Dark Mode Light Mode

RoFF 21 – 7 Anniversari: e perché così tanti?

Credits: Andromeda Film e Piano B Produzioni

Presentato alla Festa del Cinema di Roma 2026, la coproduzione Italia-Portogallo diretta da Sabrina Iannucci fatica a reggersi in piedi fin dall’inizio. Un dramma che vorrebbe riflettere sulla presunta, inevitabile decadenza di ogni relazione al compimento del settimo anno (citando impropriamente il “Seven Year Itch” di Billy Wilder), ma che naufraga in un susseguirsi di luoghi comuni e forzature.

Il rapporto tra i due protagonisti zoppica sin dalle prime battute, compromesso dall’incapacità di fondo da parte di Benedetta Porcaroli e Lorenzo Zurzolo di strutturare una chimica coinvolgente nella finzione: tutto nel loro rapporto attraverso gli anni risulta stantio, rompendo da subito la sospensione dell’incredulità sulla struttura temporale del racconto. La successiva evoluzione del loro legame è dettata da una sequela di cliché che non stimola alcuna empatia. Il vero paradosso di questa storia – per modo di dire – romantica, è che si finisce per sperare nella rottura della coppia, complice una gestione sconcertante di dinamiche relazionali malsane. Le interpretazioni prive di qualsiasi mordente, i personaggi di contorno usati come meri pretesti narrativi e lo spreco del sottotesto metanarrativo legato alle soap opera – condito da una resa visiva posticcia e dozzinale – confermano la sconclusionatezza dell’opera.

Il vero errore da matita rossa, per quanto concerne l’impianto formale, sta nell’utilizzo incessante di commenti musicali in conflitto tra loro; come una playlist in riproduzione casuale. La Iannucci sembra infatti essere tanto preoccupata a tenere incollati i giovani spettatori di 7 Anniversari allo schermo da ricercare un montaggio sonoro che richiama il formato reel. In ultima analisi, la durata complessiva di 91 minuti non rende giustizia al concept, vuoi anche per una malagestione, in termini di screen-time, dei sette capitoli (al primo anno di relazione viene concessa una durata decisamente sproporzionata, che “divora” quasi un terzo dell’opera), più simili agli estratti di una serie tv che non a un lungometraggio.

È impensabile supporre di poter far legare il pubblico con due eroi che incarnano i due volti dell’inettitudine: da un lato Teo è svuotato di qualsiasi personalità, dall’altro Emma non manca mai di porsi con un atteggiamento boriosamente aggressivo, fallendo su tutta la linea nel tentativo di proporre un personaggio femminile grigio e complesso.

Voto:
1.0 out of 5.0 stars

Post precedente

The Gangster, The Cop, The Devil: Keanu Reeves nel cast del remake di James Wan

Post successivo

I diavoli: il film proibito di Ken Russell