Il mondo del cinema piange la scomparsa di uno dei suoi più grandi interpreti: il regista è sceneggiatore ungherese, Béla Tarr, è scomparso all’età di settant’anni il 6 gennaio del 2026, come annunciato, tra le altre testate di settore, anche da Sight and Sound, oltre che da alcuni esponenti del governo ungherese.
L’annuncio della scomparsa del regista è stato dato, tra gli altri, anche dall’associazione dei critici cinematografici del paese, che scrive in un comunicato ufficiale:
È con profondo dolore che annunciamo che il regista Béla Tarr è scomparso questa mattina dopo una lunga e grave malattia. La famiglia addolorata chiede la comprensione della stampa e del pubblico e di non essere contattata per rilasciare dichiarazioni in questi giorni difficili.
Universalmente riconosciuto come uno dei più grandi del cinema ungherese, benché poco conosciuto da parte del pubblico generalista, Béla Tarr è stato da sempre apprezzato da parte della critica, in virtù di uno stile immediatamente riconoscibile, pregno di slow cinema, lunghissimi piani sequenza, riprese tendenzialmente improvvisate in più punti, bianco e nero e capolavori di matrice sociale e socialista. Tra i suoi più grandi e film spiccano, senza alcun dubbio, Sátántangó, Il cavallo di Torino e Le armonie di Wrckmeister, ma in generale la seconda parte della carriera del regista, a partire dallo spartiacque di Almanacco d’autunno, è da sempre considerata come una delle più innovative e importanti in tutta la storia del cinema, con tratti salienti comuni e, soprattutto, con una concezione del mezzo cinematografico che ha reso Béla Tarr uno dei più grandi di sempre.