La notte delle streghe si è conclusa da poche ore, rinnovando, come ogni anno, l’interesse degli spettatori per la visione di alcuni classici dell’horror, per celebrare l’amatissima festività.
Ma perché limitarsi a una singola notte horror? In questo articolo, troverai dieci consigli horror – e non solo – da divorare nel corso del weekend in corso.
A cura della redazione di Fuoricampo.
I consigli di Bruno Santini

“The Neon Demon” di Nicolas Winding Refn (2015)
La libera interpretazione di Refn di Suspiria sposta il setting berlinese del cult argentiano a Los Angeles. La moda e la pornografia autoriale si sostituiscono alla danza, erotica ed esoterica, del capolavoro del 1977, in un tripudio di luci al neon, sogni infranti e sadismo.
Il metaforico demonio qui si cela dietro ogni palma, ogni sentiero illuminato dalle insegne; dietro ogni corpo, dietro ogni luce, nella città del disincanto.
Un autentico capolavoro, per un’esperienza horror sconvolgente.
Disponibile per il noleggio su Apple TV+.

“Infinity Pool” di Brandon Cronenberg (2023)
Il terzo film di Brandon Cronenberg presenta un’incursione molto interessante nel body horror, mostrando tutta la maturità del giovane regista canadese, in grado di ottenere definitivamente una certa riconoscibilità rispetto al cinema del padre. A partire dall’oggetto fondamentale della trama del film, un viaggio dei protagonisti in un luogo in cui la legge convenzionale viene rivisitata, fino all’aspetto della clonazione e della violenza perpetuata verso se stessi (pur se in un corpo “derivato”), Piscina infinita offre una summa interessante del pensiero dell’autore e della sua capacità di ragionare con il presente, con una Mia Goth in stato di grazia.
Disponibile per il noleggio su Prime Video.

“Doppia pelle” di Quentin Dupieux (2019)
Senza ombra di dubbio il miglior Dupieux fino a quel momento, ad anticipare la bulimia produttiva del regista che esploderà a partire dalla pandemia da Covid (a partire da Mandibules, per chiarirci).
Il premio Oscar Jean Dujardin interpreta un uomo ossessionato dalla pelle di daino, che gradualmente diventerà regista di un film slasher/found footage di discutibile qualità. Se cercate un’esperienza grottesca per il vostro ponte dei morti, lasciate che Quentin Dupieux vi trascini nel suo immaginario, fatto di sogni e ossessioni, in cui “tutti si sentono in diritto, in dovere, di parlare di cinema”, per dirla in termini morettiani. In un certo senso, Doppia pelle è il Sogni d’oro del regista francese.
Disponibile su Prime Video.
I consigli di Gabriele D’Aprile

“Goksung – La presenza del diavolo” di Na Hong-jin (2016)
Il consiglio perfetto per gli amanti del cinema di genere coreano. Goksung è uno straordinario horror rurale, in cui una cittadina viene sconvolta da una rapida serie di omicidi, che vengono attribuiti dai locali a un misterioso uomo arrivato da poco in città, accusato di essere affiliato alle forze del male.
Opera ibrida, a cavallo tra noir investigativo e horror sovrannaturale, si fa portabandiera del profondo nichilismo del cinema coreano di genere, in una riflessione straordinaria, tra le varie, su conservatorismo, accoglienza e immigrazione.
Disponibile su Movies Inspired+.

“Ho camminato con uno zombie” di Jacques Tourneur (1943)
Frutto del genio del produttore Val Lewton durante i suoi anni di attività presso la RKO, Ho camminato con uno zombie è una delle tante perle nere dirette da Jacques Tourneur, che nella Hollywood degli anni ’40 cambiò, insieme ad altri, i modi della paura al cinema. Riprendendo un’idea di Henry James, dimostrò che il terrore poteva essere solo suggerito, anziché descritto, generato non da ciò che percepiamo attraverso i sensi, bensì dall’ignoto, da ciò che non vediamo.
Il film è una macabra processione tra le pieghe della follia e delle credenze religiose, ambientato su un’isola ai confini del mondo, dove anche la Natura sussurra alle orecchie del Male.
Disponibile su Rai Play.

