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RoFF 21 – Skateboarding Is Not for Girls e l’emancipazione negata

RoFF 21 – Skateboarding Is Not for Girls e l’emancipazione negata

Copyright: Sisters and Brother Mitevski

Sempre in concorso nella sezione Progressive Cinema della 21esima edizione del Festival del Cinema di Roma giunge Skateboarding Is Not for Girls. Dopo l’esordio con Sisterhood, la regista macedone classe ’91, Dina Duma. Il film che è già passato da Tribeca e dal Sarajevo Film Festival vuole essere un’opera con la comunità e non sulla comunità. Dina Duma rifiuta infatti categoricamente l’approccio paternalistico del cinema occidentale verso la comunità Rom. Ovvero quel cinema che oscilla tra l’esotizzazione romantica e lo spettacolarizzo della povertà.

Per allontanarsi ulteriormente dal cliché, Duma, decide di scrivere la sceneggiatura insieme alle ragazze della comunità di Shutka e alla scuola locale. Un approccio neorealistico vicino al concorrente del festival Ceniza en la boca. Infatti, per essere fedele al 100% decide di metterci una marcia in più. Assume anche attrici non professioniste, come Efkjar Abaz nei panni di Adela, per affiancare figure attive nei diritti delle donne Rom, come l’attrice e attivista Simonida Selimovič, la quale interpreta la madre.

Si tratta dunque di un film non solo femminile ma anche femminista. Duma ci mostra solo di sfuggita gli uomini del racconto, mentre altri sono totalmente assenti. Ne sentiamo solamente parlare, come del padre in Svizzera che ha abbandonato moglie e due figlie, o lo zio defunto. Ognuna di queste donne deve dunque confrontarsi con la società patriarcale. Il fulcro della storia è che Zara debba sposare un ragazzo, poiché il padre dalla Svizzera ha smesso di mandare i soldi. Ma Zara, interpretata da Džefrina Jašari si vede già con un ragazzo e anche quest’ultimo si vedrà sempre di spalle oppure in lontananza.

“L’adolescenza è il momento in cui iniziamo per la prima volta a essere consapevoli delle aspettative, del genere, della classe, dell’appartenenza. È il momento in cui la società inizia lentamente a dirti chi dovresti diventare, specialmente se sei una ragazza.”

Racconta la regista, rendendo Skateboarding Is Not for Girls, un’opera che non parla solamente alle ragazze, ma anche alle donne. Non vediamo solo Zara, la protagonista Adela che va sullo skate, ma anche la madre Esma. Tutte e tre devono affrontare un ruolo che la società ha immaginato per loro. Eccetto per Adela, che sì, deve conformarsi, ma si trova ancora in quella semi infanzia in cui le è ancora permesso di sognare. Rincorre il sogno dello skateboard e trova in esso la sua emancipazione e svago. L’unica opportunità che ha di evadere dalla povertà, in cui ogni giorno è una sopravvivenza.

“Possiamo avere una giornata normale?”

Chiede una delle ragazze, la cui risposta è purtroppo evidente. La via d’uscita sembra dunque essere il matrimonio di Zara, una scelta della sorella del padre e successivamente condivisa da Esma stessa. Per quanto brutale ed irrispettosa sia la scelta, Duma non dipinge mai le due donne come “malvagie”, bensì come due donne disperate che pensano a sopravvivere ed a regalare a Zara una vita più agiata. Lontana dalle baracche in cui vivono. Questa regia così aderente e ravvicinata è stata possibile grazie ad un ricordo reale della regista. Ella rammenta infatti che una compagna di scuola sparì a 16 anni perché data in sposa. E con essa la visione fugace lungo il fiume di una ragazzina sullo skateboard.

Da questa memoria emerge però un quesito. Come mai Duma ha voluto come protagonista Adela, se nel film emerge maggiormente la storia di Zara? Questa scelta rende anche il titolo, un po’ dispersivo, proprio come la scelta di affrontare meno la dinamica dello skateboard. Rimane comunque il fatto che la regia cambia quando avviene questo momento di svago. Dalle immagini in verticale, ai quadrati che ricordano il superotto, fino a ricreare un collage anche con due immagini in movimento.  

“Per gran parte del film la macchina da presa osserva pazientemente i personaggi. Ma quando Adela sale sullo skateboard, qualcosa cambia. La macchina da presa diventa più fluida, il montaggio più dinamico, quasi come se respirasse insieme al suo corpo.”

Si tratta comunque di momenti che sembrano annunciare un climax legato allo sport, che però non vengono sviluppati, lasciando il focus sempre sulla questione di Zara. Una storia che si posizione bene con il panorama cinematografico macedone di quest’anno, che grazie a registe come Kukla di Fantasy e 17 di Kosara Mitić, offre una nuova ondata di cineaste del paese. Con il valore aggiunto che queste opere sono state scelte per rappresentare la Slovenia e la Macedonia del Nord agli Oscar.

Voto:
3.5 out of 5.0 stars

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