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Il restauro e la riscoperta di ‘Eva’ di Maria Plyta – Un melodramma greco ritrovato

Il restauro e la riscoperta di ‘Eva’ di Maria Plyta – Un melodramma greco ritrovato

Copyright: The Film Foundation, Cineteca di Bologna

Il film Eva (1953) di Maria Plyta occupa una posizione unica nel panorama cinematografico greco, sia come avvincente melodramma che da un punto di vista rivoluzionario; si tratta infatti della prima donna a dirigere un lungometraggio greco. A lungo dimenticato dalla Storia del Cinema, la presentazione in anteprima mondiale del restauro in 4K di Eva al Cinema Ritrovato di Bologna, hanno finalmente iniziato a restituire alla Plyta il posto che le spetta nella cinematografia della sua nazione. A più di settant’anni dalla sua uscita, il film non appare semplicemente come una curiosità storica, ma come una riflessione tipicamente greca sul gender, il desiderio e il potere sociale.

Il film è profondamente radicato nella sua ambientazione mediterranea. Il paesaggio isolano, la comunità affiatata e l’enfasi posta sull’onore creano un mondo inconfondibilmente ellenico. Il contesto sociale funge quasi da entità a sé stante, monitorando i comportamenti dei personaggi e punendo ogni deviazione dalle norme accettate. La relazione di Eva con Antinoos, più giovane di lei, non si limita a minacciare il suo matrimonio, ma scatena il giudizio dell’intera comunità. In questo senso, Eva riflette una realtà sociale in cui il desiderio privato è costantemente subordinato alla moralità pubblica.

Al centro del film c’è Eva, la cui bellezza, eleganza e intensità emotiva le garantiscono un certo grado di libertà all’interno di un mondo patriarcale. Eppure, queste qualità alla fine si riveleranno insufficienti. Nonostante il suo fascino e il suo carisma, rimane soggetta alle decisioni e all’autorità degli uomini. Saranno suo marito, il suo amante e in generale l’ordine sociale prestabilito a determinare il destino della donna, mentre gli uomini resteranno (relativamente) impuniti. Eva diventa così una delle tante tragiche eroine mediterranee i cui desideri vengono puniti sicché sfidano l’autorità maschile.

Questa dinamica può essere letta anche attraverso la figura della stessa Maria Plyta. In qualità di prima grande regista del cinema greco, è entrata in un’industria che dubitava apertamente della capacità di una donna di dirigere e ha lottato per tutta la sua carriera per ottenere credito e sostegno finanziario. Sebbene abbia diretto ben diciassette film, lavorando con molti degli artisti più celebri del cinema greco, il suo lavoro è stato in gran parte escluso dal canone per decenni.

I parallelismi tra Eva e la regista sono sorprendenti: entrambe possiedono un fascino esotico e una raffinatezza, eppure entrambe si scontrano con strutture sociali che premiano gli uomini a discapito delle. Sia nelle relazioni sentimentali che nel cinema, il fascino e la creatività non bastano mai a superare l’autorità patriarcale. Gli uomini trionfano sul piano economico, sociale ed emotivo, mentre le donne che sfidano certe strutture vengono lasciate a loro stesse.

Visto oggi, Eva è molto più di un semplice melodramma. Si tratta di un’opera pionieristica di una regista rivoluzionaria, che rivela come sia la società greca che il più ampio bacino del Mediterraneo spesso concedano alle donne visibilità e fascino, negandole però un potere duraturo nel tempo. Il recente restauro e la proiezione di Eva a Bologna riconoscono finalmente ciò che il film stesso aveva già compreso: Maria Plyta, come la sua eroina, era una donna la cui importanza è stata a lungo oscurata dal trionfo delle narrazioni maschili.

E in effetti, sono proprio operazioni di restauro e riscoperta di questo tipo a dare un senso al progetto del Cinema Ritrovato.

  • Puoi leggere qui la scheda tecnica del film.

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