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Gen V – La smorta seconda stagione commette l’errore più grave: ripristinare lo status quo

Ormai sembra indubbio che Amazon Prime Video abbia un talento: lanciare in pompa magna, e soprattutto con una dose non indifferente di qualità, prodotti seriali – spesso costosi in termini produttivi e di acquisizione dei diritti di sfruttamento di un brand altisonante – che si sbriciolano ed evaporano non appena giungono al primo episodio della seconda stagione. È accaduto con Il Signore degli Anelli – Gli Anelli del Potere, con The Boys (sebbene la qualità media abbia retto anche per buona parte della seconda stagione) e ora, come un virus diffuso dalla serie madre, anche a Gen V, lo spin-off dell’adattamento televisivo dell’irriverente graphic novel di Garth Ennis e Dareck Robertson. 

Se l’ispirato e roboante finale della prima stagione lasciava presagire grandi cose per il futuro, con un eventuale e ormai solo ipotetico sviluppo narrativo in stile X-Men (che avrebbe contrapposto i super pro-umani e quelli contro), già solo guardando i primi minuti che aprono la seconda stagione si ha l’impressione che tutti i buoni propositi siano svaniti – consentiteci la citazione abusatissima, ma quanto mai pertinente – come lacrime nella pioggia. Dunque, proprio come succede all’inizio di ogni stagione di The Boys, ecco che viene ripristinato lo status quo antecedente ai classici (ridondanti e prevedibili?) plot twist, che hanno concluso il blocco di puntate andato in onda nei due anni precedenti (un’attesa piuttosto lunga che aumenta solamente la frustrazione).  

È pur vero che la seconda stagione di Gen V sia stata costretta ad affrontare una parziale riscrittura creativa in seguito alla tragica dipartita di Chance Perdomo, interprete di Andre Anderson, personaggio sicuramente rilevante ai fini della trama generale. E in effetti non si può negare che la scomparsa dell’attore sia stata narrativizzata all’interno della diegesi con sufficiente decenza, sebbene sul finale si sia spesso corso il rischio di risultare retorici e stucchevolmente pedanti. Comunque, un peccato di lieve entità, considerata l’evidente sincerità dell’operazione.  

Eppure, nonostante la riscrittura generale, non si possono ignorare i numerosi problemi che hanno funestato questo nuovo blocco di episodi. Innanzitutto, occorre annoverare una sceneggiatura a dir poco pericolante e smorta: camei da The Boys e personaggi provenienti dal passato di Gen V sempre fuori luogo e fuori tempo massimo, improvvisi passaggi da un fronte all’altro, per un trasformismo etico degli studenti della Godolkin University francamente bislacco e, come se non fosse sufficiente, dialoghi ridondanti e vuoti degni delle peggiori soap opera (ebbene sì, perché esistono anche soap degne di nota), se solo non fossero intrisi di quel turpiloquio gratuito e disumanizzante che, insieme all’ormai inerte e non più così estrema violenza grafica che caratterizza lo show e la serie madre con Homelander, sembra diventato l’unico elemento rilevante dell’intero progetto. Inoltre, si fa fatica a immergersi nel racconto quando le capacità recitative degli interpreti latitano con tanta decisione: dalla vocina stridula e monocorde di Maddie Phillips (Cate Dunlap) alle espressioni insondabili di Derek Luh e London Thor (rispettivamente la versione maschile e femminile di Jordan Li), fino ai meandri più oscuri e misteriosi delle ridicole smorfie strabuzzate di Asa German (Sam Riordan). A risultare parzialmente accettabili solo Jaz Sinclair (Marie Moreau) e Hamish Linklater (Cipher, un villain affascinante e abbastanza riuscito).  

Dunque, cosa resta della seconda stagione di Gen V, al di là di ciò che lascia presagire per il gran finale della serie madre? Rimangono i soliti e tediosi discorsi sull’accettazione del sé e sull’importanza dovuta al rispetto delle diversità altrui, le usuali battute vagamente satiriche sull’oppressione mediatica a opera delle grandi corporation capitalistiche e tanta, troppa voglia di scioccare tramite le immagini e le parole, con la nefasta conseguenza di risultare solo l’ennesimo brutto prodotto seriale da dare in pasta alla piattaforma, nel modo e nell’aspetto più convenzionale possibile.  

Voto:
2.0 out of 5.0 stars

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