piano tematico; un impianto tecnico straordinario è il minimo sindacale per Cameron. Bazzecole. James Cameron reinventa la sua saga, tre anni dopo La via dell’acqua realizzandone praticamente un remake, in cui, tuttavia, non viene messo da parte il pluri-decennale percorso meta-testuale della saga: raccontare il cinema attraverso il conflitto colonialista tra Na’vi e uomini. Fuoco e cenere inizia e finisce con un’esperienza cinematografica collettiva, in cui i protagonisti entrano in simbiosi con l’aldilà, rivedendo i propri cari. Attraverso il personaggio di Spider, il bambino umano nato e cresciuto su Pandora, noi spettatori di Avatar siamo riusciti a diventare parte della famiglia. Imparando a respirare, modificando il nostro corredo genetico e infine unendoci psichicamente alla forza di Eywa. Attraverso il cinema.

A cura di Giuseppe Parrella

Copyright: Lucky Red

5. Emilia Pérez di Jacques Audiard – 250 pt.
Il capolavoro di Jacques Audiard si staglia sull’Olimpo non solo dei più grandi musical mai realizzati, ma anche delle più intriganti e divertenti sperimentazioni tra generi: il musical incontra il gangster movie, il dramma si insanguina con il grottesco, la programmaticità della telenovela si scioglie nell’afflato haute couture del cinema d’autore europeo. Un cast eccellente tutto al femminile e una confezione estetica sublime (dalla musica alla coreografie) completano un’opera imperdibile e pienamente contemporanea.

A cura di Gabriele D’Aprile

Copyright: Warner Bros. Italia

4. Superman di James Gunn – 260 pt.
Cosa vuol dire essere Superman?
Con il capitolo zero del suo reboot dell’universo DC al cinema, James Gunn riparte dalle basi teoriche ed etiche del supereroismo. In un mondo annerito dall’estrema destra, dal colonialismo, dalle derive del capitalismo e da un genocidio che si consuma a pochi passi da casa nostra, essere gentili rappresenta la vera forma di ribellione, il nuovo punk rock. In un mondo in mano ai potenti, in mano ai suprematisti, la speranza è incarnata da un immigrato, con due padri e due madri, che ha due identità e che tende sempre la mano verso il prossimo. Il blockbuster più “presente” al proprio contesto storico di questo 2025.

A cura di Giuseppe Parrella

Copyright: Lucky Red

3. Un semplice incidente di Jafar Panahi – 340 pt.
Una delle più grandi menti del cinema contemporaneo, gira la sua opera più sovversiva (qui la recensione), per la più improbabile delle motivazioni: si tratta del suo film più speranzoso. Il maestro iraniano torna, vent’anni dopo Offside, a realizzare un film di fiction, tornando per la prima volta dietro la macchina da presa, senza mai apparire in scena. Nel pieno del più grande polverone scandalistico della New Hollywood, Roman Polanski decise di recitare nei panni del protagonista de L’inquilino del terzo piano, usando il proprio corpo per raccontare il senso di oppressione di un ebreo polacco nell’industria dell’intrattenimento. Polanski cambia sesso. Polanski viene portato alla follia. Polanski viene ucciso dai suoi stessi mecenati e spettatori. Panahi segue il ragionamento opposto: nasconde per la prima volta in vent’anni il suo corpo, concentrandosi, nel frattempo, sul fuoricampo. La soluzione al suo enigmatico finale, sta nel fuoricampo: un suono. Lo stesso enigma si apre con un corpo che, fuoricampo, viene investito dall’assassino. Che sia lo stesso corpo del regista?

A cura di Giuseppe Parrella

Copyright: Lucky Red

2. Queer di Luca Guadagnino – 350 pt.
La rivoluzione di Luca Guadagnino passa per William Burroughs, il ribelle della beat generation. Adatta un romanzo di poche centinaia di pagine in un’opera-mondo di oltre due ore, complessa e stratificata. In cui la Città del Messico immaginifica figlia della penna di Burroughs prende vita in alcuni teatri di posa a Roma. L’incomunicabilità è per William Lee un peso sull’anima. Il confine fisico tra anima e corpo, il più grande dolore della sua vita sentimentale. Queer è un ritratto straordinario della solitudine di un uomo consumato dal desiderio, sessuale e comunicativo; spirituale. Il racconto di un uomo che desidera soltanto rivolgersi all’anima del suo amato. Che farebbe di tutto per poter affondare fisicamente nella sua carne. Fondendosi. Diventando un tutt’uno.

A cura di Giuseppe Parrella

Copyright: Warner Bros. Italia

1 . Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson – 350 pt.

Discutere sul posizionamento di Una battaglia dopo l’altra in un’ideale classifica dei film di Paul Thomas Anderson potrebbe apparire ridondante, ma di sicuro parliamo di uno dei picchi dell’intera filmografia del regista statunitense, che del resto ha sfornato (quasi) sempre capolavori nel corso della sua carriera. Guidato dalla monumentale colonna sonora di Johnny Greenwood, il regista mette in piedi il più lucido, caotico – e per questo motivo anche ironico – racconto del presente, non nominando mai direttamente le figure a cui si riferisce e non lasciando mai all’esplicito e al didascalico l’ideologia del suo autore. Sullo schermo viene portato un libero adattamento del intricatissimo Vineland di Thomas Pynchon, ma non c’è spazio né per i vari Isaiah Due Quattro né per l’Italian Wedding Fake di Deleuze e Guattari, in un prodotto che, complice una messa in scena di altissimo livello che si interrelaziona allo spettatore attraverso il fascino del dinamismo, della lotta di classe e del videoludico, porta in scena il villain dell’anno (l’incredibile Lockjack di Sean Penn) e un deuteragonista ancor più iconico, interpretato da Benicio Del Toro. C’è spazio per tutto in un calderone di assurda bellezza, che coniuga con sapienza non soltanto la critica alla condizione sociale dell’immigrato messicano con il postmoderno, ma si concede anche l’inserimento di elementi di distorsione e di citazionismo impazzito, come i French 75, i 1776 o gli stessi Pionieri del Natale.

A cura di Bruno Santini

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