Alden Ehrenreich, nei panni del newyorkese Edward Ridgeway, giunge dalla scrittrice Patricia Highsmith nella sua dimora in Svizzera. Luogo in cui ha deciso di isolarsi, poiché infastidita dagli altri esseri umani, anzi da qualsiasi essere vivente. Difatti mentre Edward sta per raggiungere la casa della scrittrice interpretata da Helen Mirren, gli viene immediatamente annunciato la sua natura. Il tassista gli confessa infatti che la donna ha avvelenato il cane del vicino, poiché abbaiava troppo. Edward, che in parte sa cosa lo aspetta risponde:
“Sarà anche eccentrica, ma non penso abbia ucciso un cane.”
Assistiamo così ad un primo tentativo di nascondere la sua vera natura, come nelle coppie violente, in cui si tende a giustificare oppure a nascondere il violento. Ci viene dunque presentato così A Talent for Murder diretto da Anton Corbijn, celebre per il film Control e A Most Wanted Man. Il film che verrà successivamente distribuito da Lucky Red, è passato per Toronto per arrivare alla 21esima edizione del Festival del Cinema di Roma.
Ci troviamo nel 1995, in cui Edward, ovvero un dipendente di una casa editrice, deve convincere la oramai anziana Patricia a scrivere il suo ultimo libro e a firmare dunque il contratto. A Talent for Murder non vuole raccontare la storia della reale scrittrice, bensì ispirarsi soprattutto ai suoi romanzi. Dando vita ad una Patricia Highsmith, che possa dare dello spessore alla storia. Si ispira piuttosto a Switzerland, un’acclamata pièce teatrale scritta dalla drammaturga australiana Joanna Murray-Smith. Si tratta di un possibile seguito ispirato alla scrittrice che nella realtà si è fermata a cinque celebri romanzi dedicati al personaggio di Tom Ripley.
Edward Ridgeway, il quale conosce a memoria questo personaggio fittizio, arriva nella sua dimora. Qui dovrà affrontare non solo il processo creativo della scrittrice, ma anche uno scontro psicologico cadenzato da test manipolativi. Tutti test necessari per vedere quanto il protagonista sia disposto a subire per ottenere la sua fiducia. Proprio perché come dice Highsmith:
“Io non ho una bussola morale”
Il loro processo di scrittura in cui risulta meno inquietante rispetto alle premesse che A Talent for Murder ci aveva fatto, si intreccia la storia fuori dalla casa. Edward, quest’ultimo rimasto ammaliato da Clementine Balfour, interpretata da Olivia Cooke. I due si conoscono proprio all’inizio del film, sul treno. Citando anche il capolavoro di Hitchcock Strangers on a Train. Già dalle prime chiacchere emerge che la ragazza ha un obbiettivo preciso, ovvero sbloccare il fondo fiduciario della zia Peggy.
Un dettaglio essenziale per la scrittura del nuovo libro infatti la finzione e la realtà iniziano a fondersi. Si tratta di una regia che comunque riesce sempre a distinguere le due realtà parallele, partendo dalle location, fino al look dei protagonisti. Un’ idea narrativa interessante che effettivamente rappresenta la maggior parte dei processi creativi degli artisti, i quali spesso attingono alle realtà vissute sulla propria pelle oppure da altri. Clementine diventa quindi la Musa di Edward e proprio quando devono escogitare il delitto perfetto, il ragazzo uscirà per vivere i momenti con la ragazza. Questi ultimi preziosi, proprio perché daranno l’ispirazione che serve ad Edward.
Molto spesso ci sembra che il reale possa fondersi con l’immaginazione e che il delitto possa avvenire realmente, ma il crimine rimane sempre nella realtà parallela, negando quel pizzico di suspence alla storia. Il personaggio di Highsmith, cerca in qualche modo di spaventarci, ma risultando più una diva cinica e “viperina” che vuole dimostrare qualcosa, piuttosto che una vera minaccia. Anche Edward, per quanto spaventato, non sembra troppo impaurito, difatti rimane lì. La fotografia di Robbie Ryan, spesso collaboratore di Yorgos Lanthimos, dona invece l’atmosfera noir raffinata richiesta, regalandoci dunque quell’atmosfera di gelo nei paesi in montagna. Un gelo che vediamo anche nel cuore della scrittrice, la quale pur offrendoci una grande performance non sembri mai andare veramente affondo, sappiamo molto di Edward ma non di Highsmith. Sembrerebbe dunque una scelta voluta, Helen Mirren racconta infatti:
“Se va bene, riuscirai a interpretare solo il 75% di ciò che era quella persona nella realtà. Quindi non ce la farai mai; infatti, per molti anni non ho mai interpretato personaggi storici realmente esistiti, a meno che non fossero figure così lontane nel tempo, come Elisabetta I o Caterina la Grande, di cui nessuno sa bene quale fosse la voce o il modo di camminare.”
Anton Corbijn sceglie dunque di non azzardare troppo, timoroso di non restituire alla scrittrice una memoria, seppur fittizia, alla sua altezza.
Voto:
2.5 out of 5.0 stars