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Venezia 83- Shumei: l’esordio al documentario di Takashi Miike tra tradizione e modernità

Venezia 83- Shumei: l’esordio al documentario di Takashi Miike tra tradizione e modernità

Credits: K2 Pictures

Incredibile ma vero, assistiamo al primo lungometraggio documentario diretto dal mitico Takashi Miike. Il regista più prolifico vivente, l’uomo che non rifiuta un progetto, colui che tra lunghi, corti e episodi televisivi non scende mai sotto le quattro firme l’anno non si era mai affacciato a questo formato. Shumei – The Living Legacy of Kabuki è presentato all’83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nella sezione Venice Open ed è un interessantissimo spaccato su questa forma d’arte

Shumei – The Living Legacy of Kabuki racconta la cerimonia di successione di Ichikawa Danjūrō XIII Hakuen, svoltasi nel 2022. Il film è un ritratto intimo di Danjūrō e di suo figlio Shinnosuke, che restituisce la solennità dei rituali del teatro kabuki, una forma antichissima di teatro danza giapponesi con profondissimi legami con il folklore e il patrimonio mitologico della nazione, e mostra con profondo rispetto le responsabilità, le pressioni e i sacrifici personali necessari per raccogliere e tramandare al meglio questa eredità.

Nonostante le riprese siano iniziate nella primavera del 2019, la realizzazione del film ha subito numerosissimi intoppi che hanno reso tutta la procedura di successione molto poco in linea con la tradizione, e chissà che questo non porti fortuna al nostro protagonista, ultimo di una linea di grandi attori spesso morti giovani. Una replica annullata per un affaticamento delle corde vocali, il primo dopo vent’anni di carriera, sembra quasi il preludio di quello che Danjūrō e tutto il resto del mondo dovranno affrontare nel 2020. Lo Shumei previsto per maggio 2020 viene rimandato più volte e solo due anni dopo può essere finalmente celebrato, contemporaneamente alla proclamazione di suo figlio come suo successore. 

Il film è il ritratto di un uomo diviso tra il suo senso del dovere impossibile da tradire e la sua stessa fragilità, come uomo, come attore, come padre, come corpo scalfibile dalle malattie e dal tempo, come membro di una società. Danjūrō vive una vita quasi avulsa dal ventunesimo secolo a cui tecnicamente appartiene, come può un evento così legato alla contemporaneità e alla globalizzazione come il Covid interrompere una tradizione pentasecolare come il kabuki? Come può un uomo che non ha vissuto altro nella sua vita se non disciplina e rispetto del proprio ruolo accettare un imprevisto del genere, nonostante sia l’intero mondo a subire questo problema? A fare da contraltare è invece la tremenda sicurezza in sé che tramanda suo figlio, di appena dieci anni e con un carisma e una consapevolezza del suo ruolo che lasciano spiazzati tutti coloro che assistono ai loro spettacoli

Miike sceglie di rappresentare con profondissima grazia una forma d’arte chiaramente a lui lontana. Uno spettacolo conformista, glaciale, avulso da qualsiasi forma di evoluzione. che quasi porta all’annullamento dell’attore in scena in nome del personaggio. Forse noi, come Miike, difficilmente saremo in grado di comprenderla, ma almeno per ora ne restiamo affascinati.

Voto:
3.0 out of 5.0 stars

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