“Braindead” di Peter Jackson (1992)
Noto al pubblico italiano come Splatters – Gli schizzacervelli, la terza opera di Peter Jackson è quella che segna il passaggio di stato dall’amatoriale -seppur brillantissimo – Bad Taste alla maturità formale e satirica degli anni d’oro della sua carriera, quelli che lo porteranno, a fine anni ’90, ad assicurarsi la regia della più grande trilogia della Storia del Cinema.
Un film ritenuto “aberrante” e “scandaloso” dal pubblico neozelandese, per le continue sferzate inflitte alla borghesia della fine del secolo scorso, trasfigurata attraverso i grandangoli, lo splatter e la comicità grottesca che contraddistinguono la poetica dei primi anni di attività del regista premio Oscar.
Disponibile in Blu-Ray.
I consigli di Giuseppe Parrella

“Re-Animator 2 (Bride of Reanimator)” di Brian Yuzna (1990)
Che Halloween sarebbe senza un body horror? Per rimanere in linea con il grottesco di Braindead, un altro cult assoluto degli anni ’90: Bride of Re-Animator è il seguito diretto di Re-Animator di Stuart Gordon. In quel caso, Brian Yuzna figurava come produttore; cinque anni dopo, in occasione della realizzazione del suo seguito, il passaggio dietro la macchina da presa del maestro del genere segna un salto di qualità di almeno dieci categorie. Society – The Horror è indubbiamente l’ispirazione principale del meraviglioso The Substance, ma se avete amato quest’ultimo, non potete perdervi un’altra perla assoluta di quel gigante del cinema che è Brian Yuzna: il suo Bride of Re-Animator è uno dei Frankenstein più incredibili della Storia del Cinema.
Disponibile in DVD.

“L’invasione degli ultracorpi” di Don Siegel (1956)
Senza sé e senza ma, una delle più grandi opere apocalittiche di sempre. L’invasione degli ultracorpi è, tra i titoli di questa lista, IL film da recuperare. Non è ammissibile evitare questa visione, non più, cari lettori.
Tra le tante letture contemplate, quella che forse stuzzica maggiormente è l’interpretazione maccartista dell’opera: distribuito nel 1956, il film di Siegel venne realizzato a basso costo, in un’industria che raggiunse in quegli anni il suo massimo splendore produttivo. La storia è quella di un gruppo di uomini che, nel corso di una misteriosa invasione aliena, devono nascondersi per sopravvivere al lavaggio del cervello dei Body Snatchers, parassiti extraterrestri. In un momento storico in cui lo strapotere di Joseph McCarthy e la conseguente caccia alle streghe promossa dal senatore era da poco giunta al termine.
I consigli di Nicola d’Angelo

“Carnival of Souls” di Herk Harvey (1962)
Realizzato con un budget irrisorio e in poche settimane di riprese, Carnival of Souls è il primo e unico lungometraggio di Herk Harvey. Ciò che poteva sembrare un esperimento amatoriale si è invece trasformato in un’opera di culto, capace di influenzare generazioni di cineasti e di ridefinire i confini del genere. La protagonista, interpretata da Candace Hilligoss, è una giovane organista che sopravvive a un incidente d’auto solo per ritrovarsi intrappolata in un limbo di visioni e presenze spettrali. Accolto inizialmente con indifferenza, il film ha trovato nuova vita grazie ai festival dedicati al cinema di genere e alle messe in onda televisive degli anni ’70, fino a essere oggi riconosciuto come un capolavoro del cinema indipendente americano. Critici e registi, da Romero a Lynch, ne hanno riconosciuto l’influenza: un incubo lirico e malinconico che, nato nelle retrovie di Hollywood, ha segnato la Storia del Cinema.
Disponibile su Plex.

“Pulse” di Kiyoshi Kurosawa (2001)
A tutti i neofiti del J-Horror: preparatevi, perché non siete pronti al cinema di Kiyoshi Kurosawa. Il regista di Cloud e Tokyo Sonata realizzò Pulse poco dopo il suo capolavoro supremo, Cure, sconvolgendo il panorama dell’horror d’autore del Sol Levante. Si tratta di un’opera visionaria, immersa nel principale incubo del neonato XXI secolo: Internet.
Nell’immenso film di Kurosawa, i monitor dei computer sono rappresentati come acchiappasogni in grado di assorbire i resti fisici di coloro che scelgono di togliersi la vita: una digitalizzazione del corpo e della morte sconvolgente, nel solito, inconfondibile, immaginario perturbante del maestro giapponese.
Disponibile in Blu-Ray.
Menzione d’onore

“Totò all’Inferno” di Camillo Mastrocinque (1955)
Prima regola del mondo: esiste un film di Totò per qualsiasi ambientazione spaziale e temporale, festività o parodia di un classico del cinema. Totò all’Inferno riassume tutte queste sfere.
Potrà essere spiazzante, ma alla viglia del 2 novembre non possiamo non omaggiare il Principe della Risata, con un’opera assurda nel vero senso del termine. Nel primo film realizzato in coppia con Mastrocinque, Totò sceglie di suicidarsi, affrontando un improbabile viaggio nell’Oltretomba, con tanto di ali da diavolo attaccate alla giacca bianca che indossa. Si tratta, senza ombra di dubbio, di uno dei lavori più ispirati su un piano estetico dell’intero cinema italiano classico: scenografie e costumi (avvalorati dallo splendido Technicolor di Aldo Tonti) sono da mettersi le mani nei capelli. Inoltre, come si può rifiutare la visione di un film di Totò scritto da Lucio Fulci?
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