Due parti cinematografiche, una sezione di aneddoti, tre finali tra loro discordanti: non è uno stralunato dossier che possa sintetizzare il nucleo delle conferenze televisive quotidiane in tempi Covid-19, ma del celebre Coronavirus si torna qui a parlare attraverso una delle sue tracce più interessanti sul grande schermo. Sesso sfortunato o follie porno, Orso d’oro al Festival di Berlino 2021, è l’ennesima forma di approccio alla realtà che Radu Jude ha saputo proporre nella sua interessantissima carriera, e del resto serviva proprio un regista di questo genere per scandagliare, in maniera tanto caotica quanto ipnotica, una parentesi esistenziale colma di estremo disagio e senso di inadeguatezza. Probabilmente, per ottenere una chiave di accesso ulteriore a Sesso sfortunato o follie porno occorre citare immediatamente un altro lavoro del regista rumeno: Eight Postcards from Utopia, datato 2024 e realizzato in collaborazione con il filosofo Christian Ferencz-Flatz. Benché successivo in ordine di tempo, questo mosaico pubblicitario dalla durata di poco più di 70 minuti permette di fornire uno spaccato di grandissimo valore sulla Romania post-socialista, basato principalmente sui meccanismi pubblicitari e mediatici che hanno accompagnato il popolo in una transizione verso la contemporaneità connotata dal potere, con cenni sicuramente importanti al mercato del sesso, della ludopatia e del vizio (lussuoso, nella maggior parte dei casi) concesso al cittadino dal nuovo mondo che gli veniva offerto. Ma torneremo su questo punto successivamente.
Sesso sfortunato o follie porno muove da una premessa fondamentale: unire, in un solo film, due elementi che sono tipici della pandemia da Coronavirus e del conseguente lockdown, basati cioè dall’isteria da un lato e dal massivo sovradimensionamento della dimensione digitale dall’altro. L’espediente che dà vita al film, la diffusione online di un sex-tape girato dalla protagonista (mostrato nei primi minuti), è certamente povero ma garantire la messa al bando immediata di quei temi di cui sopra: il vero film, allora, non riguarda tanto le sorti della protagonista, la cui immagine pubblica muta considerevolmente a seguito della diffusione del filmato tanto da mettere in crisi la sua integrità morale e sociale, tanto più quel filtro evidente (e didascalico, in numerosi punti) che Radu Jude applica alla realtà. Siamo perfettamente consci di una delle critiche fondamentali mosse verso il regista rumeno, l’assenza di una messa in scena o di un impianto narrativo tale da parlare di cinema vero e proprio pur nella grande abbondanza teorica della sua proposta. Eppure, il film sembra ritrovarsi proprio in quelle insenature: prima di giungere all’intermezzo del “dizionario di aneddoti e parole”, il regista compie un excursus fondamentale nel paese che racconta, nella maggior parte dei casi realizzando riprese non autorizzate in perfetto stile neorealista e catturando la reazione del suo pubblico (l’individuo) di riferimento, con il cittadino-tipo che con la macchina da presa interagisce, la indica, addirittura ci parla avendo a disposizione un mezzo di espressione nel sotto-testo generale della castrazione comunicativa del paese.
E c’è, qualora ce ne fosse davvero bisogno, anche un ottimo lavoro semiologico sui meccanismi comunicativi della pandemia: senza addentrarci in esemplificazioni varie, risulta piuttosto evidente considerare come la pandemia abbia saputo mutuare gran parte dei simboli, oltre che delle parole, che ne hanno connotato le entità negli anni in cui ha imperversato nella sua quotidianità. Se in Eddington di Ari Aster la mascherina sembra quasi il confine tra due mondi deliranti, oltre che tra le due effettive parti del film, Sesso sfortunato e follie porno produce quasi un nuovo senso a partire dalla mascherina, spesso identificata attraverso simboli, immagini o addirittura commenti su quanto sia esteticamente evidente. Ritorniamo allora, e solo a questo punto, al nucleo centrale del film che si esprimerà ancor meglio nel successivo lavoro del 2024: il Covid-19 ha avuto, tra i suoi effetti impliciti, quello di produrre un’accelerazione decisiva verso alcune tendenze che erano già in atto nel mercato della digitalizzazione o della realtà post-umana, con evidenti cambiamenti e riflessi anche sui tanti mondi possibili di riferimento; con commenti che oscillino tra il retorico e l’ironico, Radu Jude ha tentato di scandagliarne le parti nella geniale parte 2 del film, dedicata agli aneddoti che raccontino la Romania e volti a sottolineare come, attraverso un’abbondanza di parole, segni e messaggi più o meno evidenti, possa essere costruita con estrema velocità una contro-realtà assediante e, nel caso specifico dell’oggetto del racconto, maschilista. Ancora, il film nel film è probabilmente il film stesso, la sua anima più profonda, e funge da vademecum per la comprensione della sua parte successiva, oltre che dei tre finali.
Quell’unicum irreplicabile che è il cinema della pandemia, allora, acquisisce ancora più valore nel considerare come certe tracce di realtà siano perfettamente inquadrabili in una parentesi storica brevissima, non più ripresa negli esempi cinematografici successivi. In tal senso, Sesso sfortunato o follie porno non è soltanto una gemma di cinema da pandemia, ma anche una chiave comunicativa estrema per comprenderne le entità, i meccanismi più caotici e deliranti.
Vom reuși.